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Fase 2: riaprono molti ristoranti a Palermo, la sfida di Sikulo

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Fase 2: riaprono molti ristoranti a Palermo, la sfida di Sikulo

lunedì 18 Maggio 2020 - 09:50
Fase 2: riaprono molti ristoranti a Palermo, la sfida di Sikulo

Tra ottimismo e voglia di riprendere, "Apparecchieremo all'aperto, chiediamo al Comune più suolo pubblico". Ma c'è chi non ci sta e decide di rimanere chiuso. E chi pensa di poter dare "un servizio anche migliore alla nostra clientela"


“Siamo pronti per ricominciare. Sono settimane che lavoriamo per arrivare a questo momento. Certo le linee guida sono arrivate a ridosso dell’apertura del ristorante, ma ce la faremo”.

Carmelo Grigliè gestisce insieme a Giovanni Monforte il ristorante pizzeria Arte e Tradizione alla Kalsa a Palermo.

“Abbiamo iniziato il primo maggio con l’asporto – ha spiegato – chi fa ristorazione sa bene che non si riprendono nemmeno le spese. Ma era fondamentale rimettersi in pista. I camerieri e i pizzaioli avranno mascherine e guanti”.

“Apparecchieremo all’aperto – ha aggiunto – e i nostri clienti non troveranno tavoli già pronti: tovaglie monouso, piatti bicchieri e posate verranno sistemate davanti a loro e una volta finita la cena verrà tutto sanificato”.

“Chiediamo al Comune – ha sottolineato – più suolo pubblico per potere accogliere nel modo migliore i clienti”.

Della stessa opinione Gigi Mangia che ha un noto ristorante in centro in via Principe di Belmonte.

“Siamo disposti – ha detto – a fare un patto: l’amministrazione ci conceda il suolo pubblico e noi ci impegnano a mantenere il decoro nell’area che ci viene assegnata. In questo modo collaboreremo in modo concreto per rendere Palermo più bella di quanto già non sia”.

Ma Mangia, oltre al suolo pubblico, chiede molto altro.

“Servono – ha detto – degli scudi per garantire ai ristoratori di potere lavorare in serenità. Uno contro le denunce e le richieste di risarcimento da parte dei clienti in caso di infezione. La responsabilità civile e penale non può ricadere sui ristoratori Poi ne serve un altro per evitare i fallimenti. In questa situazione drammatica è facilissimo. Servono garanzie e strumenti che questo non accada”.

Ma c’è anche chi guarda a questa fase con ottimismo.

Filippo Ventimiglia, chef e titolare insieme a Gabriele Amato del ristorante Quattroventi, ha detto: “Stiamo facendo il punto della situazione ma penso che riapriremo per ridare un servizio anche migliore alla nostra clientela”.

“Definiremo in queste ore – ha concluso – gli ultimi dettagli”

La sfida di Sikulo ai colossi del delivery

E c’è anche chi ha deciso di rilanciare puntando sull’innovazione, su un nuovo modo di concepire il rapporto con la clientela in tempo di pandemia e chiamando a raccolta gli imprenditori per fare fronte comune in un Consorzio per il delivery “made in Sicily”.

Settima regione in Italia per numero di imprese nel settore della ristorazione secondo il rapporto 2019 di Confcommercio, la Sicilia (25.500 aziende) sfida la ripresa puntando sulla qualità e su nuovi servizi.

E’ il caso di Sikulo, fiore all’occhiello della ristorazione a Palermo, vincitore due anni fa del premio Unhcr “Welcome working for refugee integration” per i tirocini formativi ai rifugiati accolti nell’isola.

“Ci prenderemo qualche giorno in più – dice l’imprenditore Mauro Pomo -, stiamo completando i lavori di ristrutturazione delle cucine e abbiamo deciso di ripartire il primo giugno con 29 dipendenti, solo sei continueranno la cassa integrazione”.

Si punta sulla fidelizzazione del brand, sulla qualità, ma anche sull’innovation.

Sikulo sta lavorando da capofila al primo Consorzio delivery made in Sicily, sfidando i colossi del settore e aprendo un nuovo fronte occupazionale nell’isola.

“L’obiettivo è rendere meno oneroso il servizio – spiega Pomo – non avrà scopi di lucro ma solo un aiuto percentuale sui nostri costi. Attualmente i ristoranti coinvolti sono dieci, ma siamo aperti ad altre adesioni. Il Consorzio nasce per non lasciare a casa i dipendenti, che in questo modo possono essere ricollocati con lo stesso stipendio di prima, con la mansione in più di driver. Si cercherà nei limiti del possibile di rendere meno oneroso il servizio per i consumatori cercando di spingerli al consumo a casa dei prodotti”.

Quindi l’appello post-lockdown ai clienti: “Fate i bravi. Fidatevi e godetevi il momento”.

“In questi due mesi – ricorda Pomo – ne abbiamo passate di tutti i colori: incassi azzerati, cassa integrazione non pervenuta, aiuti da interpretare che arriveranno dopo svariate procedure. Abbiamo avuto paura di perdere tutto. Ora Sikulo si prepara alla ripartenza, con la volontà di continuare a fare ciò che si è sempre voluto fare. E dovete darci una mano”.

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