Coronavirus, Commissione d'inchiesta sulla Sanità lombarda - QdS

Coronavirus, Commissione d’inchiesta sulla Sanità lombarda

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Coronavirus, Commissione d’inchiesta sulla Sanità lombarda

sabato 23 Maggio 2020 - 07:20
Coronavirus, Commissione d’inchiesta sulla Sanità lombarda

La chiede la ministro Teresa Bellanova. E il ministro per le Regioni aggiunge, "discutere su sistema sanitario lombardo non è lesa maestà". Intanto il presidente Fontana, cerca di difendersi, ma le firme per il commissariamento sono ottantaduemila

“Credo che sia sotto gli occhi di tutti: la Sanità in Lombardia non ha brillato in questa emergenza Coronavirus”.

Lo ha detto in tv la ministro Teresa Bellanova

“Ora – ha aggiunto Bellanova – non dobbiamo però arrivare allo scontro, ma bisogna fare squadra e dotare il Parlamento di una Commissione di inchiesta per capire i punti di debolezza che ci sono stati”.

“E questo – ha spiegato la ministro -, perché temo che con il problema legato al Coronavirus continueremo a fare i conti per molto tempo e non possiamo avere un sistema che porta i medici a scegliere chi deve vivere e chi no. Perché scegliere tra un giovane e un anziano è un’umiliazione del genere umano”.

Boccia, “discutere su sistema sanitario lombardo non è lesa maestà”

Intanto il ministro per i rapporti con le regioni Francesco Boccia ha sottolineato che, in televisione, ha detto che la responsabilità delle falle della Sanità lombarda “non sono di un singolo ma di un sistema”.

“Mettere in discussione le caratteristiche di quel sistema – ha aggiunto – non è lesa maestà, ma è semplicemente una valutazione che secondo me lo stesso Fontana vorrà fare. E se il presidente lombardo Fontana vorrà l’aiuto dello Stato, questo ci sarà”.

Abbiamo il dovere di mettere in sicurezza la Lombardia

“Noi – ha spiegato Boccia – abbiamo il dovere di mettere in sicurezza la Lombardia, poi ci sarà il momento della valutazione di che cosa è stata questa gestione, in tutte le regioni, non solo in Lombardia e ciascuno risponderà politicamente degli errori e otterrà il consenso anche in funzione della fiducia”.

“In Lombardia – ha aggiunto il ministro – ci sono operatori sanitari straordinari nella rete territoriale pubblica, ma sono pochi. Quella rete era fragile”.

Le ottantaduemila firme per il commissariamento nella petizione on line

Il problema è come siano stati gestiti questi operatori sanitari straordinari. Non certo al meglio se ha già superato le ottantaduemila firme la petizione on line proposta da Milano 2030 e che denuncia le scelte della Giunta lombarda indicandola come responsabile del “gravissimo impatto del covid1-9 in Lombardia” e chiedendo “la nomina di un commissario ad acta per la sanità regionale”.

“La frammentazione dell’assistenza territoriale – si legge nella petizione -, la decisione di trasferire i malati di Covid19 nelle Rsa, lo scarso coinvolgimento della sanità privata lasciata libera di scegliere se e come collaborare, le cifre, esigue ai limiti del ridicolo, del bilancio regionale destinate alla gestione dell’emergenza, fanno della Lombardia l’area del mondo con il più alto tasso di casi e di decessi, con un prezzo gravissimo per il personale sanitario, i medici di base e gli ospiti delle residenze assistite.

Maroni e la distruzione della Sanità lombarda

Nei giorni scorsi a puntare l’indice contro la Lega Nord e in particolare contro Roberto Maroni per la “distruzione” della Sanità Lombarda era stato l’ex presidente della regione Roberto Formigoni, peraltro condannato in via definitiva a cinque anni e dieci mesi per corruzione nel processo per il crac delle fondazioni Maugeri e San Raffaele, ospedali di Milano.

Quel che è innegabile è che per la Sanità Lombarda l’Italia abbia speso più che per qualunque altra regione. E il flop alla prova del coronavirus fa rabbia anche per questo.

Fontana: “Regione Lombardia non ha fatto errori”

Ma il presidente leghista della Lombardia Attilio Fontana ha respinto ogni accusa dichiarando a un quotidiano che la mancata istituzione di una zona rossa nei Comuni di Nembro e Alzano Lombardo è stato uno sbaglio “che non può essermi contestato” perché competeva allo Stato.

E l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, “ha sbagliato” a sostenere che la Regione avrebbe potuto istituirla.

“Esiste – ha detto Fontana – una valutazione giuridica di Sabino Cassese, che parla di iniziativa nelle mani del governo e quest’impostazione è stata confermata dalla direttiva del ministro dell’Interno ai prefetti”.

In realtà le “zone rosse” sono state istituite dai governatori in diverse regioni italiane, compresa la Sicilia.

Scaricabarile di Fontana anche sulle forniture di mascherine, tamponi e reagenti che “sono competenza esclusiva dello Stato: noi abbiamo chiesto dal primo giorno i presidi di sicurezza, il governo ha cercato e non ha trovato”.

Anche in questo caso altre regioni hanno fatto diversamente.

Fontana respinge le accuse anche sulle Rsa

Fontana afferma che non vi è stato alcun errore neppure nell’ordinanza regionale che chiedeva il trasferimento di pazienti con coronavirus nelle Residenze sanitarie assistite.

“Alla nostra richiesta hanno aderito solo 15 strutture sulle 708 che ci sono in Lombardia. E ormai è noto che i test sul sangue, eseguiti con l’Avis, raccontano come il virus circolasse già a gennaio. In ogni caso, se c’era un protocollo preciso per le Rsa, dove abbiamo sbagliato?”.

E sul trasferimento al Pio Albergo Trivulzio di persone dimesse dall’ospedale di Sesto San Giovanni Fontana ha detto che “è una grossa struttura e questi degenti sono andati in uno dei tanti reparti”.

Fontana, sbagli solo dagli altri

Sugli errori commessi al Trivulzio Fontana ha sottolineato che “delle commissioni regionale e comunale fanno parte ex magistrati come Giovanni Canzio e Gherardo Colombo, aspetto l’esito della loro inchiesta”.

Quanto poi all’allestimento dell’ospedale Covid nella Fiera di Milano, sulla quale, dopo una circostanziata denuncia, la Procura di Milano ha aperto un’inchiesta, Fontana ha affermato: “La nostra unità di crisi sostenne che serviva trovare una soluzione, avevamo un medico in lacrime che diceva ‘Presto finiranno i posti in terapia intensiva’”. E ha ricordato che, almeno in parte, “è stato realizzato con fondi donati dai privati”.

Venticinque pazienti nell’ospedale da venti milioni

E ha commentato: “nonostante la Germania abbia sei volte i nostri posti in terapia intensiva, Berlino ha organizzato un ospedale simile: saranno scemi anche loro?”.

Il problema è che l’ospedale, costato finora quasi venti milioni di euro, ha in tutto venticinque pazienti.

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