L’arte come presa di coscienza contro ogni forma di bullismo - QdS

L’arte come presa di coscienza contro ogni forma di bullismo

Liliana Rosano

L’arte come presa di coscienza contro ogni forma di bullismo

mercoledì 29 Gennaio 2020 - 00:00
L’arte come presa di coscienza contro ogni forma di bullismo

A Vittoria il progetto “Mai più bulli, mai più vittime” curato da Giuseppe Raffa. Scuole elementari e medie chiamate a ritrarre il toro di Wall Street

VITTORIA – Quando l’arte diventa un mezzo di coscienza e consapevolezza e si presta a scopi educativi. Nasce dall’arte il progetto “Mai più bulli, mai più vittime”, curato ed ideato da Giuseppe Raffa, pedagogista, giornalista, coordinatore dell’ambulatorio antibullismi dell’Asp di Ragusa.

Il progetto, rivolto a tutte le scuole elementari e medie di Vittoria, vanta un testimonial di eccezione: l’artista vittoriese Arturo di Modica, autore della famosa scultura conosciuta come il “Toro di Wall Street” a New York. Sarà proprio il toro ad essere rappresentato, nella sua azione di carica, dagli studenti delle scuole, ai quali è stato chiesto di mettere al centro dei loro disegni il charging bull.

“Il progetto è semplice ma ha un messaggio molto importante – sottolinea Giuseppe Raffa – quello di presa di coscienza del fenomeno del bullismo attraverso l’arte”.

Autore del libro Belli senz’anima, dedicato al bullismo, Raffa spiega perché ha fortemente voluto Mai più bulli, mai più vittime per la sua città, Vittoria, coinvolgendo anche lo stilista vittoriese Diego Di Franco, in arte Diego Cortez, e ottenendo il patrocinio del comune di Vittoria, attraverso la commissione straordinaria presieduta da Filippo Dispensa.

“La mia città sta attraversando un momento delicato – continua Raffa. Il fenomeno del bullismo non può essere sottovalutato e trova terreno fertile laddove il ruolo educativo e di riferimento dei genitori viene meno. A Vittoria, dove ho riscontrato spesso una certa resistenza, anche da parte delle rappresentanze scolastiche, la mancanza del ruolo genitoriale, oggi in generale affievolito nella nostra società, trova una sostituzione purtroppo nella cultura paramafiosa, molto radicata nella nostra città e di natura trasversale, perché va ad insediarsi nelle famiglie che hanno diverse origini socio-economiche. Il problema riguarda e parte dalle famiglie, perché queste ultime hanno abbandonato la capacità-abilità di educare i figli. Un fatto grave perché il deficit di padre e madre provoca la mancanza di responsabilità e porta il giovane a cercare un imprinting nella cultura paramafiosa”.

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