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G20 Catania, lavoro e parità di genere per vincere le sfide globali

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G20 Catania, lavoro e parità di genere per vincere le sfide globali

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mercoledì 23 Giugno 2021 - 18:19

Parità di genere, protezione sociale per le lavoratrici e i lavoratori, piattaforme digitali: sono stati questi i grandi temi in discussione nella seconda giornata del G20 del Lavoro a Catania.

Parità di genere, protezione sociale per le lavoratrici e i lavoratori, piattaforme digitali: sono stati questi i grandi temi in discussione nella seconda giornata del G20 del Lavoro a Catania.

Una giornata di confronto intenso ma sicuramente proficuo, ha assicurato il ministro del Lavoro, Andrea Orlando il quale, aprendo i lavori ha spiegato che “La Presidenza Italiana del G20 ha messo al centro del suo programma tre priorità: persone, pianeta e prosperità. Sono tre temi quanto mai attuali, alla luce dell’impatto che la pandemia da Covid-19 ha avuto sulle persone, sulle imprese, sulle nostre economie e sul modo in cui i nostri cittadini guardano alla sostenibilità ambientale e sociale delle nostre azioni”.

“Bisogna ora guardare al futuro – ha aggiunto – e cogliere le opportunità dei grandi progressi compiuti nell’ambito delle tecnologie per costruire economie più resilienti, sostenibili e inclusive, con una particolare attenzione alle tematiche della salvaguardia ambientale. In questo contesto l’Italia vuole continuare a promuovere e rafforzare il multilateralismo – ha sottolineato il ministro – come motore del cambiamento necessario a perseguire questi obiettivi ambiziosi. E il G20 è la migliore sede per sviluppare la cooperazione tra paesi e raggiungere una visione condivisa sul modo di affrontare le sfide globali”.

Durante la riunione ministeriale Orlando ha espresso apprezzamento in merito all’approvazione all’unanimità, in commissione Lavoro, del testo di legge sulla parità salariale: “Un’ottima notizia proprio mentre al G20 la presidenza italiana sostiene come priorità la parità di genere nel mondo del lavoro”. Gli ha fatto eco, sempre su Twitter, Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la famiglia: “Oggi a Catania con il ministro Andrea Orlando alla Ministeriale G20 sul Lavoro per intervenire sull’empowerment delle donne. Il nostro obiettivo è la piena parità”.

Ma l’elenco delle cosiddette categorie fragili è lungo e Orlando, a margine della riunione ministeriale, ha voluto dedicare una riflessione ai riders: “Il tavolo sui riders non si è mai interrotto – ha assicurato – perché esiste un osservatorio che continua a lavorare con un gruppo di lavoro che sta definendo alcuni possibili interventi. Naturalmente stiamo affrontando il tema dell’impatto delle piattaforme con le parti sociali settore per settore. Quella che prossimamente sarà la prima questione che affronteremo è il tema, appunto, dell’impatto sulle piattaforme della logistica”.

A chiusura della seconda giornata del G20 di Catania il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha risposto in maniera franca alle domande dei giornalisti, toccando anche il tema della carenza di competenze nel mondo del lavoro. Orlando ha esposto così il proprio piano di azione proprio su questo tema, rispondendo ad una domanda posta dal Quotidiano di Sicilia.

“Chiarisco come il tema sia affrontato da più ministeri e a più livelli di governo, sia centrale che regionale. Ho fatto un ragionamento semplice alla Regioni dicendo di lavorare per realizzare strutture realmente efficienti nei Centri dell’Impiego, mettendo in condizione anche i soggetti pubblici di avere un monitoraggio in grado di riconoscere i fabbisogni. Non deve farlo solo il pubblico, ma anche il privato – ha spiegato Orlando – ma per avere un privato che funzioni serve un pubblico che si spenda. Ho evidenziato inoltre come oggi abbiamo risorse che in passato non c’erano, parlo del Next Generation EU, da utilizzare decidendo insieme come adeguare gli strumenti già esistenti ai nuovi e i nuovi strumenti agli aspetti che stanno cambiando il mondo del lavoro. Facciamolo anche alla luce del cosiddetto ‘rimbalzo’. A livello territoriale siamo disponibili a realizzare insieme dei ‘vestiti su misura’ secondo l’andamento delle diverse realtà d’Italia”.
A conclusione della conferenza il ministro ha elogiato la scelta fatta dal suo predecessore, Nunzia Catalfo, riconoscendole il merito di aver fatto convergere i lavori su Catania, sede rivelatasi suggestiva per tutti gli ospiti internazionali.

La soddisfazione di Bianchi: “Tutti
apprezzano la Presidenza italiana”

CATANIA – “Il G20 è andato molto, molto bene. Io sono molto contento, tutti hanno apprezzato la Presidenza italiana”.
Lo ha detto il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi a Catania a margine di una visita nell’Isis ‘Duca degli Abruzzi’ tracciando un bilancio della prima giornata dei lavori del G20.

“Il G20 – ha osservato Bianchi – ha messo in evidenza tre questioni molto chiare. Tutti i Paesi hanno affrontato gli stessi problemi: la pandemia, la sospensione delle lezioni, la loro ripartenza ma soprattutto tutti hanno notato che se i Paesi vogliono ripartire bisogna investire di più e meglio in istruzione. Il terzo punto è la necessità di investire molto nella transizione scuola-lavoro”.
“Abbiamo troppa dispersione scolastica – ha aggiunto il ministro – e voi lo sapete bene qui in Sicilia. Questo è stato messo al centro delle nostre discussioni: come ridurre dispersione scolastica e come orientare di più i ragazzi e soprattutto come orientarli verso il lavoro”. 
“Tornare in presenza – ha proseguito Bianchi – non è soltanto competenza del ministro. Ci sono migliaia e migliaia di persone, li vedete qui, che stanno tutti lavorando per lo stesso obiettivo”.
“Il ritorno in presenza – ha aggiunto – è una azione collettiva e corale di tutto il Paese e quindi quando avverrà, perché avverrà, dite grazie a tutte queste persone che sono qua in fila. Sono loro i protagonisti”.
La prima giornata di ieri, dunque, è servita a gettare le basi per la costruzione di un’alleanza globale finalizzata a consentire l’arrivo di risposte educative inclusive, sviluppate analizzando la delicata transizione “studio – mondo del lavoro” con particolare attenzione ai giovani, le donne e ai gruppi vulnerabili.

Rispondendo alle domande poste in conferenza stampa dal Quotidiano di Sicilia il ministro Bianchi ha spiegato cosa la scuola ha imparato dal Covid-19.

“Consultandoci sulla didattica a distanza abbiamo convenuto tutti e 20 i paesi, anche le associazioni internazionali, sul tornare a scuola insieme in presenza ma senza paura dell’uso dei nuovi strumenti. I nostri ragazzi sono nati in un secolo in cui vi è un ampio uso degli strumenti per cui bisogna sottolineare il ruolo della scuola di dare una capacità critica del loro utilizzo. è stato enfatizzato inoltre – spiega il ministro – come gli strumenti, compresa la didattica a distanza, non devono servire per sostituire l’insegnante o la scuola in presenza, ma devono essere un mezzo in presenza per allargare i rapporti. Per esempio, è stato ripetutamente sostenuta da tutti la possibilità di mettere in collegamento gruppi di persone che lavorano in Sicilia con gruppi di persone che lavorano in Germania o che studia, gioca in America Latina. Non sostituire la didattica in presenza dunque, ma allargare le capacità di apertura delle nostre relazioni. è stata anche ricordata la necessità di formare di più gli insegnanti, procedendo verso modelli di didattica che superano la didattica frontale, propria del secolo scorso”.

Ministro lei ha detto di aspirare ad un modello di scuola più giusta e aperta, “che esca dalle trappole del Novecento”. Come dovrà cambiare il modo di pensare la scuola e l’istruzione più in generale?
“Il Covid ha messo in evidenza la necessità e la centralità della scuola che veniva assunta in quasi tutto il paese come se fosse un’infrastruttura adatta. Invece proprio l’idea di aver messo tutti in discussione la necessità di ripensare i percorsi educativi, che dovranno mettere in evidenza anche quelle competenze che sono strettamente legate al vivere insieme. Quindi non soltanto più matematica, più scienze, ma anche più condivisione laboratoriale, più capacità di condividere le esperienze e dall’altra parte grande enfasi agli spazi educativi. Abbiamo parlato proprio di come sono fatti nelle scuole, quindi una scuola fatta di spazi chiusi è vissuta ormai in tutti i paesi come un limite questa capacità di usare in maniera critica i nuovi strumenti e dall’altra parte di permettere ai ragazzi di fare molte attività comuni. Abbiamo messo molta enfasi sul ruolo della musica, dello sport, della condivisione e anche dell’educazione civica che vuol dire condivisione di spazi di comunità. Ho trovato che tutti siamo allineati su questo”.

Chiara Borzì

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