Beni confiscati alla mafia, i Sindacati, “Serve tavolo sul riuso” - QdS

Beni confiscati alla mafia, i Sindacati, “Serve tavolo sul riuso”

Raffaella Pessina

Beni confiscati alla mafia, i Sindacati, “Serve tavolo sul riuso”

giovedì 03 Dicembre 2020 - 00:00
Beni confiscati alla mafia, i Sindacati, “Serve tavolo sul riuso”

Cgil, Cisl e Uil, facendo riferimento al sequestro dell'ingente patrimonio del costruttore Zummo, “Riaccendere i riflettori sul delicato tema della gestione”. L’iter troppo lungo finisce per penalizzare anche i lavoratori

PALERMO – I sindacati scendono in campo per tutelare i lavoratori delle società sottoposte a sequestro dall’autorità giudiziaria.
Un fenomeno di cui non si conosce la portata, secondo quanto dicono gli stessi sindacati e per questo la Cgil sollecita al prefetto e all’Agenzia nazionale per i beni confiscati la costituzione di un tavolo per monitorare la condizione dei lavoratori rimasti senza lavoro e il riuso dei beni a fini sociali.

La confisca del patrimonio del costruttore Francesco Zummo – hanno detto il segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo e il segretario generale Fillea Cgil Palermo Piero Ceraulo – impone di riaccendere i riflettori su un tema delicato come la gestione e l’utilizzo dei beni confiscati e il futuro dei lavoratori delle società oggetto del provvedimento dei giudici”.

“In riferimento al patrimonio del costruttore Zummo, sul quale aveva iniziato a indagare il giudice Falcone, riscontriamo un iter particolarmente lungo – hanno aggiunto i sindacalisti – che ha determinato una lentezza da parte della magistratura sulla confisca definitiva. L’allarme che lanciamo è che già col sequestro molte aziende non garantiscono la continuità occupazionale e produttiva. Oggi l’unica società edile del sequestro Zummo che risulta attiva è la Gitec Gruppo Imprenditoriale spa, con 8 lavoratori impiegati. Altre, probabilmente, sono state state messe in liquidazione o fallite”.

La preoccupazione del sindacato è conoscere la condizione dei lavoratori dispersi dopo i sequestri. Non è stato mai possibile fare un elenco dei lavoratori delle società in amministrazione giudiziaria. “spesso le informazioni – ha spiegato la Cgil – restavano chiuse nelle stanze. La portata del fenomeno sfugge, la cifra di quanti siano i lavoratori messi alla porta dalle aziende sequestrate e confiscate e senza più un futuro non si conosce”.

Ceraulo e Ridulfo denunciano che dopo ben venti anni dal sequestro dell’Ati Group del gruppo Aiello di Bagheria, i 120 lavoratori edili sono rimasti disoccupati, in attesa di raggiungere l’età pensionabile. “Non abbiamo contezza di quanti in totale abbiano perso il lavoro in questi anni – hanno detto -. Più volte abbiamo scritto all’Agenzia e al prefetto. Sarebbe opportuno un monitoraggio completo delle aziende confiscate, argomento sul quale sia il nuovo prefetto che l’Agenzia nazionale hanno mostrato segnali di apertura”.

Ma insieme al futuro dei lavoratori, vi è il tema degli ingenti patrimoni immobiliari che, attraverso la riqualificazione, potrebbero rappresentare una opportunità preziosa in risposta alle emergenze infrastrutturali, diventando abitazioni, scuole e, in periodo Covid, presidi sanitari.

Secondo i sindacati si potrebbe innescare un meccanismo virtuoso in favore del riuso sociale, aprendo nuovi cantieri per sopperire ad esempio alla mancanza di aule scolastiche utilizzando come manovalanza le centinaia di disoccupati edili.

Del resto in questa direzione va la legge n. 132 del dicembre 2018 (il cosiddetto decreto Sicurezza) in cui sono contenuti diversi articoli che riguardano i beni confiscati alla criminalità organizzata. Nella legge si prevede il trasferimento dei beni confiscati anche alle Città metropolitane e la destinazione degli immobili confiscati per incrementare l’offerta di alloggi da cedere in locazione a soggetti in particolare condizione di disagio economico e sociale.

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