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Corruzione, colpito il racket della buca stradale

redazione

Corruzione, colpito il racket della buca stradale

sabato 21 Settembre 2019 - 18:38
Corruzione, colpito il racket della buca stradale

Il pm Zuccaro, "Presto tutti i responsabili". Arrestati in flagranza tre funzionari dell'Anas di Catania: "rodati circuiti corruttivi" con "imprenditori compiacenti"

Tre funzionari dell’Anas di Catania addetti alla manutenzione di strade della Sicilia Orientale sono stati arrestati in flagranza di reato dalla Guardia di finanza per corruzione nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura etnea denominata “buche d’oro” e gli arresti sono stati convalidati dal Gip.

I nomi dei tre arrestati

In carcere, accusati di corruzione, sono finiti i geometri Riccardo Carmelo Contino, di 51 anni, e Giuseppe Panzica, di 48, entrambi capi centro manutenzione. Ai domiciliari il rup (responsabile unico del procedimento), l’ingegnere Giuseppe Romano, di 48 anni. Quest’ultimo ha reso un’ampia confessione sulla rete di corruzione, nella quale sarebbero coinvolti anche altri funzionari dell’Anas e numerosi imprenditori. Nell’inchiesta, infatti, ci sarebbero “molti altri indagati” tra cui una diecina di imprenditori.

Zuccaro, un sistema corruttivo che si protrae da anni

“Il sistema corruttivo – ha detto il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro illustrando ai giornalisti l’operazione – si protrae da alcuni anni e coinvolge i vertici dell’Anas della Sicilia Orientale ed i funzionari di grado inferiore. Riguarda moltissimi degli interventi di manutenzione programmata effettuati sulle strade della Sicilia Orientale. Sappiamo che da circa tre anni la loro esecuzione è stata scorretta e siamo in una fase molto avanzata per individuare tutti i responsabili di questo sistema”.

Nel corso della conferenza stampa si è parlato di un giro di mazzette da parte da imprese affidatarie corruttrici che eseguivano le opere assegnate senza rispettare i capitolati tecnici, con ribassi d’asta notevoli ed eseguendo lavori di qualità inferiore. Il profitto poteva arrivare fino al venti per cento del valore dei lavori appaltati.

Il Procuratore, “Alcuni hanno fatto di tutto per non sapere”

“L’ampiezza del sistema corruttivo – ha aggiunto Zuccaro – emerge dalle ammissioni dei responsabili e di altre persone che spontaneamente si sono presentate per rendere dichiarazioni. Un sistema come questo che durava da diversi anni non deve lasciare stupiti gli operatori: sarebbe ipocrita da parte di pubblici amministratori e addetti ai lavori dire che stupisce il sistema ampio di corruzione perché significa che si tratta di persone che o non capiscono nulla di quello di cui si dovevano occupare o che hanno veramente cercato di far di tutto per non sapere”.

“A questi funzionari non corrotti e a quei pochi che non si sono fatti corrompere – ha concluso il Procuratore – si deve addebitare quantomeno la grave responsabilità di essersi voltati per non vedere quello che era di immediata percezione”.

Foto e filmati che documentano la corruzione

In foto e filmati diffusi dalla Finanza si vedono i tre non appena hanno ricevuto e si sono divisi diecimila euro consegnati negli uffici dell’Anas di Catania da un imprenditore nisseno.

Gli importi delle mazzette, pagate dopo il rilascio del certificazione dello Stato avanzamento lavori (Sal), non erano commisurati all’importo dei lavori aggiudicati, ma al risparmio che potevano conseguire gli imprenditori. Un sistema che aveva come conseguenza un abbassamento degli standard di sicurezza sulle arterie stradali.

Contino, infatti, aveva competenza, tra l’altro, sulla manutenzione ordinaria e straordinaria del tratto della della SS 114 Orientale Sicula che va da Villasmundo a Siracusa, della diramazione San Gregorio – Catania della A18, dell’autostrada Catania – Siracusa, delle Strade statali 194 (Ragusana) e 193 di Augusta.

Panzica seguiva la manutenzione ordinaria e straordinaria, tra l’altro, di un altro tratto della Statale 114 Orientale Sicula, dell’autostrada Catania – Siracusa e della Statale 193 di Augusta.

Contanti in ufficio, in casa e… gettati dalla finestra

Nel corso di alcune perquisizioni nella sede dell’Anas di Catania sono stati trovati e sequestrati contanti per circa venticinquemila euro, direttamente riconducibili alle tangenti più recenti. Tremilatrecento euro erano nell’ufficio di Contino e tremilasettecento in quello di Panzica.

Romano, che al momento dell’operazione si trovava fuori dalla sede dell’Anas, saputo del blitz ha gettato dal finestrino della sua auto tremila euro in contanti. Nella sua abitazione la Guardia di finanza ha inoltre trovato oltre diciottomila euro in contanti relativi ad altre tangenti.

Musumeci, arresti Anas? Rivedere il sistema

“Ripeto quel che dico da mesi e ribadirò al premier Conte: per la Sicilia le infrastrutture statali sono un problema e l’Anas non è stata la soluzione. Prendiamone atto e cerchiamo di lavorare insieme”.

Lo ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci commentando l’accaduto.

“Le responsabilità penali – ha aggiunto – sono personali, per carità. Ma se il sistema non va o, peggio, se dovesse avere riferimenti anche nell’amministrazione regionale è bene reagire. Chi ruba risorse pubbliche ruba il futuro dei nostri figli”.

L’assessore Falcone, Anas onori impegni verso Sicilia

“Apprezziamo – ha aggiunto l’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone – il lavoro della magistratura catanese che, in maniera puntuale e circostanziata, ha individuato e reciso segmenti di malaffare nel settore dei lavori pubblici. Quanto accaduto deve essere da monito per tutti coloro che hanno un ruolo, una responsabilità o un impegno nella Pubblica amministrazione e nella Pubblica amministrazione allargata, cioè le aziende di Stato. Più volte abbiamo chiesto ad Anas di dar seguito a un impulso riformatore per efficientare le performance e onorare gli impegni verso il territorio siciliano. Purtroppo fatti come quelli odierni non aiutano, anzi rischiano di deprimere”.

“Ad onor del vero, però – ha aggiunto -, in questi 22 mesi di mandato, con Anas abbiamo avuto un rapporto schietto, senza mai fare sconti. Abbiamo anche conosciuto tantissime persone, dirigenti, funzionari, capicentro, operai, amministrativi e posso dire che moltissimi di essi, che conosco personalmente, sono tutte persone impegnate e che hanno compreso non solo le ragioni del Governo Musumeci, ma soprattutto le aspettative e le speranze della Sicilia. Da oggi l’ad Massimo Simonini e il direttore Valerio Mele avranno rispettivamente un ulteriore compito: quello di dar prova del volto buono di Anas in Sicilia, un’azienda che torni a dare risposte sulle infrastrutture stradali e a essere un serio riferimento nazionale”

L’Ad Simonini, fatti inaccettabili, siamo per la legalità

“I fatti accaduti – ha detto l’AD di Anas Massimo Simonini – sono gravissimi e inaccettabili. Anas è un’azienda sana, fortemente impegnata nel contrasto dell’illegalità e in particolare della corruzione. Anas, oltre a condannare in maniera netta l’episodio garantendo che i responsabili saranno perseguiti con assoluto rigore, rafforzerà ulteriormente le misure interne di controllo per evitare il ripetersi di questi episodi di corruzione”.

“Questi comportamenti – ha aggiunto – oltre a lasciare sconcertati, fanno soltanto male all’immagine di una società dove migliaia di persone lavorano ogni giorno con professionalità, sacrificio, spirito di servizio e onestà per fornire al Paese il servizio essenziale della mobilità sulla rete stradale e autostradale. Siamo fiduciosi nell’operato della magistratura e delle forze dell’ordine, con le quali collaboreremo attivamente per fornire ogni utile contributo all’accertamento delle responsabilità”.

Anas ha subito avviato le procedure amministrative per l’accertamento delle responsabilità delle persone coinvolte per adottare provvedimenti.

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