Italia Viva parte da Catania e Matteo Renzi lancia il guanto di sfida al governatore Nello Musumeci - QdS

Italia Viva parte da Catania e Matteo Renzi lancia il guanto di sfida al governatore Nello Musumeci

Pietro Crisafulli

Italia Viva parte da Catania e Matteo Renzi lancia il guanto di sfida al governatore Nello Musumeci

domenica 17 Novembre 2019 - 00:00
Italia Viva parte da Catania e Matteo Renzi lancia il guanto di sfida al governatore Nello Musumeci

Tanti segnali forti sono stati lanciati alla folla strabocchevole delle Ciminiere, primo incontro dopo la Leopolda: "creeremo nuova classe dirigente e indicheremo il prossimo presidente della Regione". Poi ha scherzato, "Ho visto Luca (Sammartino) e Nicola (D'Agostino) andare d'accordo, a questo punto possiamo fare tutto!". Di certo la nuova forza politica è riuscita a mettere d'accordo ex pd, ex berlusconiani, socialisti, e tanti uomini di centro. Luca Sammartino ha citato don Sturzo e "L'Appello ai liberi e forti"

Il guanto di sfida è stato lanciato, e Nello Musumeci lo ha ricevuto proprio sul muso: “Caro governatore sbloccaci i sei miliardi di euro che il governo Renzi ha messo con i Patti territoriali e che sono fermi e che devono essere spesi. Questo è il presente della Sicilia, poi sul futuro ci sarà modo di pensare e ragionare”.

Da Renzi tanti segnali forti

Sono stati tanti i segnali forti lanciati ieri sera dal fondatore di Italia Viva alla folla strabocchevole – un migliaio di persone non è riuscito a entrare – delle Ciminiere di Catania, primo incontro dopo la Leopolda: “creeremo nuova classe dirigente – ha detto Matteo Renzi, dopo essersi messo in maniche di camicia – e indicheremo il prossimo presidente della Regione.

E non solo: “Noi saremo – ha annunciato – il primo partito all’Assemblea regionale Siciliana alle prossime elezioni perché abbiamo idee e progetti. Noi sbloccheremo i fondi non spesi”.

E subito ha piazzato un’altra stoccata a Musumeci: “La Sicilia non diventerà bellissima – dice -, lo è già bellissima, ma deve avere il coraggio di sbloccarsi”.

Italia Viva fa miracoli

La battuta che circolava tra il pubblico, dalle provenienze politiche eterogenee era quella che Italia Viva fa miracoli. Nel senso che è riuscita a mettere d’accordo ex pd, ex berlusconiani, socialisti, e tanti uomini di centro – ad applaudire in prima fila c’era anche l’ex senatore democristiano Mimmo Sudano, zio di Valeria Sudano, sul palco con i vertici di Iv – contro quel Matteo Salvini che, ha ricordato Renzi parlando con i giornalisti al termine della manifestazione, voleva uscire dall’euro e chiedeva i pieni poteri. E questo dopo che, lo scorso anno, “con il governo Salvini-Di Maio, il pil dell’Italia che era salito fino all’1,7 per cento di botto è scivolato a zero: un dramma perché si sono persi tanti posti di lavoro”.

In diretta da Catania

In diretta da Catania il lancio di Italia Viva in Sicilia#ItaliaViva

Publiée par Matteo Renzi sur Samedi 16 novembre 2019

“Chi pensa che la politica sia riformismo e moderazione – aveva detto Renzi dal palco – non può stare con Salvini perché lui è l’estremista per definizione. L’elettorato in Sicilia è mobile, come nel resto del Paese. In questa regione, dove c’è stato il 61-0 del centrodestra nel 2001, un anno e mezzo fa il M5s ha preso percentuali bulgare. Quindi c’è un elettorato che, di volta in volta, vota soggetti diversi. Io penso che una larga parte dell’elettorato moderato siciliano non voterà Salvini, che è la negazione di riformismo e moderazione: Salvini è l’estremiste per definizione. Molta gente che in passato ha votato Forza Italia sicuramente voterà per noi”.

Ed è stato proprio Renzi a sottolineare scherzosamente un altro miracolo del nuovo partito: “Ho visto Luca (Sammartino) e Nicola (D’Agostino) andare d’accordo – ha detto aprendo il suo discorso -, a questo punto Italia Viva può fare tutto!”.

L’ordine degli interventi prima di Renzi

A proposito di segnali – non si sa quanto realistici – qualcuno ha voluto trarre auspici per individuare il presidente della Regione targato Iv dall’ordine degli interventi che hanno preceduto quello di Matteo Renzi.

Ad aprire era stato il capogruppo all’Ars, l’acese Nicola D’Agostino, seguito dal senatore palermitano Davide Faraone, capogruppo di Palazzo Madama. E, dopo gli interventi del vicepresidente della Camera Ettore Rosato e della ministro dell’Agricoltura e del Turismo Teresa Bellanova (che ha parlato di far “prevalere i temi del Sud”), l’ultimo a parlare era stato Luca Sammartino, il deputato all’Ars che, allora nel Pd, ottenne un record di preferenze – ben trentaduemila – nelle ultime regionali.

Sammartino cita don Luigi Sturzo

Non a caso Sammartino, dopo aver ringraziato Renzi, ha citato don Luigi Sturzo e “L’Appello ai liberi e forti”, il manifesto di quel Partito Popolare nato nel 1919, tre anni prima della Marcia su Roma.

Un manifesto rivolto “A tutti gli uomini liberi e forti che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti”. A loro si faceva “appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà”.

“Matteo – ha detto Sammartino rivolgendosi a Renzi – è finito il tempo di stare al calduccio, come diceva don Sturzo quando chiedeva agli italiani, ai siciliani, di non girarsi più dall’altra parte”.

E ha parlato dei Comuni siciliani da cui i giovani, senza prospettive di lavoro, senza futuro, vanno via.

Mettere il Mezzogiorno al centro di tutto

“Dobbiamo lavorare – ha detto – per farli tornare in Sicilia. Perché senza mettere il Mezzogiorno al centro di tutto, la nostra economia non cambierà mai. Occorre coraggio. Grazie dunque a chi ha voluto che si partisse da Catania per presentare questa nuova esperienza”.

Renzi, attacco frontale a Musumeci e a Fi

Poi, come detto, l’attacco frontale di Renzi a Nello Musumeci: “La situazione delle infrastrutture in Italia va rimessa a posto, ma in Sicilia è ridicola. Contro questo gap infrastrutturale il mio governo ha fatto uno sforzo di finanziamenti. Mi dicevano ‘servono i soldi, servono i soldi…’, col senno di poi forse dovevamo mettere qualche soldo di meno, ma dare qualche segnale di sblocco in più”.

L’idea è quella di investire massicciamente in quella Sicilia che ha sempre anticipato le scelte nazionali ed esprimere un candidato alla presidenza della regione siciliana cercando di rubare quanto più possibile elettori a quella Forza Italia decisamente preoccupata da questa prospettiva, tanto che proprio ieri nella manifestazione nazionale di Viagrande, nel Catanese, il vicepresidente del partito di Berlusconi, Antonio Tajani, continuava a ripetere come un mantra: “Noi siamo alternativi a Renzi, e lui non ha niente a che vedere con noi. Le posizioni e l’elettorato di Renzi sono alternativi al nostro”.

Ma, a giudicare dal gran numero di forzisti presenti ieri alle Ciminiere, almeno in Sicilia sembra proprio che Italia Viva stia conquistando consensi tra gli ex berlusconiani.

Il governo attuale e la speranza degli italiani

Parlando della situazione nazionale Renzi ha poi detto: “Avreste mai detto che avremmo fatto un governo con il M5s? Nemmeno io: è stata la reazione a un eccesso di Moito, bevuto da altri. L’accordo con i pentastellati riguarda questa contingenza e basta. Per il resto su tante cose non siamo d’accordo con il M5s e il simbolo di tutto questo è il reddito di cittadinanza. Italia viva nasce per dare risposte concrete: sblocchiamo i cantieri affinché la gente abbia un lavoro e non il reddito di cittadinanza. Noi dobbiamo dare lavoro di cittadinanza”.

“Italia viva – ha concluso – deve diventare la casa della speranza degli italiani, guardando al futuro, non al passato. Italia viva sarà la più grande sorpresa dei prossimi tre anni. Basta lamentazioni e baste polemiche, ci sono tante cose da fare”.

A cominciare dalla vicenda Ilva: “Io l’avevo detto che fidarsi di quell’imprenditore era un errore, perché aveva l’interesse a chiudere, ma deve rispettare le leggi dello Stato e non può permettersi di spegnere l’alto forno a Taranto: siamo pronti alle cause penali, ma l’Italia non può accontentarsi delle decrescita felice”.

Piantate le radici a Catania

Renzi ha lasciato Catania tra gli applausi dopo aver garantito alla platea: “In Emilia Romagna vinciamo noi!”.

In tarda serata arriva un tweet della ministro per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti: “#ItaliaViva ha affondato le sue radici anche a #Catania. Con @matteorenzi ripartiamo dai territori, per dare nuova linfa di vita all’Italia e rimetterla al centro dei nostri sogni”.

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