Fuga in Sicilia, un'altra giornata di passione sullo Stretto - QdS

Fuga in Sicilia, un’altra giornata di passione sullo Stretto

Raffaella Pessina

Fuga in Sicilia, un’altra giornata di passione sullo Stretto

martedì 24 Marzo 2020 - 17:53
Fuga in Sicilia, un’altra giornata di passione sullo Stretto

Musumeci non arretra: “Numeri del Viminale smentiti dalle foto. Più controlli solo dopo le nostre proteste". Circa 50 le auto bloccate perché "irregolari", tensioni a Villa San Giovanni. "Siciliani bloccati? Triste ma dobbiamo rispettare le regole"

PALERMO – Non abbassa la guardia il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, sulla chiusura dell’attraversamento dello Stretto di Messina da parte dei non autorizzati e sulla mancanza di controlli da parte della polizia.

Il governatore, intervenuto in diverse trasmissioni televisive nazionali, ha ribadito di avere ben compreso fin da subito, a differenza di molti altri, la pericolosità di tenere aperte le vie di comunicazione con il continente.
“Alla fine di febbraio avevo invitato i cittadini del Nord a non scendere verso il Sud – ha detto Musumeci – sono stato criticato da tutti compreso il sindaco di Messina, mi dispiace dirlo, ma anche da altri, come il sindaco di Catania. Tutti avevano sottovalutato la portata del problema. Se fin da allora il governo nazionale avesse bloccato gli ingressi avremmo avuto meno problemi”. A dire il vero già da quasi una settimana il Viminale aveva proibito ai cittadini italiani gli spostamenti e invece ai traghetti dello Stretto si sono verificate file chilometriche di persone che volevano rientrare in Sicilia, senza che alcuno controllasse lo stato di necessità dell’attraversamento dello Stretto dei viaggiatori. E’ stato a questo punto che il presidente della Regione non ha aspettato oltre inviando una nota al ministro dell’Interno Lamorgese e pretendendo i dovuti controlli da parte delle forze dell’ordine. In risposta a questa lettera era giunta una smentita del Viminale sul numero dei passeggeri sui traghetti, notizia che non ha trovato peraltro appiglio perché le foto scattate e rese pubbliche delle file di auto che sbarcavano dai traghetti a Messina non lasciavano spazio ad equivoci.

“Da cinque giorni è vietato entrare in Sicilia – ha ribattuto il governatore – fino all’altro ieri notte il controllo a Villa San Giovanni non c’era, altrimenti le foto non avrebbero ritratto le file con centinaia di autovetture che non erano solo quelle autorizzate”. Musumeci ha ricordato i dati ufficiali della compagnia Caronte&Tourist che si occupa dei traghettamenti nello Stretto: “Il 13 marzo sono approdate a Messina dalla Calabria 2.700 persone, il 17 marzo, il giorno del mio provvedimento sono state 1.260”. “E ieri – ha aggiunto – dopo la mia protesta garbata, ma determinata nei confronti del governo nazionale, sono sbarcate 551 persone, tutti addetti ai lavori: il 75% in meno, dopo i controlli seri (85 uomini in divisa appostati da l Ministero dell’Interno) operati a Villa San Giovanni”. 50 auto con siciliani a bordo sono state bloccate all’imbarcadero della Calabria perché non autorizzate a entrare in Sicilia. “I problemi di sicurezza e ordine pubblico attengono al ministero dell’Interno e quindi alle forze dell’ordine nella costa Calabra – ha commentato il presidente – il problema è che non devono neppure arrivare lì. Certo è doloroso, è triste. Ma chi si mette in viaggio lo fa sapendo di trasgredire una norma, che prima era del presidente della Regione siciliana, poi della Calabria e infine del governo nazionale”.

Il Governatore ha ricordato di avere emesso un’ordinanza di chiusura della Sicilia, che è ancora in vigore, e disposto la riduzione da 24 a 4 delle corse dei traghetti, riservate ai sanitari, autorizzati. In Sicilia inoltre permane alta l’attenzione in attesa del “picco” dell’epidemia, previsto per la fine di questo mese e il presidente della Regione ha emesso una nuova ordinanza con cui si impegnano aziende sanitarie e strutture alberghiere di mettere a disposizione mille posti letto, distribuiti nelle nove province dell’Isola, che verranno utilizzati per la quarantena di persone infette ma che non necessitano di ricovero ospedaliero. Le camere verranno preventivamente sanificate e gli alberghi sottoscriveranno una convenzione che prevede, tra l’altro, il pagamento di un importo massimo a carico dell’amministrazione di trenta euro al giorno, in relazione alla classificazione in stelle della struttura. L’Agenzia nazionale per i beni confiscati ha già messo a disposizione due strutture alberghiere, a Palermo e nel Trapanese. Gli alloggi saranno a uso esclusivo dell’utente in isolamento indicato dall’Asp e per il quale ci sarà il divieto assoluto di ricevere visite. Nella struttura, oltre al personale in servizio, potranno accedere soltanto ospiti designati dall’Azienda sanitaria, il personale medico e i fornitori autorizzati.

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