Covid, allarme varianti, "Non si scherza con la pandemia" - QdS

Covid, allarme varianti, “Non si scherza con la pandemia”

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Covid, allarme varianti, “Non si scherza con la pandemia”

martedì 16 Febbraio 2021 - 06:00

Lo ha detto la neoministro per le Regioni Mariastella Gelmini, chiedendo agli scienziati di cambiare il metodo di comunicazione. Gli esperti divisi sul lockdown, ma compatti sulla necessità di rafforzare le misure

È indispensabile “rafforzare” le misure in tutto il Paese per “contenere” la diffusione delle varianti del Covid.

Con il governo che deve ancora ottenere la fiducia in Parlamento, gli esperti rilanciano l’allarme: dall’Istituto superiore di Sanità al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie fino al Comitato tecnico scientifico, l’input è sempre lo stesso.

Fino a quando non si rallenta la corsa del virus è impossibile pensare a un allentamento delle restrizioni.
Un messaggio chiaro che potrebbe portare a un’ulteriore stretta e che l’Esecutivo sta valutando, come ha confermato la neoministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini al termine della riunione con il Comitato tecnico scientifico in cui ha chiesto agli scienziati “una linea unitaria” nel metodo di comunicazione.

“La pandemia è ancora forte – ha detto la Gelmini – e non si può scherzare. Se è necessario fare scelte di rigore si fanno”.

Ma la comunità scientifica non è concorde e oscilla tra lockdown duro per un paio di settimane – come affermato da Walter Ricciardi che aveva lanciato un sasso nello stagno seguito dal virologo Andrea Crisanti e dall’infettivologo Massimo Galli – o interventi “selettivi”, limitati nel tempo e soprattutto nello spazio. Di chiusure “chirurgiche e selettive” hanno parlato il direttore dello Spallanzani Francesco Vaia e l’assessore alla salute della Puglia Pierluigi Lopalco.

Che, comunque, la situazione in Italia sia seria, gli esperti e i tecnici lo dicono e lo scrivono nei documenti ufficiali da giorni. E la nota con cui palazzo Chigi ha intestato al governo l’ordinanza firmata dal ministro della Salute Roberto Speranza per bloccare l’apertura degli impianti da sci – sapendo di scatenare la protesta dei governatori del Nord e della parte della nuova maggioranza che li sostiene, Lega in testa – è la conferma che la linea scelta è quella del rigore.

L’analisi degli scienziati non lascia spazio a interpretazioni.

“La diffusione di varianti con maggiore trasmissibilità – dice lo studio dell’Iss – può avere un impatto rilevante se non vengono adottate misure di mitigazione adeguate”.

Una posizione che è la medesima del Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc).

“La situazione è molto preoccupante” sottolinea la direttrice Andrea Ammon, che poi avverte: se non vengono mantenute o “addirittura rafforzate” le misure, nei prossimi mesi potrebbe esserci un “aumento significativo dei casi e dei decessi”.

Già nel verbale di venerdì scorso, peraltro, il Cts aveva sottolineato la necessità di un “rigorosa osservanza, rafforzamento e incremento delle misure”, sia a livello nazionale che locale, “evitando ulteriori misure di rilascio”.

Un messaggio giunto al Consiglio dei ministri sabato e che ha portato all’ordinanza di chiusura.

Ora, sui provvedimenti da prendere, la linea la darà Mario Draghi in Senato in occasione della fiducia, indicandola assieme all’altro pilastro della lotta al virus, la campagna di vaccinazione di massa che il professore ha già fatto sapere essere una priorità per il Paese.

Ma prima ci sono almeno altri due nodi da sciogliere: il pressing del centrodestra nel governo per mettere all’angolo il Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, e il rapporto con le Regioni, già provato da un anno di contrasti con Roma e ora a rischio di deflagrare.

Per Antonio Tajani confermare Arcuri sarebbe un errore e la soluzione, per la destra, sarebbe Guido Bertolaso.

Sul fronte del rapporto Stato-Regioni, la richiesta è quella di un “cambio di passo” nel rapporto con i territori. I governatori hanno criticato pesantemente la decisione “last minute” di non riaprire gli impianti di sci, e il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini ha confermato che è un problema di metodo.

E la Gelmini, dopo l’incontro con il Cts e Speranza, ha promesso un’inversione di rotta: “va cambiato il metodo di comunicazione” ha detto, dopo aver chiesto agli esperti di informare prima i ministri delle loro decisioni in modo che siano loro a comunicarle ai presidenti di Regione.

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