False malattie, medici conniventi - QdS

False malattie, medici conniventi

Carlo Alberto Tregua

False malattie, medici conniventi

venerdì 14 Febbraio 2020 - 00:00

Dilagano il malcostume e la corruzione fra i pubblici dipendenti. Molti dei quali approfittano della connivenza dei medici per farsi dichiarare ammalati, inabili al lavoro o per ricorrere a quella legge disastrosa, conosciuta da tutti come 104, la quale consente di assistere i congiunti chiedendo alcuni giorni di permesso dal lavoro, per mese.
La questione che rileviamo è di ordine generale e riguarda la mancanza assoluta di controlli effettivi nell’attività dei pubblici dipendenti. Un po’ meno l’attività dei dipendenti privati, perché in questo caso vi sono delle remore che fanno contrarre l’abuso di morbilità.
Perché mancano i controlli trova risposta facile, in quanto chi avrebbe il dovere di controllare e cioè dirigenti e funzionari, non lo fanno perché sono i primi ad abusare delle maglie larghe che vi sono nella Pubblica amministrazione, ove sono quei medici che rilasciano certificati di malattia con leggerezza, colpa e spesso anche con dolo.

Sulle malattie vi è molto da dire, perché la loro labilità non trova confini nella possibilità di controllare con precisione la diagnosi e la prognosi.
Ogni medico si considera indipendente e i suoi colleghi, anche quando rilevano con evidenza l’errore nella diagnosi, si guardano bene dallo smentirla perché vige la regola secondo cui cane non mangia cane.
Lungi da noi voler colpevolizzare tutta la classe medica, tuttavia non possiamo esimerci dal portare all’attenzione dell’opinione pubblica il continuo aumento dell’abuso di malattia che oltre a costituire un reato penale è anche un reato sociale, anche perché crea un riflesso nel funzionamento di tutta la macchina pubblica che così aumenta il suo malfunzionamento, di cui non vi è certamente bisogno.
La questione è grave, ma non seria, sosteneva Ennio Flaiano, perché i dipendenti pubblici – compresi quelli assimilati delle partecipate pubbliche – sono poco meno di quattro milioni.
Gli stessi, anziché dare un decisivo apporto al funzionamento dei relativi servizi, badano più agli affari propri che a quelli dei cittadini. Come dire che perseguono l’interesse privato anziché quello generale. Un bel guaio.
Le false malattie, denunciate dai falsi malati, vengono certificate come vere da medici conniventi, i quali hanno dimenticato il giuramento di Ippocrate ed anche l’articolo 54 della Costituzione, secondo cui “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore…”.
I medici conniventi, non solo non osservano la disciplina della loro fondamentale professione, ma non possono dire certo di essere professionisti d’onore attestando il falso o il quasi falso.
Pensate a quanti dipendenti pubblici, non più sostenuti dallo scudo della famigerata legge 104, dovrebbero lavorare nei giorni in cui prendono una sorta di vacanza.
Intendiamoci, non vogliamo generalizzare, perché vi sono veri bisogni e vere necessità consistenti nell’accudire i congiunti ammalati. Ma qui, in queste note, non intendiamo evidenziare i casi veri, bensì gli abusi che si commettono in loro nome.

Rilevato il problema, bisognerebbe pensare alle soluzioni, che peraltro in parte esistono. Infatti vi sono delle malattie che vengono accertate da collegi multipli e non dal singolo medico. In questo caso è più difficile che la diagnosi venga prescritta violando il codice, anche se in qualche caso fatti del genere ne sono avvenuti, rilevati dalle procure e dagli uomini della polizia giudiziaria.
Certo, i cittadini per bene che pagano tutte le imposte non possono contare solo sull’azione repressiva dei requirenti e dei loro uomini, ma chiedono che vengano immesse nel sistema dei controlli sanitari – soprattutto nei confronti dei dipendenti e dirigenti pubblici – i necessari anticorpi affinché degenerazioni come quelle che leggiamo costantemente nei media, siano contratte e diminuiscano sensibilmente.
Vogliamo concludere dando merito a tutta la classe medica e soprattutto ai medici delle famiglie per il loro pesante lavoro che è quello di mantenere in buona salute tutti i cittadini.

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