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Corinaldo, sei condanne per la strage in discoteca

redazione

Corinaldo, sei condanne per la strage in discoteca

giovedì 30 Luglio 2020 - 16:38
Corinaldo, sei condanne per la strage in discoteca

Pene dai 10 ai 12 anni per la banda dello spray che entrò in azione nella discoteca "Lanterna Azzurra" dove morirono cinque adolescenti e una madre di 39 anni. Pene ridotte perché non è stata riconosciuta l'associazione a delinquere.I familiari delle vittime: “Giustizia a meta”

Sei condanne a pene comprese tra i 10 e i 12 anni e quattro mesi di carcere per la “banda dello spray”, giovani del Modenese che entrarono in azione la sera tra il 7 e l’8 dicembre 2018 nella discoteca “Lanterna Azzurra” di Corinaldo per commettere furti con strappo utilizzando spray al peperoncino: cinque adolescenti e una madre 39enne morirono nella calca. La sentenza è stata emessa in abbreviato dal gup Paola Moscaroli.

Confermati l’omicidio preterintenzionale, rapine, furti con strappo e lesioni personali. Cade l’accusa associativa. Le pena più alta a Ugo Di Puorto e Raffaele Mormone (12 anni e 4 mesi). Queste le altre condanne: 11 anni e 6 mesi ad Andrea Cavallari, 11 anni e 2 mesi a Moez Akari, 10 anni e 11 mesi a Souhaib Haddada e 10 anni e 5 mesi a Badr Amouiyah. La Procura aveva chiesto pene comprese tra 16 e 18 anni di carcere ma l’accusa di associazione per delinquere non è stata riconosciuta contrariamente, invece, a quelle di omicidio preterintenzionale, rapine, furti con strappo e lesioni personali.

Non è stata riconosciuta l’associazione a delinquere: “Siamo delusi – ha detto uscendo dall’aula il fratello di Benedetta Vitali – non ci aspettavamo questa decisione, siamo amareggiati. Aspettiamo l’altro processo”.

“Ai miei figli, che sono piccoli, racconterò che giustizia è stata fatta a metà”. Ha commentato Paolo Curi, marito di Eleonora Girolimini, la mamma 39enne morta nella strage.

“Ora aspettiamo il prossimo processo – ha continuato – lì sono molto, molto più colpevoli di questi imputati, perché se non avessero riaperto quella discoteca mia moglie sarebbe ancora viva. Questi ragazzi hanno fatto lo stesso anche altrove e mai è morto nessuno. Io ero lì dentro, si respirava un’aria di non sicurezza al 200%, era sovraffollata all’inverosimile e la tragedia poteva nascere da una bomboletta, da una rissa, da qualsiasi cosa. I gestori, i proprietari,chi ha riaperto la discoteca tanto fatiscente: sono loro i responsabili. In aula oggi ho visto ragazzi tranquilli come se non si fossero resi conto. Non credo capiranno mai, questi sono giovani criminali”.

“Si tratta di una sentenza importante, l’impianto accusatorio ha retto, a prescindere dal non riconoscimento dell’associazione per delinquere – ha commentato l’avvocato Cristian Piccioli, legale della famiglia di Asia Nasoni, morta a 14 anni nella strage -. Come parte civile riteniamo però che questo sia solo il primo tempo ora arriva il secondo sulla sicurezza del locale e che coinvolge istituzioni, il gestore del locale, i proprietari. Ma una parte di giustizia è stata fatta”.

“Soddisfatti è una parola grossa – ha sottolineato l’avvocato Luca Pancotti, legale della famiglia di una delle vittime, la 14enne Emma Fabini – e forse impropria in questo contesto perché tanto nulla potrà avere un valore restitutorio. Siamo soddisfatti però per una cosa: la Procura e noi difensori della parte civile avevamo prospettato una ipotesi accusatoria, cioè che pur non esaurendo tutto il novero delle responsabilità, perché altre ce ne saranno da accertare, l’azione di questi ragazzi ha concorso a causare questa strage, ed è stato un apporto pieno, non solo una occasione causale. Questa tesi è stata recepita dal Tribunale, l’importante era che il fatto fosse ricostruito correttamente”.

Dopo la condanna è arrivato anche il commento dell’avvocato di uno degli imputati, Souhaib Haddada. “Intanto il primo successo è stato aver fatto saltare l’associazione per delinquere perché ora in appello avremo molto più spazio per contestare il concorso – ha detto il legale Dario Marchiò -. La riduzione della pena è abbastanza consolatoria però non tanto per il fatto che il mio assistito è estraneo al tumulto che è successo e fa fatica a pensare di aver avuto la stessa condanna degli altri. Aspettiamo ora le motivazioni e vedremo”.

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