Coronavirus, "assalto ai forni" a Palermo, situazione esplosiva - QdS

Coronavirus, “assalto ai forni” a Palermo, situazione esplosiva

redazione web

Coronavirus, “assalto ai forni” a Palermo, situazione esplosiva

venerdì 27 Marzo 2020 - 06:58
Coronavirus, “assalto ai forni” a Palermo, situazione esplosiva

La disperazione su Fb: "il tre aprile la guerra". Intanto in venti riempiono i carrelli e non vogliono pagare. Il furto di 840 miliardi del Nord al Sud e la tragedia della disoccupazione. In mille accettano l'assistenza alimentare del Comune

I “Promessi sposi” torna d’attualità per quel che riguarda l’emergenza coronavirus: dopo la citazione del premier Giuseppe Conte sul senno di poi che riempie le fosse – riferito, ovviamente, agli show del leghista Matteo Salvini -, ieri a Palermo si è verificato qualcosa di simile all’assalto ai forni descritto da Alessandro Manzoni parlando della peste.

Ma stavolta il tam tam ha corso sui social, con l’apertura di un gruppo Facebook, “Noi”, al quale, nel giro di 24 ore gli iscritti sono diventati 585, soprattutto palermitani.

Un gruppo in cui s’inneggia alla rivolta: “Basta stare a casa, dobbiamo mangiare”.

“Recupereresti lo que nos quitas”, ossia quel che ci tolgono, è lo slogan della pagina Fb, mentre alcuni di loro si organizzano attraverso delle chat.

C’è chi dice: “Chi per giorno tre aprile è pronto alla guerra lo scriva qui sotto e facciamo gruppo”, “dobbiamo rompere tutti i supermercati e se vengono gli sbirri…”.

E ancora: “Per farci sentire dobbiamo razziare i supermercati, come fanno in Siria e in Spagna, la protesta vera e propria è questa, così capiscono a cosa siamo arrivati”.

E un altro: “Allora ragazzi avevo detto ieri sera, il problema c’è da subito: i bambini devono mangiare”.

Nel profilo ci sono post sui “gilet gialli” che aggirano i divieti in Francia. In molti ci mettono la faccia, pubblicando video in cui sollecitano la rivolta sociale, mostrando anche i volti dei propri figli piccoli.

Venti persone assaltano il supermercato Lidl

Dai social alla realtà il passo è brevissimo. E così ieri sera, a Palermo, una ventina di persone ha assaltato il supermercato Lidl in viale Regione siciliana, tra i più grandi e i più frequentati della città.

Sono entrati, hanno riempito i carrelli di generi alimentari, e raggiunte le casse hanno cercato di forzarle: “Non abbiamo soldi, non vogliamo pagare”.

Gli impiegati del market hanno chiamato polizia e carabinieri, mentre all’esterno tra la gente in fila, a distanza di un metro come impongono le regole anti Covid-19, è scoppiato il panico.

Per diverse ore è stato il caos. In città si è sparsa la voce di furgoni che trasportavano derrate alimentari rapinati da bande.

Nel gruppo Aleandro ha scritto: “Io non aspetto aprile, sono senza un euro, la mia famiglia deve mangiare. Perciò senza fare le pecore, scendiamo in piazza e pretendiamo i nostri diritti. Non facciamo chiacchiere, che fanno acidità. Chi fa la pecora e non scende in piazza, per me fa parte dello Stato, senza offesa per nessuno”.

Intanto sorgono altri gruppi su Fb di persone che dicono di essere esasperate e c’è chi invita a fare fronte comune perché “se ci uniamo siamo di più, si chiama rivoluzione nazionale”.

A Palermo situazione esplosiva

A Palermo ormai la situazione è esplosiva, l’esasperazione è alle stelle.

“A casa ci possono stare quelli che hanno lo stipendio fisso, se noi dobbiamo stare chiusi lo Stato ci deve portare il cibo e deve pagare gli affitti, non siamo Cristiano Ronaldo: qui tre quarti di italiani lavora in nero. Ribellatevi”, urla Luky in un video.

La tragedia della disoccupazione dietro la rivolta

La situazione, come dimostra la nostra inchiesta, in Sicilia è esplosiva.

L’Ufficio studi e ricerche statistiche del Comune di Palermo ha elaborato un fascicolo di statistica flash dedicato all’analisi del mercato del lavoro a Palermo nel 2019, che si è chiuso con un numero di occupati leggermente inferiore rispetto all’anno precedente: 184 mila, l0 0,5 per cento in meno: nel 2018 erano 185 mila.

Le persone inattive sono invece diminuite di 5 mila unità (-2,2%).

Rispetto al 2009, quando gli occupati erano 214 mila, il calo è del 14%.

Nel confronto con le altre grandi città, si nota la netta contrapposizione fra centro-nord, con tassi di occupazione che vanno dal 63,9% di Genova al 74,8% di Bologna, e le città del mezzogiorno, con tassi di occupazione dal 34,7% di Messina al 53,2% di Bari, quest’ultima tende sempre più ad avvicinarsi ai valori delle Città del Centro-Nord).

Il furto di 840 miliardi al Sud come causa

Il recente furto certificato dall’Eurispes di 840 miliardi al Sud non è estraneo al fatto che le tre grandi Città siciliane sono, insieme a Napoli, agli ultimi posti della classifica: Catania 42,5%, Palermo 41,2%, e Messina 34,7%. A livello nazionale, il tasso di occupazione nel 2019 è risultato pari al 59%, in Sicilia al 41,1% e in provincia di Palermo al 39,6%.

E a Palermo i disoccupati sono aumentati: da 39 mila nel 2018 a 40 mila nel 2019, con un incremento dell’1,6%. Rispetto al 2009, quando i disoccupati erano 37 mila, si registra invece un incremento del 5,9%.

Il tasso di disoccupazione di Palermo è, fra tutte le grandi città, il quarto valore più elevato, dopo Messina, Napoli e Catania, anche se i tassi di queste ultime Città sono sensibilmente più elevati rispetto a Palermo: Messina 39,4%, Napoli 29,9% e Catania 23,9%. A livello nazionale, il tasso di disoccupazione nel 2019 è risultato pari al 10%, in Sicilia al 20% e in provincia di Palermo al 19,1%.

Poco lavoro e tutto in nero

Secondo un recente studio della Cgil, a Palermo e provincia un lavoratore su tre è in nero. Il divieto a uscire di casa per fermare i contagi ha svuotato la città. E così chi vive vendendo il pane per strada, chi finora ha guadagnato con la frutta e la verdura nelle bancarelle dei mercati tradizionali o in quelli rionali da due settimane non incassa più un euro. Sul gruppo “Noi” Salvatore fa il suo appello: “Qui non ci deve essere nessuna rivalità di quartiere: Ballarò, Zen, Sperone, Cardillo, Villaggio Santa Rosalia (zone popolari). Dobbiamo essere uniti, e buttare le corna a terra a questi perché se aspettiamo via Libertà e viale Strasburgo (strade di zone benestanti della città)… a me non mi interessa dei domiciliari, io sono in prima fila. O vinciamo tutti o perdiamo tutti”. (ANSA).
APE/ S45 QBKS

Palermo, assistenza alimentare a mille famiglie

Già mille famiglie hanno chiesto di accedere al sistema di assistenza alimentare che il Comune sta approntando in collaborazione con Caritas, Associazione Banco Alimentare e Banco delle Opere di carità.

Le famiglie hanno contattato le rispettive Circoscrizioni di residenza. Da oggi, mentre proseguirà la possibilità di richiedere di accedere a questa forma di assistenza, inizieranno le verifiche per accertarsi che gli stessi nuclei familiari non siano già fruitori di assistenza o che la domanda non sia stata presentata più volte.

Al momento, si è deciso che le due associazioni Banco Alimentare e Banco delle Opere di carità si occupino dei cittadini che non hanno problemi di isolamento in quarantena mentre la Caritas si occuperà delle famiglie in quarantena.

Un servizio ad hoc si sta organizzando per le persone sole non autosufficienti.

Un commento

  1. Roberto T. ha detto:

    Un quarto della popolazione Italiana lavora in nero, è assodato, non sono tutti fortunati come gli appartenenti alla casta degli “apparati statali”, quelli si cuccano lo stipendio standosene spaparazzati sui divani a bere birra guardando le pay-tv, occorre quindi che lo “stato” velocemente, metta mano al portafogli e dia la possibilità alla sua gente di MANGIARE! L’Esercito deve organizzarsi velocemente per fornire generi di prima necessità ma solo alle persone che non hanno un lavoro stabile, il controllo si può fare in pochi secondi. Gli episodi di Palermo sono da condannare, ma sappiate che affamare il popolo è sempre molto pericoloso e può sfociare in una guerra civile. La gente del Sud è stanca di essere sempre considerata come minus habens, allora al lavoro per aiutare chi chiede semplicemente DA MANGIARE, io sarei uno di quelli!

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