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Droga, Palermo, nessun divieto sui nomi degli arrestati

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Droga, Palermo, nessun divieto sui nomi degli arrestati

martedì 18 Maggio 2021 - 06:34

Una nota della Procura chiarisce l'equivoco sull'operazione "Mirò", nata dal coraggio di una madre che ha parlato alla Polizia di chi riforniva il figlio tossicodipendente. Bambini usati come pusher

“Su disposizione della Procura della Repubblica non possiamo dare i nomi delle persone coinvolte”.

Aveva sorpreso la dichiarazione del questore di Palermo Leopoldo Laricchia, che si riferiva alla mancata comunicazione dei nomi degli arrestati dell’operazione antidroga della Polizia di Stato denominata “Mirò”, in esecuzione di un ordine di custodia cautelare per trenta persone.

Ma, a quanto si è appreso nella tarda serata, si trattava di un equivoco.

“La Procura di Palermo non ha dato alcuna disposizione circa il divieto di comunicazione dei nomi degli arrestati: come in altri casi simili, si è limitata a raccomandare alla polizia giudiziaria il rispetto della presunzione di innocenza degli indagati e, quindi, di evitare di rappresentarli come ‘colpevoli'”.

Questo il testo diffuso dalla Procura di Palermo, dopo che, in una nota congiunta, il presidente regionale dell’Ordine dei giornalisti Mario Francese e il segretario di Assostampa Roberto Ginex, si erano detti “sorpresi e stupefatti” della decisione, ricordando che “esiste un diritto di cronaca che va salvaguardato”.

Il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi incontrerà nei prossimi giorni Francese e Ginex ai quali, “verrà confermata la considerazione per il fondamentale ruolo dell’informazione nella società”.

I nomi degli arrestati

Per la cronaca, appunto, nell’operazione “Mirò”, sono finiti in carcere: Nunzio Arculeo 33 anni, Michele Oliveri 56 anni, Giuseppe Lunetto 47 anni, Davide Belladonna, 33 anni, Salvatore Mattina, 31 anni, Salvatore Gugliotta, 48 anni, Antonina Vitale, 58 anni, Michele Casarrubia, 32 anni, Leonardo Casarrubia, 58 anni.

Il nome di uno dei capi della banda, anch’egli arrestato, non è reso noto per tutelare una minore.

Ai domiciliari sono finiti: Giuseppe Militello, 27 anni, Angela Donatella Barretta, 50 anni, Rosa Serena Calandrino, 35 anni, Valentina Di Gesù, 35 anni, Gaspare Mulè. 46 anni, Francesco Nevoloso, 33 anni, Vittoria Cannizzo, 51 anni, Lucia Cusumano, 29 anni, Pietro Di Marco, 36 anni, Vincenzo Cannavò, 55 anni, Rosalia Aiello, 52 anni, Sebastiano Stassi, 32 anni, Mariella Piazza, 32 anni, Federica Scollo, 25 anni, Pietro Lo Bue, 43 anni.

Per altri quattro indagati il giudice ha disposto la presentazione alla polizia giudiziaria.

La denuncia della madre coraggio

L’operazione è nata dal gesto di coraggio di una madre che, preoccupata per la sorte del figlio tossicodipendente, ha deciso di rivolgersi alla Polizia e di raccontare chi gli vendeva la droga, informazioni che per gli inquirenti sono state un punto di partenza fondamentale per sgominare un’organizzazione criminale che spacciava cocaina in provincia di Palermo e Trapani utilizzando come pusher anche dei bambini.

La banda, con quartier generale a Partinico, nel Palermitano, agiva con il benestare di Cosa nostra come prova il coinvolgimento negli affari di Antonina Vitale, sorella dei capimafia Leonardo e Vito, entrambi detenuti da anni.

Mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e appostamenti hanno consentito agli investigatori di ricostruire l’organigramma della banda e i suoi referenti sul territorio. La “rete” era capeggiata da due pregiudicati uno dei quali aveva coinvolto nell’attività di spaccio la nipote di nove anni. Mentre la accompagnava in piscina incontrava gli acquirenti ai quali dava la cocaina.

La bimba trasformata in spacciatrice

“Non solo: – ha raccontato il questore di Palermo Laricchia – l’uomo utilizzava la piccola anche per il conteggio del denaro riscosso”. Una volta la bimba vedendo un film in tv ha detto al nonno: “ma fanno quello che facciamo noi, che imbottiamo le persone di droga?”.

“Conta i soldi, guarda quanti sono”, rispondeva alla nipotina il capo della banda non sapendo di essere intercettato. Gli agenti del commissariato di Partinico, che ascoltavano in diretta le conversazioni dell’indagato, più volte hanno sentito il fruscio delle banconote contate dalla piccola.

“Ora mettili in tasca”, diceva ancora il nonno che è stato arrestato nel corso dell’operazione.

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