Gregoretti, Catania non ci sta a essere la Pontida del Sud - QdS

Gregoretti, Catania non ci sta a essere la Pontida del Sud

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Gregoretti, Catania non ci sta a essere la Pontida del Sud

sabato 03 Ottobre 2020 - 06:09
Gregoretti, Catania non ci sta a essere la Pontida del Sud

Ieri nella battaglia delle manifestazioni poca gente nel piazzale del porto di Catania, passata, per i leghisti, da Forza Etna a "capitale della libertà". Anche stamattina Salvini ha ostentato serenità. E prima dell'udienza ha incontrato Meloni e Tajani

E’ in corso a Catania la maratona oratoria organizzata dalla Lega Nord durante l’udienza preliminare di Matteo Salvini sul caso Gregoretti, con vari politici locali e nazionali.

“Catania è la capitale della libertà e la Pontida del sud e lo stiamo dimostrando”, ha detto dal palco, Alessandro Messina, segretario del partito nella città siciliana e consigliere comunale sottolineando che contro Salvini “è in corso un ingiusto processo per chi in realtà ha compiuto brillantemente il suo ruolo di ministro”.

Su Twitter Salvini ha postato il link alla diretta della manifestazione in corso nel parcheggio Borsellino, nel porto di Catania, aggiungendo una foto e scrivendo: “Più tardi arrivo anch’io”.

Al termine dell’udienza dovrebbe raggiungere la darsena per una conferenza stampa insieme al suo avvocato e senatrice della Lega Giulia Bongiorno, e successivamente salire sul palco.

La giornata di ieri

Ma la cosiddetta Pontida siciliana, a detta degli osservatori, ieri, non è riuscita per nulla.

Troppo brusco il salto del Carroccio da Forza Etna a “Catania capitale europea della libertà”. Di Salvini naturalmente.

E poi le polemiche e gli sfottò sul “turismo processuale”, come lo ha definito la segreteria catanese del Pd, e le contromanifestazioni di “Mai con Salvini” e di altri partiti come i dem, che, senza bandiere e simboli, si sono dati appuntamento, in una città blindata, per stamattina in piazza Trento.

Ieri intanto, sotto il gigantesco palco del piazzale del porto, quella platea che i leader della destra immaginavano colmo di una folla oceanica, è rimasto mezzo vuoto.

Sulle poltrone… gli altri relatori

Sulle poltrone, a seguire gli interventi degli esponenti politici, c’erano soprattutto gli altri relatori. Le bandiere in cui campeggia la scritta “Processate anche me” e quei tricolore un tempo bruciati dai padani, garrivano tristemente.

La colpa all’emergenza covid

Ufficialmente è stata l’emergenza covid a imporre numeri ristretti per evitare assembramenti, ma, di fatto, ad ascoltare Salvini, intervistato da Maria Giovanna Maglie, c’erano tanti politici del centrodestra, ma pochi Catanesi. Le agenzie di stampa hanno diffuso i numeri delle presenze di chi è giunto da fuori, come cento parlamentari nazionali e una ventina di europarlamentari. Poi c’erano amministratori regionali e locali, e qualche attivista giunto da Milano con i voli low cost promossi dalla Lega Nord.

Ma rispetto all’ipotesi di chiedere il giudizio abbreviato, ieri Salvini, nel consueto diluvio di dichiarazioni, ha negato categoricamente, convinto che “Non ci sarà proprio un processo”.

Intervistato dalla Maglie, sul palco, ha continuato a riproporre tutte le dichiarazioni lanciate quotidianamente negli ultimi due mesi attraverso “La Bestia”, la sua macchina social della propaganda.

A cominciare da quello che è stato definito dai giornali “il mantra della tranquillità”.

Il mantra della tranquillità

“Stanotte dormirò sereno – ha detto ieri sul palco -, c’è qui la mia compagna. Il rosario ce l’ho in tasca, ma lo tengo per me”.

Poi si lascia scappare che “questo tre ottobre me lo ricorderò comunque vada”. Come probabilmente ricorderà anche quell’undici agosto dello scorso anno quando, da ministro dell’Interno in carica, venne cacciato da Catania (e da Siracusa) da salve di fischi e cori in cui lo si definiva un buffone.

Il suo copione comunque, ieri Salvini lo ha recitato tutto, fino al “Sarei preoccupato se avessi la coscienza sporca, ma ho fatto solo il mio dovere”.

Per singolare coincidenza, in questo stesso giorno, il tre ottobre, Lampedusa ricorderà le 368 persone affondate nel Mediterraneo nel più tragico naufragio del 2013.

Un brutto precedente

Salvini, nell’intervista sul palco, non ha mancato di ripetere che la sua vicenda potrebbe essere un brutto precedente.

“Non so – ha ribadito anche ieri – se è la prima volta che in Europa che un ex ministro è processo non per reati economici, ma per un’azione di governo”. E ha invocato “una riflessione sul confine tra l’azione del governo e quella della magistratura: domani potrebbe andare a processo il ministro della Scuola, dei Trasporti o del Lavoro”.

E non ha mancato di rievocare anche il “tradimento” degli ex alleati del M5s che un anno prima, per il caso simile della nave Diciotti, lo salvarono in Senato negando l’autorizzazione a procedere.

“Gli altri cambiano idea nel nome della poltrona? Peggio per loro”, ha detto.

Nessun intervento per Meloni e Tajani

La destra, invece, si è stretta a Salvini.

“E’ un nostro solido alleato – ha detto la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni parlando ieri ad Agrigento per le elezioni Amministrative -, ma ci siamo anche e soprattutto per difendere un principio sacrosanto: un ministro che fa quello che la maggioranza degli italiani gli ha chiesto di fare, non può essere processato per questo”.

E’ però apparsa come una presa di distanza la comunicazione che la stessa Meloni e il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani non faranno alcun intervento dal palco al porto, dove stamattina è prevista una maratona oratoria prima e dopo l’udienza.

Il presidio di “Mai con Salvini”

Forse per questo ieri, dal palco, il capo della Lega Nord non ha fatto alcun accenno agli alleati, preferendo parlare del presidio di “Mai con Salvini” organizzato da una serie di associazioni antirazziste riunitesi sotto quella sigla e al quale ha aderito anche il Pd.

Rivolgendosi ai giornalisti ha detto: “Noi non abbiamo organizzato alcuna manifestazione davanti al Tribunale, mai mi sarei permesso di andare a occupare il libero e legittimo lavoro della magistratura e mi spiace che lì ci sia un partito che di democratico ha solo il nome e va in piazza augurando galere”.

Città blindata e polemiche

Non avrebbe potuto comunque, la Lega Nord, organizzare manifestazioni davanti al Tribunale visto che la zona attorno al Palazzo di Giustizia è blindata e per l’operazione sono stati impegnati ben trecento uomini delle Forze dell’ordine. Tra le polemiche del M5s sui costi pubblici di quest’operazione che, ai più, continua ad apparire mediatica.

Caffè pre-udienza Meloni-Salvini-Tajani

E stamattina Matteo Salvini, Antonio Tajani e Giorgia Meloni si sono dati appuntamento per un caffè in un hotel sul lungomare poco prima dell’udienza preliminare.
Ieri un incontro fra i tre era stato previsto in piazza Duomo, ma era stato annullato per non meglio precisati “motivi di sicurezza”.


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