Dl, concorrenza, concessioni balneari, è "braccio di ferro" Ita-Ue - QdS

Dl, concorrenza, concessioni balneari, è “braccio di ferro” Ita-Ue

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Dl, concorrenza, concessioni balneari, è “braccio di ferro” Ita-Ue

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sabato 06 Novembre 2021 - 08:06

E’ un braccio di ferro che va avanti da 15 anni quello tra lo Stato italiano e l’Unione Europea. Bruxelles chiede che venga rispettato il diritto Ue sulle concessioni balneari con l’applicazione della direttiva Bolkestein.

Dall’altra il governo italiano ha, con il decreto concorrenza, di fatto prorogato le licenze degli stabilimenti balneari e non ha liberalizzato il mercato.

L’Ue ha messo in mora l’Italia chiedendo informazioni e se la risposta non sarà soddisfacente la procedura di infrazione con relativa multa sarà quasi certa.

In cosa consiste la “procedura d’infrazione” dell’Ue

La procedura d’infrazione Ue si compone di diversi passi. Come prima mossa la Commissione invia una lettera di costituzione in mora con cui richiede ulteriori informazioni al paese in questione, che dovra’ inviare una risposta dettagliata entro un termine preciso. Se la Commissione giunge alla conclusione che il Paese è venuto meno ai propri obblighi a norma del diritto dell’Ue, può inviare un parere motivato, vale a dire una richiesta formale di conformarsi al diritto dell’Unione in cui spiega perché ritiene che il paese violi il diritto dell’Ue.

La Commissione chiede inoltre al Paese interessato di comunicarle le misure adottate entro un termine preciso, in genere due mesi. Se il Paese continua a non conformarsi alla legislazione, la  commissione puo’ decidere di deferirlo alla Corte di giustizia. La maggior parte dei casi viene risolta prima di essere sottoposta alla Corte.

L’Italia nel mirino dell’Unione Europea, ecco perché

E’ dal 2009 che il sistema delle concessioni balneari italiano è nel mirino di Bruxelles. Nel 2016, al termine di una prima procedura d’infrazione, sul caso si era pronunciata la Corte di Giustizia Ue con una sentenza di condanna nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto delle norme europee sul mercato unico e la concorrenza.

Il 3 dicembre 2020, la Commissione europea era tornata alla carica con l’avvio di una nuova procedura  d’infrazione – che questa volta potrebbe concludersi con l’imposizione di una sanzione pecuniaria – sottolineando che l’Italia non solo non aveva ancora attuato la sentenza della Corte del 2016, ma che “da allora ha prorogato ulteriormente le autorizzazioni vigenti fino alla fine del 2033 e ha vietato alle autorità locali di avviare o proseguire procedimenti pubblici di selezione per l’assegnazione di concessioni, che altrimenti sarebbero scadute”.

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