Ricciardi e Crisanti, i duri del lockdown che Draghi non esclude - QdS

Ricciardi e Crisanti, i duri del lockdown che Draghi non esclude

Luigi Ansaloni

Ricciardi e Crisanti, i duri del lockdown che Draghi non esclude

lunedì 15 Febbraio 2021 - 21:25
Ricciardi e Crisanti, i duri del lockdown che Draghi non esclude

L'appello di Ricciardi è stato nel frattempo raccolto dal virologo Andrea Crisanti e dall'infettivologo del Sacco di Milano Massimo Galli, secondo il quale però una chiusura totale avrebbe senso se accompagnata da una vaccinazione di massa

“Queste sono considerazioni che lascio alla politica. Se posso essere utile al Paese con i miei consigli, lo faccio a livello internazionale e lo faccio anche in Italia. Altrimenti, mi faccio da parte“.

Sono passate 24 ore dalle sue dichiarazioni e Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, ha risposto a modo suo alle polemiche e richieste di dimissioni da parte di alcuni seguite alla sua ipotesi di un lockdown stringente per contrastare la pandemia.

I DURI DEL LOCKDOWN

L’appello di Ricciardi è stato nel frattempo raccolto dal virologo Andrea Crisanti e dall’infettivologo del Sacco di Milano Massimo Galli, secondo il quale però una chiusura totale avrebbe senso se accompagnata da una vaccinazione di massa.

Favorevole anche il Gimbe: “senza un lockdown totale per due settimane bisognerà continuare con gli stop and go per tutto il 2021”.

“Se avessimo fatto un lockdown serio a Natale questo problema non ce l’avremmo, quello cha manca sono linee chiare e precise date in anticipo”, ha detto Andrea Crisanti.

“Per uscire da questa pandemia ci sono tre ricette – ha aggiunto – misure di contenimento, implementazione di un piano nazionale di sequenziamento delle varianti, e finalmente implementare un sistema che sia in grado di bloccare la trasmissione del virus sul territorio. Bisogna buttare a mare questi test rapidi, sono come pistole ad acqua contro il virus, creano un fattore distorsivo senza precedenti”.

Abbiamo ancora tantissimi casi giornalieri, in Italia c’è una prevalenza di circa il 18% della variante inglese, ha una infettività elevatissima, può mettere in ginocchio un paese come dimostra l’esperienza di Portogallo, Israele, Germania del Nord e Inghilterra stessa – ha sottolineato Crisanti – La colpa non è delle persone, ma gli si da’ la possibilità di andare in giro. Penso che gli italiani meritino rispetto e che venga detta la verità.

Se le misure di restrizione messe in atto in primavera fossero state protratte altre due o tre settimane non saremmo arrivati in questa situazione – ha concluso – Lo siamo per gli sbagli fatti da maggio a settembre, in parte indotti dalla necessità di cedere a quel gruppo a quegli interessi, partiti o categorie.

Il virus è tra noi, se continuiamo con questo tira e molla alla fine non ci saranno piu ristori per nessuno, basta vedere le economie asiatiche che sono in piena esplosione grazie ad una politica diversa, di tolleranza zero. Ogni caso è un caso di troppo perchè può reinnescare l’epidemia”.

CHI E’ CONTRO

Di altro avviso il direttore dello Spallanzani Francesco Vaia e l’assessore alla salute della Puglia Pierluigi Lopalco, secondo i quali servono chiusure “chirurgiche e selettive”.

“Chiedere un lockdown generale è una misura barbara, senza razionale scientifico. Le soluzioni sono lockdown mirati, provinciali, localizzati, chirurgici e rapidi. Abbiamo Sardegna e Val D’Aosta quasi bianche e le trattiamo alla pari dell’Umbria? Per me non è corretto. Draghi così deve sentire quattro voci, sono sconcertato”, dice Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova e componente dell’Unità di crisi Covid-19 della Liguria

LA POSIZIONE DI DRAGHI

Cosa si muoverà il nuovo governo? La linea la darà il premier Mario Draghi in Senato, indicandola assieme all’altro pilastro della lotta al virus, la campagna di vaccinazione di massa che il professore ha già fatto sapere essere una priorità per il Paese.

Il neopremier prima di tutto ha l’obiettivo di immunizzare trecentomila persone al giorno entro marzo e mezzo milione per la primavera.

Sul lockdown Draghi ha davanti a sé l’esempio della Germania e il fatto che con la cancelliera Angela Merkel, che si ritirerà a settembre, ha avuto per molto tempo un filo diretto.

E quindi? Da lei crede di aver imparato la lezione. Una lezione che è costata, e continua a costare, alla Germania (che ricordiamolo: a livello di strutture sanitario è anni luce davanti a noi). “Non siamo stati abbastanza attenti e non siamo stati abbastanza rapidi, in autunno”, ha detto la Merkel, anche lei tirata in patria da chi chiedeva più aperture.

Ecco, Draghi, probabilmente, non si vorrà trovarsi in questi panni. Per questo, potrebbe usare immediatamente tutto il suo peso (che non è poco, tutt’altro), per essere quella personalità che prende “d’imperio” quelle decisioni impopolari che si chiedono da più parti. Non ha escluso nulla, nemmeno il lockdown.

E il fatto che uno dei ministri che ha appena scelto, Speranza, pare essere più che d’accordo, non è di certo un particolare marginale.

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