Ars improduttiva, la colpa non è del “Collegato” - QdS

Ars improduttiva, la colpa non è del “Collegato”

Raffaella Pessina

Ars improduttiva, la colpa non è del “Collegato”

giovedì 26 Settembre 2019 - 00:01
Ars improduttiva, la colpa non è del “Collegato”

Micciché irritato da Musumeci ma lo stallo legislativo è un vecchio problema. Josè Marano (M5s) al Qds: “Pianificare meglio l’attività e più sedute d’Aula”

PALERMO – Non basta che la Regione siciliana sia senza soldi e piena di debiti, ora Parlamento e Governo si addossano reciprocamente la responsabilità di una inadeguata informazione sui conti e di una scarsa produzione legislativa.

Il Presidente della Regione Nello Musumeci, nel corso di una conferenza stampa, aveva affermato che l’Ars teneva nel cassetto tanti disegni di legge che invece si potrebbero andrebbero sbloccati. Il Presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché, si è detto “amareggiato” ed ha ribattuto a questi attacchi nel corso della seduta dell’Aula di martedì scorso passando al contrattacco: “Mai in questo Parlamento è stata tenuta nascosta una legge o una iniziativa del governo, qui cassetti non ce ne sono”, ha detto irritato. A respingere le accuse di Musumeci anche Giuseppe Lupo, capogruppo del partito di opposizione, il Pd: “Di fronte alla gravità della situazione finanziaria che si è determinata il governo si limita a chiedere prudenza al Parlamento, è un governo che non governa – ha detto Lupo – Se Musumeci ha deciso di scendere dall’autobus e di fermarsi perché ha capito di essere al capolinea lo dica chiaramente: così non si può andare avanti” .
Che la sessione di bilancio duri ormai da nove mesi e che abbia condizionato pesantemente l’attività legislativa è un dato di fatto ma l’improduttività del Parlamento siciliano è un vecchio problema, per ammissione degli stessi parlamentari che più volte si sono lamentati in Aula.

Lo stallo legislativo non è un’esclusiva della diciassettesima legislatura. Anche durante il Governo Crocetta, nella precedente legislatura, nacquero più volte polemiche sulla evidente improduttività del Parlamento.
Qualche numero: nella passata legislatura sono stati presentati 1.347 ddl e di questi ne sono stati approvati 121 in cinque anni ma molti di questi sono atti finanziari obbligatori, come il bilancio di previsione, il consuntivo e la finanziaria. Nel corso dell’attuale legislatura, i disegni di legge presentati ad oggi sono 608, di cui 537 di iniziativa parlamentare. 28 sono diventati legge nel 2018 e 8 nel 2019, anche in questo caso con una buona percentuale di documenti finanziari.

Ma dove sono i ddl presentati? Si trovano sui tavoli delle commissioni legislative, in attesa di essere esaminati per poi approdare in Aula. Proprio un anno fa, avevamo fotografato la situazione dei ddl fermi nelle commissioni con numeri da capogiro. Nella legislatura attuale, del resto, si è cercato di non ricorrere all’esercizio provvisorio, con la creazione di appendici al bilancio e alla finanziaria, chiamati collegati, che hanno dilatato all’infinito la sessione di bilancio. Di fatto, continuano a restare al palo leggi importanti come quella sui rifiuti, sulla formazione professionale, la legge sulla dirigenza nella burocrazia della Regione. E ancora, si attende la legge sull’urbanistica, sulla riforma dello Iacp, sulle Zes e sulla continuità territoriale.

Sulle tensioni tra Micciché e Musumeci abbiamo sentito la deputata Ars del Movimento Cinquestelle, José Marano: “Questo governo nasce per far diventare bellissima questa terra – ha detto al Qds – invece si ritrova impantanata a farsi i dispetti tra le diverse fazioni politiche, gruppetti che si criticano, si additano e accusano a vicenda, senza pensare che tutti hanno responsabilità”.

“Grave che il Presidente dell’Ars abbia appreso dalla stampa la situazione finanziaria della regione come altrettanto grave è che da gennaio andiamo avanti a discutere di collegati inattuabili – ha aggiunto Marano -. Micciché ha tenuto in ostaggio un Parlamento per mesi e mesi sul collegato e non possiamo accettare di essere attaccati di improduttività quando nemmeno il governo è chiaro nei disegni di legge da loro stessi presentati. Le riforme si devono fare e si possono fare, ci vuole la volontà. Se facessimo Aula qualche volta in più a settimana, e se ci fosse una pianificazione sui progetti, pensando come unici interlocutori i cittadini, si potrebbe lavorare ed essere più produttivi”.

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