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Mafia, il boss Pietro Puglisi comandava dal carcere

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Mafia, il boss Pietro Puglisi comandava dal carcere

mercoledì 03 Giugno 2020 - 06:59
Mafia, il boss Pietro Puglisi comandava dal carcere

Il genero del "Mappassotu", prima di essere sottoposto al 41 bis, agiva attraverso i suoi figli. Il maggiore dal 2017 a capo del "gruppo di Mascalucia", nel Catanese. Diciotto arresti e due domiciliari nell'operazione dei Carabinieri condotta in tutt'Italia. Bloccato un omicidio "di pulizia interna"


Dal carcere l’ergastolano boss Pietro Puglisi, genero dello storico capomafia deceduto Giuseppe Pulvirenti, detto “‘u Mappassotu” – poi pentitosi e morto in un incidente stradale -, prima di essere posto al 41 bis, dava ordini sulla gestione del clan che aveva la sua base a Belpasso, in dialetto Malupassu, nell’hinterland catanese e che si estende a diversi paesi etnei e in particolare su Mascalucia.

Emerge dall’operazione denominata appunto Malupassu, condotta dai Carabinieri del comando provinciale di Catania che, su delega della Procura Distrettuale etnea, hanno eseguito su tutto il territorio nazionale un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip nei confronti di venti persone.

I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, estorsione, ricettazione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti.
L’organizzazione colpita dall’operazione è legata a Cosa nostra catanese rappresentata dalla cosca Santapaola-Ercolano ed era guidata dalla famiglia mafiosa di Pietro Puglisi.

Diciotto arresti e due domiciliari

Due dei venti arrestati nell’operazione sono stati posti ai domiciliari, e sono: Michele Abate, di 45 anni, ed Andrea Gulisano, di 47.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata invece applicata nei confronti di Alessandro Bonanno, di 30; Rosario Cantone, di 64; Fabio Cantone, di 33; Alfio Carciotto, di 59; Antonio Carciotto, di 29; Mirko Pompeo Casesa, di 37; Alfio Currao, di 53; Agatino Fabio Frisina, di 4; David Giarrusso, di 43;Rosario Emanuele Leone, di 41; Giuseppe Iudica, di 47; Giovanni Mazzaglia, di 30; Salvatore Mazzaglia, di 63; Pietro Puglisi, di 62.

Arrestati anche Giuseppe Puglisi, di 34; Salvatore Puglisi, di 41; Salvatore Rannesi, di 53 e Salvatore Tiralongo, di 45.

I figli erano i portaordini del padre

Erano i figli di Puglisi, secondo la ricostruzione della Dda di Catania, a portare all’esterno della prigione gli ordini del padre quando non era sottoposto al 41bis, il regime di carcere duro.

Durante la loro detenzione il comando della “famiglia” era retto da Salvatore Mazzaglia – genero di Puglisi, e detto ‘u carcagnu -, Mirko Pompeo Casesa e Alfio Carciotto, quest’ultimo coadiuvato dal figlio Antonio, che si avvalevano della collaborazione dei fratelli Bonanno.

Ed era uno di quest’ultimi, Salvatore, divenuto poi collaboratore di giustizia, a gestire personalmente alcune attività estorsive, andando ben oltre i compiti assegnatigli.

Salvatore Puglisi dal 2017 a capo del gruppo di Mascalucia

Poi nel 2017, subito dopo la sua scarcerazione, Salvatore Puglisi assunse la leadership del gruppo di Mascalucia.

Le indagini dei Carabinieri hanno permesso di ricostruire l’organizzazione e le dinamiche interne alla storica famiglia mafiosa che ha segnato la storia della criminalità organizzata di Cosa nostra nel Catanese anche per la sua alleanza con la famiglia Santapaola-Ercolano di cui agli inizi degli anni Novanta era stato il braccio armato nella violenta e sanguinaria faida tra clan che faceva registrare oltre cento morti ammazzati l’anno tra città e provincia etnea.

Fatta luce su un sistema di estorsioni

Fatta luce anche su quindici estorsioni che, segnala la Procura, hanno trovato riscontro nella maggior parte delle vittime.

La prima sulla quale si è indagata, nel febbraio 2017, è stata quella a un’imprese edile i cui titolari hanno denunciato la richiesta di denaro ai carabinieri.

Le indagini hanno fatto emergere che l’estorsione era stata diretta da Piero Puglisi, dal carcere, con la collaborazione dei due suoi figli, Salvatore e Giuseppe.

Le somme estorte alle vittime venivano destinate al mantenimento degli affiliati detenuti, in primis del boss, e al soddisfacimento delle esigenze comuni del gruppo.

Bloccato un omicidio di “pulizia interna”

Durante le indagini i Carabinieri hanno fermato sette esponenti del gruppo che stavano organizzando un omicidio di “pulizia interna” per contrasti su un’estorsione e hanno accertato anche che il clan gestiva anche un vasto traffico di marijuana e hashish.

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