Lampedusa, Open Arms, "portateli in aereo a Madrid" - QdS

Lampedusa, Open Arms, “portateli in aereo a Madrid”

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Lampedusa, Open Arms, “portateli in aereo a Madrid”

martedì 20 Agosto 2019 - 13:51
Lampedusa, Open Arms, “portateli in aereo a Madrid”

Toninelli, i Paesi Ue ci voltano le spalle per colpa di Salvini. Quindici in mare per disperazione, arriva Patronaggio. E Alarm Phone teme una strage con cento morti nel Mediterraneo

Nella vicenda Open Arms, “c’è un dato politico da registrare: mentre in precedenza gli altri Paesi europei, prima dello sbarco, davano la disponibilità ad accogliere una parte di migranti, ora invece ci dicono prima di sbarcarli a Lampedusa e poi si vedrà. Stanno ricominciando a voltarci le spalle e questo ha un unico responsabile: Matteo Salvini, che ha indebolito il Governo e, di conseguenza, la nostra posizione in Europa”.

A scriverlo, su Facebook, è il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, mentre la situazione sembra ormai sfuggita di mano al governo italiano: stamattina a Lampedusa, dove il sindaco Totò Martello ha ricevuto minacce di morte per la sua posizione pro-migranti, a bordo della Open Arms la situazione è diventata esplosiva e numerosi naufraghi – almeno una quindicina – si sono gettati in mare e alcuni hanno rischiato di annegare cercando di arrivare alla terraferma mentre alcuni turisti filmavano la scena con i telefonini.

Il Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio ha raggiunto in elicottero Lampedusa con uno staff di medici per seguire, da vicino, quanto sta accadendo.

Intanto, con tempi non compatibili con l’evolversi della situazione, le diplomazie italiana e spagnola sono al lavoro per stabilire una linea comune.

E così anche oggi la speranza dei 107 naufraghi di toccare la terraferma, che dista appena 800 metri da Cala Francese, s’è infranta.

Se la Ong ha accettato la proposta di trasferimento dei migranti in un porto delle Baleari – Minorca o Maiorca -, rimane aperto il problema di come si debba procedere.

“Se davvero un accordo è stato trovato, è indispensabile che Italia e Spagna si assumano la responsabilità di mettere a disposizione tutti i mezzi necessari”, avverte Open Arms. Che però mette dei paletti.

“Con la nostra imbarcazione a 800 metri dalle coste di Lampedusa, gli stati europei stanno chiedendo a una piccola ong come la nostra, di affrontare 590 miglia e 3 giorni di navigazione, in condizioni metereologiche peraltro avverse, con 107 persone stremate e 19 volontari molto provati che da più di 24 giorni provano a garantire quei diritti che l’Europa nega”, evidenziano.

No dunque all’ipotesi di essere scortati dalle navi militari della Guardia costiera fino alle Baleari, perché, dicono Oscar Camps e Riccardo Gatti di Open Arms, “noi certamente non possiamo navigare con la situazione che c’è a bordo”.

Anche la seconda ipotesi, cioè quella di trasferire una parte dei naufraghi nelle navi militari mentre il resto rimarrebbe sull’imbarcazione spagnola, viene bocciata dalla Ong.

La sensazione è che ci sia in atto un braccio di ferro, tra il governo italiano che vorrebbe definitivamente fuori dalle acque territoriali Open Arms e la Ong spagnola che, con il trasferimento dei 107 naufraghi, potrebbe riprendere la missione nel Canale di Sicilia.

In questa sorta di partita a scacchi, la Ong ha messo in campo due proposte: il trasferimento dei naufraghi in aereo o con traghetti di linea.

“Per dare dignità a queste persone potrebbero trasferirli a Catania e da lì in aereo portarli a Madrid – è l’idea lanciata da Camps e Gatti – Affittare un boeing per 200 persone costa 240 euro a passeggero. La soluzione Aquarius, lo scorso anno, per una nave della guardia costiera è costata 250 mila euro mentre la spesa per l’altra nave neanche si è saputa”.

L’alternativa, proposta dalla Ong, è l’uso di traghetti, e non di navi militari, “per fare viaggiare queste persone, stremate, in condizioni umane”.

Alle parti si rivolge la portavoce della Commissione europea Natasha Bertaud: “Facciamo un appello agli Stati membri e alle Ong a collaborare per trovare una soluzione che funzioni e che permetta uno sbarco immediato delle persone”.

Spiegando, inoltre, che il commissario Dimitris Avramopoulos nei suoi contatti con gli Stati membri degli ultimi giorni ha sollevato anche la questione della Ocean Viking, la nave norvegese con 356 naufraghi a bordo da giorni tra Malta e Lampedusa.

E intanto si teme per un maxi naufragio davanti le coste della Libia con almeno cento dispersi come riferisce Alarm Phone citando un pescatore testimone della tragedia.

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