Coronavirus e smart working, svolta “obbligatoria” della Pa - QdS

Coronavirus e smart working, svolta “obbligatoria” della Pa

Ivana Zimbone

Coronavirus e smart working, svolta “obbligatoria” della Pa

giovedì 12 Marzo 2020 - 12:00
Coronavirus e smart working, svolta “obbligatoria” della Pa

Molte mansioni dell'Agenzia potrebbero essere eseguite da remoto. Dopo il via dei dirigenti, mancano i computer. Di Pisa, Uilpa Entrate, “Oggi ipotesi rivalutata. Quando l'abbiamo proposto, due anni fa, nessuno ci ha ascoltati”

CATANIA – Lo smartworking è un prezioso strumento per lo Stato, le aziende, i lavoratori. Se l’Unione europea e i sindacati lo promuovono da anni, la pubblica amministrazione ha atteso il Coronavirus per considerarlo. All’Agenzia delle Entrate, su pressante richiesta dei dipendenti, è stato integrato il lavoro agile fino al 3 aprile. Ma mancano i computer, che potrebbero non arrivare per tempo.

Che il Coronavirus abbia il “merito” di aver riproposto, anche in Sicilia, il tema dello smartworking è indubbio. Scuole e università chiudono, ma cercano di organizzare l’attività didattica online. Il governo centrale suggerisce alle aziende di lasciare i dipendenti a casa, ma “a lavorare”. E l’Assemblea regionale siciliana chiede di poter fare altrettanto, per evitare la moltiplicazione dei contagi e il totale collasso del sistema sanitario della nostra regione.

Probabilmente sarebbe bastato seguire le indicazioni dell’Unione Europea a suo tempo, quando con la risoluzione del 13/9/2016 si impegnava a “sostenere il lavoro agile”, per garantire maggiore inclusione e nuove assunzioni nel corso di questi anni, maggiore sicurezza e tutela della salute oggi. In tutti i settori, però.

Anche alla luce delle nuove restrizioni valide in tutto il territorio nazionale per contenere la diffusione del virus, “oggi i lavoratori dell’Agenzia delle Entrate hanno inoltrato diffida ai loro datori di lavoro ad assumere tutte le prescrizioni previste dalle varie normative emanate durante questa crisi. Oltre a chiedere la fornitura di tutti i presidi sanitari previsti, la sanificazione dei locali e l’attuazione immediata di qualsiasi forma di lavoro agile”, come ha dichiarato il vice coordinatore nazionale di Uil Pa Entrate, Giovanni Di Pisa. Così, nelle ultime ore i dirigenti hanno adottato lo smart working per i loro dipendenti: “Ma i computer non bastano per il numero delle prestazioni da remoto e potrebbero non arrivare entro la scadenza prevista”, ha continuato il sindacalista.

Smart working, i vantaggi incompresi

La situazione è tale perché la classe dirigente siciliana, nel passato, non ha incentivato le aziende private all’integrazione del lavoro flessibile, che è rimasto sempre e solo il frutto della scelta personale di imprenditori e liberi professionisti. Ma non ha nemmeno disposto lo smartworking per le mansioni della pubblica amministrazione per le quali sarebbe stato possibile farlo, con il vantaggio di tutte le parti in causa.

La maggior parte delle attività dell’Agenzia delle Entrate potrebbe definitivamente svolgersi da remoto, garantendo non solo l’ottimizzazione degli spazi, alla luce di un organico sempre più esiguo, ma anche un cospicuo risparmio per l’Agenzia, per la collettività, per le casse dello Stato. Questo potrebbe anche tradursi nel recupero di qualche punto percentuale di Pil, senza venir meno l’erogazione dei servizi al cittadino, alle imprese. Persino l’utenza vedrebbe ridurre le attese, poiché gli sportelli si occuperebbero solo di ciò che non può essere trasmesso telematicamente dai contribuenti”, ha chiosato Giovanni Di Pisa.

Senza considerare l’impatto dello smart working sull’inclusione di soggetti diversamente abili e di madri lavoratrici, che potrebbero così coniugare meglio lavoro e vita privata. Insomma, un possibile beneficio per tutti, del quale non è stata compresa per tempo l’importanza: “La Uil Pa Entrate già due anni fa ha espresso la necessità di adeguare le forme di lavoro ai giorni d’oggi, di rendere più contemporanea e sempre migliore la vita lavorativa degli impiegati, ma soprattutto delle lavoratrici dell’Agenzia delle Entrate, richiedendo di aprire una discussione sul tema del lavoro agile (telelavoro, coworking, smart working). All’epoca siamo apparsi come degli allucinati!”, ha continuato Di Pisa.

Smart working, il nuovo “obbligo” per la pubblica amministrazione

Ma oggi l’ipotesi sembra “per fortuna” essere stata rivalutata. Se non altro per l’impossibilità di farne a meno, data la nuova emergenza sanitaria: “Il ministro della Funzione Pubblica, Fabiana Dadone, ha dovuto emanare la circolare 1/2020 che, integrandosi al decreto legislativo 9/2020, ‘obbliga’ le PP.AA. ad adeguare l’organizzazione degli uffici all’attuazione di smart working e coworking, istituti estremamente utili in questa fase di contenimento del propagarsi dell’epidemia da Coronavirus. Tra l’altro, sono previste sanzioni per i dirigenti inadempienti. La circolare si è resa necessaria visto che da quando l’argomento è stato meglio definito, nella cosiddetta ‘riforma Madia’ (2015), si registra un nulla di fatto.

Con l’attuale disponibilità dei dirigenti, si può essere fiduciosi sull’effettiva adozione di questa modalità di lavoro, almeno in via provvisoria.

La Uil Pa Entrate contribuirà all’implementazione di tutte le forme di lavoro agile, così da rendere l’Italia, e in questa fattispecie la Sicilia, non più in fondo alla classifica dei virtuosi. Speriamo non si debba attendere il verificarsi di una nuova emergenza di qualsiasi tipo per dare un nuovo impulso al lavoro smart”, ha concluso.

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