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Mafia, catturati i capi della “famiglia” di Bolognetta

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Mafia, catturati i capi della “famiglia” di Bolognetta

mercoledì 20 Gennaio 2021 - 07:29
Mafia, catturati i capi della “famiglia” di Bolognetta

Provvedimenti di fermo della Dda per due imprenditori del Palermitano monopolisti nelle pompe funebri e nell'edilizia. "Pizzini" mascherati da lettere d'amore. Sequestrati anche beni per quattro milioni di euro

I Carabinieri, nel corso di un’operazione denominata “Domino”, hanno eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di due imprenditori, Carlo Salvatore Sclafani, di 46 anni, e Mario Pecoraro, di 45, accusati di essere ai vertici della “famiglia” di Bolognetta, paese del Palermitano che fa parte del “mandamento mafioso” di Misilmeri.

Il provvedimento è stato emesso dalle Dda di Palermo.

Secondo le indagini condotte dai militari del Comando provinciale di Palermo, coordinati dal procuratore aggiunto Salvatore De Luca, i due imprenditori nel periodo di reggenza di Stefano Polizzi all’indomani del suo arresto, il quattro dicembre del 2018 nell’operazione Cupola 2.0, si sarebbero messi a disposizione del capofamiglia assumendo un ruolo centrale a Bolognetta e grazie al sostegno della famiglia di Misilmeri, comandata da Salvatore Sciarabba, anche lui arrestato nella stessa operazione, avrebbero ottenuto il monopolio sul territorio nel settore delle agenzie funebri e dell’edilizia.

I militari, nel corso dell’operazione Domino, avrebbero accertato anche “l’infiltrazione nell’amministrazione comunale che avrebbe affidato loro commesse pubbliche senza seguire i previsti iter amministrativi in violazione del principio di trasparenza e imparzialità”.

Sia Sclafani che Pecoraro avrebbero anche minacciato e intimidito un imprenditore per mantenere il predominio nella zona.

Si sarebbero inoltre adoperati a redigere una documentazione falsa da presentate alla corte d’appello di Palermo per ottenere la revoca della dichiarazione di fallimento della società I.C. Servizi srl.

Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati aziende, conti correnti e il patrimonio immobiliare delle società per un valore di circa quattro milioni di euro.

E’ stato accertato che venivano impiegate finte lettere d’amore che erano in realtà “pizzini” per diffondere ordini.

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