Femminicidio Giordana Distefano, uccisa dall'ex fidanzato, "Il tempo non guarisce" - QdS

Femminicidio Giordana Distefano, uccisa dall’ex fidanzato, “Il tempo non guarisce”

Ivana Zimbone

Femminicidio Giordana Distefano, uccisa dall’ex fidanzato, “Il tempo non guarisce”

giovedì 07 Ottobre 2021 - 00:30

Giordana Distefano è morta a Nicolosi per le 48 coltellate inferte dal padre della sua bambina, Luca Priolo, che aveva già denunciato 2 anni prima per stalking.

Oggi è il sesto anniversario di morte di Giordana Distefano, morta a Nicolosi (Catania) dentro la sua auto a soli vent’anni. A porre fine alla sua vita, le 48 coltellate del suo ex fidanzato, nonché padre della sua bambina.

Il femminicidio di Giordana Distefano

Giordana era una ballerina e una mamma dolce, attenta. Nonostante la sua giovane età, viveva la sua maternità con estrema responsabilità, perché la piccola Asia rappresentava la sua ragione di vita.

Nel 2013 aveva denunciato per stalking il suo ex compagno, Luca Priolo, che la perseguitava senza darle tregua, fino a intrufolarsi nella sua abitazione. Nonostante le pressioni subite, Giordana aveva deciso di vivere e di resistere, senza rinunciare alle sue passioni, senza ritirare la sua denuncia.

Alla vigilia della prima udienza – arrivata soltanto nel 2015 – ha trovato la morte. Nella notte tra il 6 e il 7 novembre 2015, Priolo l’ha attesa sotto casa al suo ritorno armato di pistola e coltello, ha fatto ingresso nella sua auto e le ha inferto 48 coltellate in 48 secondi. Una crudeltà tale che persino gli inquirenti hanno avuto difficoltà a riprodurre nel corso delle indagini scientifiche.

Giordana ha tentato invano di difendersi, fino alla fine. Il ragazzo, commesso l’omicidio, è tornato a casa per ripulirsi. E, con una valigia già preparata, ha tentato la fuga con la presunta collaborazione di terzi. È stato bloccato alla stazione di Milano e condannato a trent’anni con sentenza confermata in Cassazione. Per lui, nessuna attenunante, ma tante aggravanti, come la premeditazione e la crudeltà.

La madre, Vera Squatrito: “Il tempo non guarisce e rafforza la sofferenza”

La piccola Asia, che all’epoca dei fatti aveva soltanto 4 anni, ha dovuto fare i conti con l’assenza improvvisa della madre, con il paradossale senso di colpa, con la consequenziale assenza del padre e di tutto il suo nucleo familiare che non aveva mai instaurato con lei un rapporto affettivo continuativo, con l’elaborazione della perdita, la rabbia, il dolore.

Da sempre al suo fianco la nonna materna, Vera Squatrito, che l’ha aiutata nel suo difficilissimo percorso. E che ha trasformato la tragedia in un’opportunità di educazione del genere maschile e di riscatto per le donne vittime di violenza. Con quest’intano sono nate l’associazione “Io sono Giordana” nel 2017 e, poi, “La casa di Giordy”.

Squatrito ricorda la figlia in questo giorno doloroso: “Quanto vorrei vederti, parlarti, sentirti e baciarti forte, ma l’assenza apre i miei occhi e come lame appuntite lacerano il mio cuore – scrive in un post su Facebook -. È tanto doloroso trascorrere ogni attimo senza di te, se potessi tornare indietro cambierei il percorso della tua vita, farei tutto ciò che non ho fatto. Nessuno può comprendere cosa provo in quegli interminabili momenti di infinito dolore. Sei anni sono trascorsi da quando l’assassino, Antonio Priolo, senza pietà ha spento per sempre la tua vita con 48 coltellate. Il tempo non guarisce e rafforza la sofferenza. Manchi. Occhi di stella sarai sempre i miei occhi, la mia bocca e il mio cuore”.

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