Coronavirus, i vice procuratori onorari di Catania non andranno più in aula - QdS

Coronavirus, i vice procuratori onorari di Catania non andranno più in aula

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Coronavirus, i vice procuratori onorari di Catania non andranno più in aula

domenica 03 Gennaio 2021 - 06:19

I vice procuratori onorari in servizio a Catania annunciano la “propria indisponibilità ad accettare le deleghe per la partecipazione alle udienze” dall’11 al 31 gennaio prossimi “per i gravi rischi connessi alla situazione epidemiologica” da covid-19, riservandosi “ulteriori valutazioni all’esito del predetto periodo di inattività”.

Lo rendono noto con una comunicazione inviata ai Procuratori Distrettuale e Generale e al ministro della Giustizia.

“Resta fermo l’impegno dei sottoscritti – sottolineano i vice procuratori onorari – a proseguire tutte le altre attività d’ufficio a cui sono delegati, perché, non presupponendo il contatto con il pubblico, non presentano le stesse criticità e pericoli di contagio della frequenza delle aule di udienza”.

Nella comunicazione si ricorda che i magistrati onorari “non godono di alcuna copertura assicurativa, previdenziale, per malattia o infortunio da parte del ministero della Giustizia, datore di lavoro” che “non ha fornito alcun valido sistema di protezione individuale contro i rischi di contagio da Covid 19, tant’è che già alcuni magistrati onorari hanno contratto il virus e sono rimasti privi di qualsiasi tutela durante il periodo di malattia”.

Nella comunicazione si rimarca che “la situazione logistica delle aule di udienza del Tribunale di Catania, soprattutto in via Crispi, non pone i sottoscritti in condizioni di sicurezza e non consente una efficace tutela della propria salute” alla luce della pandemia virale in corso. E si osserva che i “magistrati onorari esercitano le funzioni a tempo pieno da oltre quindici anni” e “sono destinatari di direttive e sono assoggettabili a procedimento disciplinare dal datore di lavoro nonostante la funzione svolta sia qualificata come ‘onoraria’”.

Che “la normativa di riforma ha introdotto un regime di incompatibilità con lo svolgimento di altre attività lavorative, ancora più stringente rispetto a quanto previsto per i magistrati ordinari, tale che di fatto l’attività di magistrato onorario costituisce la principale personale fonte di reddito”.

E inoltre, “stante l’assenza di qualsivoglia tutela previdenziale, gli scriventi, oltre a non percepire alcuna retribuzione, dovranno sobbarcarsi i costi di onerose spese mediche specialistiche, mettendo ulteriormente in crisi le relative famiglie”.

I magistrati onorari sottolineano che “le condizioni lavorative, violando qualsiasi diritto giuslavoristico e tutti i dettami costituzionali e comunitari posti a garanzia del lavoro e della salute applicabili a qualsiasi tipo di attività lavorativa” e allo stato “non consentono la prosecuzione dello svolgimento delle funzioni, limitatamente a quelle che prevedono la presenza in udienza, considerata peraltro l’attuale situazione di emergenza sanitaria e l’assenza di concrete prospettive di miglioramento con il silenzio assordante del Ministero”.

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