La cenere di pirite soffoca Priolo Gargallo, giunge a Thapsos e nel campo ex Feudo - QdS

La cenere di pirite soffoca Priolo Gargallo, giunge a Thapsos e nel campo ex Feudo

Oriana Gionfriddo

La cenere di pirite soffoca Priolo Gargallo, giunge a Thapsos e nel campo ex Feudo

sabato 01 Giugno 2019 - 00:05
La cenere di pirite soffoca Priolo Gargallo, giunge a Thapsos e nel campo ex Feudo

A finire nel registro degli indagati per la mancata messa in sicurezza dei luoghi il sindaco Gianni. Il primo cittadino: “Bisogna accertare in che modo hanno agito le precedenti amministrazioni”

PRIOLO GARGALLO (SR) – Un’altra pagina, decisamente “nera”, arriva per la vicenda della cenere di pirite a Priolo Gargallo, cittadina già in balìa dell’inquinamento a causa del polo petrolchimico a due passi dalle abitazioni.

Ma stavolta al centro del dibattito, non ci sono i soliti fastidiosi miasmi, bensì la pirite, un minerale che contiene zolfo e, quando si riscalda, emette una miscela di solfuri, per cui risulta molto pericoloso, di cui il sito Thapsos ed il campo sportivo ex Feudo ne sono pieni. A finire nel registro degli indagati per la mancata messa in sicurezza dei luoghi è il sindaco di Priolo Gargallo, Pippo Gianni, al quale è stato notificato l’avviso di conclusione indagini dalla Procura della Repubblica di Siracusa.

“Si tratta di un atto dovuto” – spiega Gianni. Il motivo di questa affermazione è da ricercare nei tempi perché, secondo quanto dichiara Gianni, questa messa in sicurezza sarebbe dovuta avvenire entro il 14 agosto, e cioè solo un mese dopo la sua elezione (in un mese sarebbe stato impossibile bonificare i siti). Ma in dieci anni questo sarebbe stato più che possibile, per tale motivo il primo cittadino punta il dito contro chi lo ha preceduto. “Bisognerà accertare – ha affermato Pippo Gianni – in che modo hanno agito le precedenti amministrazioni e perché non siano riuscite a risolvere il problema pirite. Già nel 2005 – ha ricordato – furono stanziati 18 milioni e mezzo di euro, somme sparite nel nulla”.

In questi mesi sono stati almeno 7 gli incontri che si sono susseguiti con il Ministero dell”Ambiente, responsabile unico dei siti Sin, l’Assessorato regionale competente, Invitalia, l’Arpa, la Provincia regionale, le due aziende che hanno vinto la gara d’appalto per l’esecuzione dei lavori che poi sono andate via senza neanche mettere in sicurezza il cantiere.

“L’amministrazione – ha riferito il sindaco – ha già commissionato le analisi per capire se la pirite contenga ancora arsenico e altre sostanze altamente nocive. Nel giro di 15 giorni dovrebbero arrivare i risultati. Nel caso queste sostanze fossero assenti, così come da tempo sostiene l’Arpa, i costi saranno nettamente inferiori e la pirite potrebbe essere tombata”.

Inoltre, nei giorni scorsi, il primo cittadino di Priolo si è recato a Palermo per chiedere nuovamente che vengano riaccreditati al Comune i 633 mila euro previsti per la progettazione, per la quale è incaricata la Regione, che andrebbero ad aggiungersi ai 750 mila euro già stanziati grazie al “Patto per il Sud”. Nel caso non dovesse esserci una risposta immediata da parte del Governo nazionale e del Governo regionale verranno utilizzate risorse del Comune. Nel bilancio, approvato il 21 maggio scorso, sono previste somme per 1 milione e 300 mila euro.

“Se dovesse esserci necessità di reperire altre risorse, si provvederà attraverso le variazioni di bilancio. ll Comune – ha concluso il sindaco Gianni – chiederà un risarcimento danni e si costituirà parte civile contro le aziende e tutti i soggetti responsabili della mancata rimozione”.

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