Editoria, eliminare le anomalie nel sistema che creano disparità - QdS

Editoria, eliminare le anomalie nel sistema che creano disparità

Paola Giordano

Editoria, eliminare le anomalie nel sistema che creano disparità

venerdì 21 Giugno 2019 - 00:00
Editoria, eliminare le anomalie nel sistema che creano disparità

“Le imprese editoriali nell’era di Internet” è stato il tema dell’incontro con gli editori, nella Presidenza del Consiglio. Il sottosegretario Crimi, "Forse l’offerta non è corrispondente al tipo di domanda"

ROMA – “Le imprese editoriali nell’era di Internet: evoluzione e tenuta del sistema”: questo è stato il tema dell’incontro con gli editori svoltosi ieri nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio. Un incontro che ha fissato un altro importante tassello nella seconda fase degli Stati Generali dell’Editoria indetti dal sottosegretario Vito Crimi: discutere le modalità più efficaci per aiutare a superare il momento di crisi che ha travolto negli ultimi anni il settore editoriale.

Ad introdurre i lavori è stato proprio il sottosegretario Crimi che ha precisato sin dall’inizio del suo intervento che, compito del settore pubblico, in circostanze come quella che sta vivendo adesso il mondo dell’editoria, “è quello di accompagnare il sistema a sormontare la collina, riducendo al massimo morti e feriti. Il meccanismo che abbiamo interrotto con la Legge di Bilancio, pur introducendo una certa gradualità, non è stato voluto per interrompere totalmente il ruolo del pubblico nel sistema editoriale. Quella legge è stato l’elemento shock che ha portato a ritrovarci qui, tutti insieme, ad avere fretta di rimettere mani al rapporto tra pubblico e privato”.

A conclusione del suo discorso, Crimi ha osservato: “Un tema venuto fuori dall’indagine realizzata dall’Agcom sull’informazione locale è quello che c’è una grande domanda di informazione. Il punto è: se la domanda è alta perché ci ritroviamo ad affrontare una crisi del comparto editoriale? Forse l’offerta non è corrispondente al tipo di domanda che si richiede? Interroghiamoci su questo”.

L’ultima battuta è rivolta al web che, secondo il sottosegretario, punta sulla “diffusione di ‘sapere cose’ che non sempre equivale a informazione qualificata. La ricerca di sapere dovrebbe essere invece colmata con nuovi strumenti, nuove modalità di approccio, creatività, contenuti, autorevolezza, credibilità”.

È stata quindi la volta di Ferruccio Sepe, capo dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, che ha sottolineato l’approccio “ totalmente laico e oggettivo” del Dipartimento nel raccogliere i dati degli altri Paesi europei.

Passati in rassegna tutti i tipi di sostegno, diretti e indiretti, attualmente esistenti in Europa, la parola è andata ai due relatori: Matteo Bonelli, avvocato esperto in Diritto societario e Ruben Razzante, professore di Diritto della Comunicazione per le imprese e i media e di Diritto dell’Informazione all’Università Cattolica di Milano. Il primo, che ha illustrato i meccanismi del mercato pubblicitario globale, ha anche osservato quanto sia importante tenere conto, nell’assegnazione dei contributi, “dell’impatto ambientale della tipologia di distribuzione del contenuto editoriale”.

Razzante ha invece analizzato quelle che a suo avviso sono le quattro principali criticità del sistema: “editori per tanto tempo adagiati su una sorta di provvidenzialismo statale, che ha concesso aiuti sulla base di criteri arbitrari; ritardo con cui gli editori hanno creduto nella Rete; non essere riusciti per anni a fare sistema con gli altri soggetti della filiera; non aver valorizzato sufficientemente il lavoro giornalistico. Tutto questo si inserisce in un contesto in cui vi è una continua influenza di poteri alti sulle scelte editoriali, che ha un ruolo debordante rispetto alla funzione informativa, che va invece vista come bene pubblico, non piegato a interessi di parte. Come si può fare per uscire da questa situazione di penalizzazione? Valorizzando l’informazione di qualità, che è l’unico antidoto all’anarchia”.

È stata quindi la volta degli interventi degli editori, primo tra tutti quello dell’editore (e direttore) del Quotidiano di Sicilia, Carlo Alberto Tregua: “Porto qui la parola di un editore minore e di un editore puro. I sacrifici che in quarant’anni ho fatto insieme alle mie figlie per sviluppare il Quotidiano non sarebbero bastati senza il sostegno pubblico. Non perché non ce l’avremmo fatta da soli, ma perché esistono anomalie nel sistema che creano disparità tra i concorrenti: ci sono editori che hanno giornali e televisioni e giocano quindi con due mazzi di carte, e ci sono grosse concessionarie che hanno il potere di fagocitare la maggior parte della pubblicità presente sul mercato, lasciando ai piccoli le briciole. Un’altra anomalia è rappresentata anche dal fatto che la certificazione delle copie è realizzata da una Società a responsabilità limitata. Sarebbe più opportuno che fosse una Società pubblica, come l’Agcom, ad occuparsene.
In una riforma che, come quella sulla quale si sta lavorando, valorizzi il merito e non il potere, o si eliminano queste anomalie per fare in modo che tutti camminino con le proprie gambe o il contributo resterà necessario per le piccole realtà editoriali, che sono fondamentali per raccontare la voce dei territori”.

GUARDA IL VIDEO DELL’INTERVENTO DEL DIRETTORE
(al minuto 1:20:50)

Oggi agli #StatiGeneraliEditoria le imprese editoriali si confrontano sull'evoluzione e sulla tenuta del sistema nell'era di Internet e dell'innovazione digitale. Seguite la diretta!

Publiée par Vito Crimi sur Jeudi 20 juin 2019

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