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Dpcm e Regione Siciliana, molto rumore per nulla

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Dpcm e Regione Siciliana, molto rumore per nulla

giovedì 29 Ottobre 2020 - 09:11
Dpcm e Regione Siciliana, molto rumore per nulla

Nessuna sfida allo Stato, la Giunta Musumeci, in nottata, ha approvato un disegno di legge "soft" che dovrà comunque essere approvato dall'Assemblea regionale siciliana. Nel testo manca infatti la preannunciata estensione fino alle 23 delle chiusure di bar, pub e ristoranti. Ieri la bocciatura di Boccia

Molto rumore per nulla nella querelle tra Governo nazionale e Giunta regionale siciliana: alla fine, niente “sfida” a Roma sulla chiusura alle 18 delle attività di ristorazione.

In nottata il governo Musumeci ha approvato un disegno di legge snello, quattro articoli, che non prevede l’estensione alle 23 della chiusura, come aveva anticipato il presidente della Regione, ma “una norma che dà la possibilità al governo regionale di adeguare la ripresa delle attività economiche all’andamento effettivo del contagio nell’Isola”.

“Stiamo applicando in Sicilia – ha spiegato il presidente della Regione – lo stesso principio adottato dalla Provincia autonoma di Bolzano nello scorso maggio che assicura il rispetto dei valori costituzionali della sussidiarietà e della leale collaborazione. Quindi, chi parla di ‘scontro’ con lo Stato è solo in malafede”.

La bocciatura di Boccia

In realtà ieri il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia era stato piuttosto duro nel dichiarare: “Ho trasmesso la richiesta di impugnativa per i provvedimenti adottati della Provincia Autonoma di Trento. Il medesimo provvedimento sarà attivato per tutte le Regioni e le Province Autonome che decideranno di aggirare le disposizioni del Dpcm. È in corso di valutazione l’ordinanza della Provincia Autonoma di Bolzano”.

“Duole constatare – aveva aggiunto – , per alcune dichiarazioni pubbliche, la non completa consapevolezza della situazione sanitaria in Italia e duole ancor di più che non siano tenuti in dovuto conto i dati uniformi di rischio. Non fa eccezione la Regione Autonoma Siciliana che oggi ha anticipato attraverso il Presidente Musumeci, l’ipotesi di un ddl che, se dovesse essere approvato, sarà immediatamente impugnato dal Governo”.

Musumeci rivendica le esigenze del territorio

“Siamo tutti consapevoli dei tempi difficili che ci attendono – ha detto oggi Musumeci – e della necessità di contenere la diffusione del virus, ma rivendichiamo anche responsabilità di anticipare e accompagnare la ripartenza per meglio rispondere alle specifiche esigenze del territorio siciliano”.

Cos’era avvenuto ieri

In realtà ieri era stata annunciata una corsia preferenziale all’Ars per il disegno di legge che avrebbe dovuto prevedere la possibilità di adottare misure estensive, pur recependo le direttive romane anticovid.

L’idea era quella di tentare la carta dell’Autonomia statutaria citando l’articolo 17: “Entro i limiti dei princìpi ed interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato – recita il documento – l’Ars può, al fine di soddisfare alle condizioni particolari ed agli interessi propri della Regione, emanare leggi, anche relative all’organizzazione dei servizi sopra le seguenti materie concernenti la Regione e che che riguardano i servizi essenziali come i trasporti, la sanità, l’istruzione e così via.

“Avevamo avanzato proposte ma non sono state raccolte – aveva detto Musumeci – tutto questo non aiuta a lavorare con uno spirito unitario. Nell’ultimo decreto del governo Conte ci sono contraddizioni palesi evidenti. C’è chi tra noi governatori sostiene che si arriverà prima o poi alla chiusura definitiva, in attesa che si arrivi alla primavera. Ma perché anticipare la chiusura visto che le condizioni epidemiologiche consentirebbero al tessuto economico di lavorare”.

Con il ddl la Regione avrebbe dovuto rivendicare il diritto di spostare l’orario di chiusura di bar e ristoranti dalle 18 alle 22 o alle 23.

“Quando il governo centrale – aveva dichiarato Musumeci – dirà che bisognerà chiudere per 24 ore, noi allora non fiateremo”.

Il ddl comunque è stato varato dal governo ma sarà l’Ars a dover approvare il testo e sarà a Sala d’Ercole che si potrà consumare lo scontro tra le forze politiche di maggioranza e di opposizione.

Il presidente dell’Ars, Gianfranco Micciché, aveva assicurato la corsia preferenziale.



Raffaella Pessina

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