Ars, dopo Arata la questione morale infiamma Sala d’Ercole - QdS

Ars, dopo Arata la questione morale infiamma Sala d’Ercole

Raffaella Pessina

Ars, dopo Arata la questione morale infiamma Sala d’Ercole

venerdì 14 Giugno 2019 - 00:03
Ars, dopo Arata la questione morale infiamma Sala d’Ercole

Musumeci: “Orgoglioso dei miei assessori, siamo stati impermeabili. Non confondere giustizia e giustizialismo. Oggi meno accattoni e lobbisti”. E fa l'elenco dei grillini indagati. Il M5s, "Quattro assessori indagati non è normale"

PALERMO – Il dibattito sulla questione morale ha infiammato ieri l’Assemblea regionale siciliana con i Cinquestelle all’attacco del governo: José Marano ha detto che “i cittadini perdono fiducia nella politica e non vanno più a votare” e Stefania Campo ha sottolineato che un sesto dell’Ars e un terzo degli assessori sono sotto inchiesta.

Vincenzo Figuccia dell’Udc ha risposto che quello che doveva essere un leale dibattito si stava trasformando in uno scontro tra fazioni e il presidente dell’Antimafia Claudio Fava, che aveva chiesto il dibattito, ha invitato a una maggiore umiltà affermando che occorre smettere di considerare la politica una diligenza da assaltare e lamentando il sistema di distribuire incarichi a pioggia.

Il presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché, ha ricordato la figura di Gaspare Giudice, “ucciso da un avviso di garanzia” e che peraltro venne assolto, sottolineando la necessità di affrontare il nodo di un sistema “che impiega mesi per fornire autorizzazioni mettendo in difficoltà i cittadini portati a fare pressioni per ottenere quanto invece sarebbe loro dovuto in tempi brevi”.

Ma il grosso scontro è stato quello tra i grillini e Musumeci.

“Tutto quello che c’è attorno a lei sa di fetido – ha detto al governatore Antonio De Luca (M5s) – e non possiamo non ricordare che lei faceva finta di non sentire che i candidati delle liste che l’appoggiavano erano impresentabili. Lei diceva che non si sarebbe fatto tirare la giacchetta. Lei si è venduto la giacchetta insieme alla dignità”.

“Siamo tutti onesti in quest’Aula, ma non ce n’è uno che lo sia più di me – ha esordito Musumeci – e chi fa politica deve essere garantista per necessità, lo impone lo stesso esercizio della politica”.

Musumeci ha parlato dell’uso politico della giustizia: “Quanti politici negli ultimi anni hanno pagato a caro prezzo questo delirio?” Ed ha ripercorso la sua storia politica e quella di quanti sono rimasti invischiati nelle maglie della giustizia e poi assolti, ma con la propria credibilità azzerata”.

“Io – ha aggiunto – sono orgoglioso della squadra dei miei assessori e assumo per intero il peso delle loro responsabilità politiche. Nessuno pensi che io sia qui per cambiare gli assessori: Arata voleva un impianto privato, la Regione siciliana ha invece finanziato un impianto pubblico. Dove erano state richieste attenzioni particolari sono state ricevute risposte negative. Siamo stati impermeabili in questo governo, ed è un valore. Ci costituiremo contro i funzionari infedeli, sappiano che non lavoreranno più nella pubblica amministrazione”.

“Fino a pochi anni fa – ha poi ricordato il Governatore – i corridoi di tutti gli assessorati erano affollati di traffichini, accattoni e lobbisti. Persino gli uffici di gabinetto consentivano ai galoppini di fiducia di vigilare e poi riferire al politico che li aveva segnalati all’assessore di turno. Ora questa prassi è meno presente. Gli agricoltori sanno che per estirpare la gramigna non basta una sola stagione. E’ presente però la pratica dei lobbisti negli assessorati, gli ultimi fatti di cronaca lo dimostrano. Nel vuoto del nostro ordinamento il traffico di influenza finisce per diventare un reato omnibus”.

Musumeci ha poi risposto direttamente ai grillini: “In quest’aula gli avvisi di garanzia hanno interessato tutti i gruppi politici, compreso il M5s, e nessuno si è mai alzato dai banchi del centrodestra o del centrosinistra per puntare l’indice contro quelle persone: nessuno”.

Quindi il monito, rivolgendosi ai banchi dei parlamentari del M5s: “Non si confonda la giustizia col giustizialismo, come qualcuno questa sera ha tentato di fare. Il giustizialismo è la peggiore arma in mano di chi vuole distruggere l’avversario politico. Ha ragione il sindaco di Roma Virginia Raggi, evitiamo di trasformare l’avviso di garanzia in un manganello”.

“Ha talmente ragione la grillina Raggi – ha aggiunto – che da sindaco della Capitale d’Italia ha ritenuto di non dimettersi, nè quando ha ricevuto l’avviso di garanzia nè quando è stata rinviata a giudizio: ha fatto bene. Perché siamo all’uso politico della giustizia”.

Musumeci ha quindi fatto un elenco di grillini indagati e anche i nomi di politici che dopo gli avvisi di garanzia sono stati del tutto scagionati dalle accuse.

Ma al termine del dibattito nel Palazzo dei Normanni, Francesco Cappello, capogruppo del M5S all’Ars, ha affermato: “Quattro assessori regionali, due presidenti di commissione e quasi un quarto di deputati dell’Ars indagati? Ci dispiace, ma se questo per Musumeci e gli altri partiti è normale, per noi non lo è, e non potrà mai esserlo”.

“Giustizia e giustizialismo – ha aggiunto Cappello – non vanno assolutamente confusi? Siamo d’accordo. Ma non si può sempre e comunque aspettare il terzo grado di giudizio, specie quando si è colpiti da capi d’accusa molto gravi e si occupano posti di grande responsabilità. Savona, ad esempio, continua a dirigere la commissione più importante del Parlamento, tra il silenzio generale, pur essendo accusato di truffa. Ci dispiace non possiamo accettarlo”.

“Musumeci – ha concluso Cappello – deve pure fare pace con se stesso. Ci spieghi come si possano aspettare i tempi della giustizia, come ha affermato, quando dice che la politica deve anticipare la magistratura”.

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