Mafia, ergastolo al boss latitante Matteo Messina Denaro - QdS

Mafia, ergastolo al boss latitante Matteo Messina Denaro

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Mafia, ergastolo al boss latitante Matteo Messina Denaro

mercoledì 21 Ottobre 2020 - 06:37
Mafia, ergastolo al boss latitante Matteo Messina Denaro

Ieri poco prima della mezzanotte la sentenza della Corte d'Assise di Caltanissetta sulle stragi del 1992 costate la vita a Falcone, Borsellino e gli agenti delle loro scorte. La linea stragista di Riina. Il risarcimento ai parenti delle vittime

La Corte d’Assise di Caltanissetta, presieduta da Roberta Serio, dopo oltre quattordici ore di camera di consiglio, ieri poco prima della mezzanotte ha emesso la sentenza sulle stragi del 1992 condannandoo all’ergastolo il boss latitante Matteo Messina Denaro.

Le stragi di Capaci e Via D’Amelio costarono la vita ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e agli agenti delle loro scorte, ossia Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina

Capo della mafia trapanese, Messina Denaro, ricercato dal 1993, è stato tra i responsabili della linea stragista di Cosa nostra imposta dai cortonesi di Totò Riina.

Secondo l’accusa, sostenuta in aula dal procuratore aggiunto Gabriele Paci, Messina Denaro avrebbe determinato all’interno di Cosa nostra “un clima di unanimità senza il quale il capomafia corleonese Totò Riina non avrebbe potuto portare avanti i suoi piani stragisti, se non a rischio di una guerra di mafia”.

“Non è sostenibile – ha spiegato il magistrato durante la requisitoria, conclusasi con una richiesta di condanna all’ergastolo per il padrino latitante – che Totò Riina avrebbe comunque intrapreso quella strada senza avere il consenso di Cosa nostra, perchè se ci fosse stato il dissenso dei vertici di una delle province ci sarebbe stata una guerra”.

La storia di quegli anni, dunque non sarebbe stata la stessa se Messina Denaro non avesse appoggiato la linea del padrino corleonese e se non avesse aiutato Riina a stroncare sul nascere le voci del dissenso interno.

Quello che si è concluso è il terzo processo celebrato a Caltanissetta per la strage di Capaci e il quinto celebrato per la strage di via D’Amelio.

Nelle altre tranche sono stati condannati a vario titolo capimafia ed esecutori materiali dei due attentati.

Provvisionali per tutte le vittime

La Corte d’Assise di Caltanissetta ha disposto inoltre provvisionali immediatamente esecutive per tutte le parti civili.

Alle vedove e ai figli delle vittime sono stati liquidati cinquecentomila euro ciascuno, trecentomila ai fratelli, mentre ai nipoti somme tra i dieci e i cinquantamila euro.

Centomila euro sono andati ai tre superstiti degli attentati di Capaci e Via D’Amelio: Angelo Corbo, Giuseppe Costanza e Antonio Vullo.

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