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Mafia, amministratore giudiziario arrestato per peculato

redazione

Mafia, amministratore giudiziario arrestato per peculato

lunedì 14 Ottobre 2019 - 09:50
Mafia, amministratore giudiziario arrestato per peculato

Maurizio Lipani, noto commercialista palermitano, è stato posto agli arresti domiciliari dalla Dia di Trapani. Si sarebbe appropriato di ingenti somme appartenenti ad aziende ittiche sequestrate al boss Mariano Agate

Gli investigatori della Dia di Trapani hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari all’amministratore giudiziario Maurizio Lipani, accusato di aver intascato somme di denaro provenienti da due aziende ittiche sequestrate al boss trapanese Mariano Agate, per un ammontare di circa 350 mila euro.

Nei suoi confronti vengono ipotizzati i reati di peculato e autoriclaggio. L’inchiesta, condotta dalla Procura di Palermo guidata da Francesco Lo Voi, è coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai sostituti Alessia Sinatra, Gianluca De Leo e Francesca Dessì.

Nell’ambito della stessa indagine sono finiti in carcere anche il figlio del capomafia trapanese vicinissimo a Totò Riina e deceduto nel 2013, Epifanio Agate, e la moglie Rachele Francaviglia; nonostante il provvedimento di sequestro avrebbero continuato a gestire parte del patrimonio di “famiglia”.

Maurizio Lipani, che è un noto commercialista palermitano, avrebbe distratto a proprio personale vantaggio, mediante prelevamenti di contante e bonifici inviati sui propri conti personali, somme di pertinenza delle aziende sottoposte a sequestro ai coniugi Agate e di altre aziende colpite da vincoli cautelari dell’autorità Giudiziarie a lui affidate in qualità di custode o amministratore giudiziario, omettendo di adempiere agli obblighi di rendicontazione.

Secondo quanto accertato dagli investigatori in pochi anni il professionista avrebbe intascato somme per oltre 355 mila euro.

Per questo motivo il Gip di Palermo ha disposto nei confronti dell’indagato anche il sequestro per equivalente di una somma analoga.

Oltre trecento conti correnti e centinaia di prelievi

Oltre trecento conti correnti, centinaia di prelievi: il giro di movimenti bancari di Maurizio Lipani, ragioniere commercialista che, da amministratore giudiziario di beni sottoposti a sequestro e confisca, si sarebbe appropriato di 355mila euro facendo transitare sui propri conti soldi delle aziende che avrebbe dovuto gestire, era vorticoso.

È emerso dall’inchiesta della Dda di Palermo che ha portato all’arresto del commercialista.

Il gip, nonostante i pm avessero chiesto la custodia in carcere, ha disposto i domiciliari.

La procura ha già annunciato che impugnerà davanti al Riesame la misura.

Il figlio del boss continuava a gestire le aziende sequestrate

L’indagine nasce dalla scoperta che il figlio del boss Mariano Agate, Epifanio, continuava a gestire le sue aziende sotto sequestro e amministrate formalmente da Lipani.

Agate è stato arrestato stamattina.

Le operazioni bancarie fatte dal figlio del capomafia hanno insospettito i magistrati che hanno accertato che di fatto l’imprenditore continuava a essere dominus delle sue aziende. Da qui una serie di controlli che hanno portato anche agli accertamenti nei confronti del commercialista.

A carico di Lipani c’era stata una segnalazione di un altro soggetto colpito da misure di prevenzione che aveva denunciato irregolarità. Il ragioniere non si era presentato davanti al tribunale di Trapani che lo aveva convocato per rendicontare ed era stato revocato. Gli illeciti scoperti sono gravi e proverebbero ammanchi per centinaia di migliaia di euro.

Il procuratore Lo Voi, “inappropriato parlare di ‘sistema’”

“Parlare di ‘sistema’ è del tutto inappropriato. Quello accertato è un caso isolato, molto grave, ma isolato”.

Così il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi ha commentato l’inchiesta che ha portato alla misura dei domiciliari nei confronti del commercialista Maurizio Lipani, accusato di essersi appropriato di somme di denaro di aziende sequestrate di cui era amministratore giudiziario.

Li Pani è indagato per peculato e autoriciclaggio.

Nell’indagine sono coinvolti anche Epifanio Agate, imprenditore figlio dello storico boss di Mazara del Vallo Mariano Agate, e la moglie Rachele Francaviglia che, dopo aver subito il sequestro di alcune aziende del settore del commercio ittico, amministrate da Lipani, avrebbero continuato a gestire le attività di fare affari.

Niente a che vedere con il caso Saguto

Dopo le polemiche sulla cattiva gestione delle misure di prevenzione a Palermo, che ha portato all’accusa di corruzione l’ex presidente della sezione Silvana Saguto, Lo Voi precisa che “in questo caso il meccanismo delle misure di prevenzione non c’entra. Siamo davanti a un singolo soggetto infedele”.

Le verifiche dei pm palermitani continuano e del caso è stato informato il tribunale di Palermo che dovrà verificare la posizione di Lipani in altre eventuali amministrazioni giudiziarie.

Al setaccio della Dia i conti di altre società in amministrazione giudiziaria

Sono al setaccio della Dia i conti bancari di altre decine di società ed imprese affidate in amministrazione giudiziaria a Lipani dalle quali si sospetta che il professionista possa aver distratto altro denaro.

Le indagini riguardano anche eventuali collusioni del commercialista con soggetti sottoposti a misure di prevenzione.

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