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Governo, consultazioni. E venne il giorno di Pd e M5s

redazione

Governo, consultazioni. E venne il giorno di Pd e M5s

giovedì 22 Agosto 2019 - 10:08
Governo, consultazioni. E venne il giorno di Pd e M5s

In mattinata i dem, che con un odg votato all'unanimità hanno accettato l'idea di trattare con il Movimento, nel pomeriggio i pentastellati. Il presidente Mattarella ha adesso un primo quadro sui possibili sbocchi della crisi

Si sono concluse le consultazioni del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Quirinale.

Al Colle oggi sono sfilate le forze politiche più consistenti: alle 10 Fratolli d’Italia, quindi alle 11 e alle 12, rispettivamente, Pd e Forza Italia.

Nel pomeriggio, alle 16 e alle 17, Lega e M5S.

Gli ultimi ad incontrare il capo dello Stato sono stati i 5 Stelle.

“Svolgerò nuove consultazioni che inizieranno nella giornata di martedì prossimo per trarre le conclusioni e assumere le decisioni necessarie” ha detto il presidente Mattarella.

“Sono possibili – ha aggiunto – solo governi che ottengono la fiducia del Parlamento con accordi dei gruppi su un programma per governare il Paese, in mancanza di queste condizioni la strada è quella delle elezioni. Mi è stato comunicato che sono state avviate iniziative tra partiti. Ho il dovere di richiedere decisioni sollecite”.

Intanto la trattativa tra M5s e Pd per tentare di formare un nuovo governo è nel vivo: l’assemblea dei gruppi M5S ha dato mandato per acclamazione al capo politico Luigi Di Maio e ai capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva a incontrare la delegazione dem.

Nel corso della giornata, ovviamente, gli occhi erano puntati sulle delegazioni del Pd e del M5s e, a giudicare dalle dichiarazioni, le posizioni non sono distanti.

“Abbiamo manifestato al presidente della Repubblica la disponibilità a verificare la formazione diversa maggioranza e l’avvio di una fase politica nuova e un governo nel segno della discontinuità politica e programmatica”, ha detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti al termine dell’incontro con Mattarella.

“Non un governo a qualsiasi costo: serve un governo di svolta, alternativo alle destre, con un programma nuovo, solido, una ampia base parlamentare e ridia una speranza agli italiani. Se non dovessero esistere queste condizioni, tutte da verificare, lo sbocco naturale della crisi sono nuove elezioni anticipate alle quali il Pd è pronto”.

Il Pd ritiene “utile” provare a costituire un “governo di svolta” per il quale “abbiamo indicato i primi non negoziabili principi”: primo tra tutti la riconferma della “vocazione europeista” dell’Italia.

E al termine delle consultazioni con il presidente Mattarella Luigi Di Maio ha detto anche lui che “Sono state avviate tutte le interlocuzioni per avere una maggioranza solida che voglia convergere sui punti indicati. Noi non lasciamo affondare la nave, che a pagare siano gli italiani”.

Rispetto alla precedente maggioranza, Di Maio ha aggiunto: “L’esperienza di governo ha segnato il Movimento. Si basava sulla sottoscrizione di un contratto, sulla lealtà tra forze politiche, che è stata minata da una rottura unilaterale”.

Insomma, con i cinque punti fissati ieri e altri aggiustamenti, l’asse Pd-M5s potrebbe formarsi.

Certo, il passo indietro sui cosiddetti “Decreti sicurezza” è imprescindibile, come ha sottolineato il dem Andrea Orlando, auspicando “un cambio radicale di politica su questi temi”.

Quanto al taglio dei parlamentari il Pd non ha posto veti, ma ha affermato “che va fatto con un quadro di bilanciamento, a partire anche dall’aggiustamento della legge elettorale”.

Quindi, riguardo l’approvazione definitiva della legge, “quantomeno non farlo subito – ha aggiunto – ma vedere quali sono gli altri interventi di accompagnamento”.

Il presidente Mattarella ha dunque ormai un primo quadro sui possibili sbocchi della crisi, vale a dire se si possa arrivare a un nuovo governo, come sembrerebbe, o se invece siano inevitabili scioglimento delle Camere ed elezioni anticipate.

Se dovesse profilarsi l’ipotesi concreta di una trattativa propedeutica alla formazione di un governo con una solida base parlamentare e programmatica, il capo dello Stato potrebbe concedere alle forze politiche che abbiano manifestato questa intenzione qualche giorno di tempo per verificare se il dialogo possa realmente avere un seguito positivo.

Tempi brevi, comunque.

Al massimo tra lunedì e martedì potrebbe quindi essere programmato un nuovo rapido giro di consultazioni per consentire a Mattarella di capire se c’è la possibilità di conferire l’incarico di formare un nuovo governo o se invece il tentativo si è rivelato vano e quindi le elezioni anticipate sono l’unica strada percorribile.

Una svolta è venuta con l’odg approvato dalla Direzione Pd stamattina e che ha messo i dem ufficialmente nella trattativa.

Un voto all’unanimità. Non succedeva dal 2013 e in Direzione ci sono posizioni diverse: dagli ultratrattativisti agli scettici, tra i quali viene iscritto (dai renziani) anche Zingaretti.

Per trovare una quadra il tempo non è tanto. Dal Quirinale è arrivato forte e chiaro il messaggio che i tempi per una soluzione alla crisi saranno stretti e non si avalleranno soluzioni pasticciate. Ma per i ‘trattativisti’ il timing serrato del Colle potrebbe anche essere un vantaggio per stringere l’accordo. “Una volta individuato un programma e un nome condiviso per palazzo Chigi, siamo certi che Mattarella ci darebbe un po’ di tempo per la squadra di governo”.

Una squadra che dovrebbe essere composta da personalità di partito: la quota M5S e quella Pd articolata tra zingarettiani e renziani.

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