Biga ritrovata, la Sovrintendente, "Era Ottocentesca" - QdS

Biga ritrovata, la Sovrintendente, “Era Ottocentesca”

redazione

Biga ritrovata, la Sovrintendente, “Era Ottocentesca”

sabato 19 Ottobre 2019 - 15:12
Biga ritrovata, la Sovrintendente, “Era Ottocentesca”

Secondo l'archeologa catanese Rosalba Panvini non verrebbe da uno scavo di Morgantina ma sarebbe soltanto "una riproduzione ben fatta" di un'opera d'età classica. La biga stava per essere venduta a un tedesco per due milioni di euro

I Carabinieri, con una complessa operazione con diciassette arresti, tra carcere e domiciliari, così come abbiamo scritto ieri, avevano finalmente svelato alcuni dei misteri sulla cosiddetta Biga di Morgantina, struttura in bronzo a dimensioni naturali e del peso di oltre una tonnellata.

Ma altri misteri, come la sua reale provenienza, non erano stati ancora chiariti.

E oggi la Sovrintendente ai Beni culturali di Catania, Rosalba Panvini, archeologa, ha svelato che il gruppo scultoreo rubato nel giugno 2017 dal tetto della Cappella Sollima, nel cimitero di Catania, con l’ausilio di un elicottero, in verità non proviene dall’area archeologica situata nel territorio di Aidone (Enna) e non è stata realizzata 2.500 anni fa, ma poco più di un secolo addietro.

“Si tratta – ha detto la Sovrintendente Panvini – di un’opera di fine Ottocento o dei primi del Novecento. Una riproduzione ben fatta, ma non risale certo all’età classica”.

“Da un esame accurato – ha aggiunto – si potrebbe vedere se c’è impresso un marchio di fabbrica e risalire a chi l’ha realizzata. Ma dovrà essere la magistratura a stabilire come procedere”.

Quel che è divertente è che la biga stava per essere venduta dalla banda di ladri d’arte a un collezionista tedesco per una cifra vicina ai due milioni di euro.

Il furto della biga bronzea dalla cappella Sollima, scoperta nell’ottobre del 2017, aveva fatto scalpore a Catania e della sua scomparsa si era occupata persino la trasmissione della Rai “Chi l’ha visto?”.

Le vicende della biga sono sempre state avvolte da un alone di mistero. Secondo quella che si è rivelata una leggenda, sarebbe stata trovata nel suo terreno dell’Ennese da un possidente. Quando la figlia di quest’ultimo, sposata a un importate mercante d’arte di Catania, morì di parto, il marito fece erigere in suo onore una monumentale cappella, ponendovi sopra la biga.

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