Lo spin-off di “Suicide Squad” dedicato ad Harley Quinn - QdS

Lo spin-off di “Suicide Squad” dedicato ad Harley Quinn

Francesco Torre

Lo spin-off di “Suicide Squad” dedicato ad Harley Quinn

giovedì 13 Febbraio 2020 - 00:00
Lo spin-off di “Suicide Squad” dedicato ad Harley Quinn

A differenza di altri protagonisti degli universi Dc e Marvel, Harley Quinn, di cui si celebra "la fantasmagorica rinascita", è tutt’altro che un’eroina solitaria, o una reclusa, ma ha un lato sociale strabordante

BIRDS OF PREY E LA FANTASMAGORICA RINASCITA DI HARLEY QUINN
Regia di Cathy Yan. Con Margot Robbie (Harley Quinn), Ewan McGregor (Black Mask)
Usa 2020, 109’.
Distribuzione: Warner Bros Italia

Diretto da Cathy Yan, il film è uno spin-off di “Suicide Squad” (2016), interamente dedicato alla figura di Harley Quinn, di cui seguiamo l’evoluzione (o involuzione, a seconda del punto di vista) criminale in chiave di emancipazione dal proprio mentore Joker.

Inizia con una sequenza di animazione ad alta velocità, molto coerente con il tono della sceneggiatura, e sembra quindi un peccato che quello spunto visivo venga poi abbandonato. A maggior ragione perché la costruzione del personaggio principale sembra piuttosto debole.

A differenza di altri protagonisti degli universi Dc e Marvel, infatti, Harley Quinn è tutt’altro che un’eroina solitaria, o una reclusa. Il suo lato sociale, anzi, è strabordante, così come il suo stimolo a rivendicare la propria identità. Nonostante ciò, la prima parte del film ce la mostra spesso sola a parlare incessantemente con la macchina da presa, o in casa con i suoi animali di compagnia (un castoro e una iena). L’apparizione nel film di altri personaggi, dunque, sembra proprio un toccasana.

Così, Harley Quinn si unisce a un gruppo di criminali donne per combattere contro il supercattivo di turno, Roman Siones, meglio noto come Black Mask.

Del film rimane oggettivamente poco altro, se non una serie infinita di numeri di violenza attuati da donne contro uomini, un incessante ricorso alla battuta aforistica e l’indicibile sensazione di disordine strutturale, un vuoto confusionale evidentemente voluto e peraltro supportato da un titolo inutilmente lungo e stravagante.

Voto: ☺☻☻☻☻

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