Mafia, Mattarella, la coscienza pubblica ripudi ogni violenza - QdS

Mafia, Mattarella, la coscienza pubblica ripudi ogni violenza

redazione web

Mafia, Mattarella, la coscienza pubblica ripudi ogni violenza

venerdì 30 Aprile 2021 - 09:56

Il Capo dello Stato lo ha deto in occasione dell'anniversario dell'uccisione di Pio La Torre. "Ineluttabile" lo sradicamento di Cosa nostra. I messaggi di Casellati, Fico e Bianchi

“Educare gli studenti al rispetto dei principi civici significa porre le basi per costruire una collettività futura libera da ogni forma di condizionamento criminale. Per queste ragioni manifesto il mio apprezzamento verso il Progetto educativo promosso ogni anno dal Centro da Lei presieduto, quale tangibile contributo al consolidamento di una coscienza pubblica che ripudia ogni espressione di violenza”.

Lo afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in un messaggio al Presidente del Centro di studi “Pio La Torre”, Vito Lo Monaco, nel giorno del trentanovesimo anniversario della morte per mano mafiosa di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo.

“Nel giorno del trentanovesimo anniversario della morte per mano mafiosa di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo – continua il messaggio – , esprimo il mio apprezzamento per l’evento da voi organizzato che, attraverso un dialogo con le giovani generazioni, mantiene viva la memoria delle vittime della lotta contro la criminalità organizzata quali grandi esempi di impegno civico e di senso dello Stato per l’intera collettività”.

“Vanno incoraggiate in ogni modo – si legge ancora – le iniziative volte a diffondere la cultura della legalità quali contributi essenziali al processo, storicamente ineluttabile, di sradicamento dalla società dei fenomeni mafiosi”.

“Nell’unirmi al ricordo di Pio La Torre e di Rosario Di Salvo – conclude il messaggio -, rivolgo a tutti i presenti e agli studenti collegati in video il mio caloroso saluto”.

Bianchi, uniti contro ogni tipo di criminalità

Dell’assassinio di Pio La Torre ha parlato anche il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, affermando che “fa presente a tutti noi la necessità di essere uniti contro ogni tipo di criminalità e ogni tipo di mafia”.

“Ricordare chi ha perso la propria vita per la legalità, per il Paese e anche per i più deboli – ha aggiunto – è un nostro dovere civico, perché vuol dire difendere quel principio di eguaglianza e solidarietà che è alla base della nostra Repubblica. Facciamo nostri gli ideali e le battaglie di Pio La Torre e di chi, come lui, si è battuto per questi che sono i principi fondamentali dell’educazione e della nostra scuola”.

Casellati, memoria viva di La Torre e Di Salvo

Oltre al Presidente della Repubblica hanno ricordato La Torre anche le altre due massime carico dello Stato, i presidenti di Camera e Senato.

“Voglio condividere con voi – ha detto Elisabetta Casellati – il valore di questo gesto che rievoca l’assassinio politico-mafioso di Pio La Torre e Rosario Di Salvo. L’impegno per l’uguaglianza dei cittadini e la giustizia sociale, la tutela dei diritti dei lavoratori contro ogni sopruso, l’importanza delle formazioni sociali nelle quali le istanze e le rivendicazioni dei singoli trovano sintesi e rappresentanza e poi la centralità delle istituzioni e della politica”.

“La biografia di Pio La Torre – ha concluso la Presidente del Senato – un vero e proprio manifesto. Una testimonianza che ha tanto da insegnarci nei tempi drammatici che stiamo vivendo: la dedizione disinteressata al bene comune, l’onestà e la trasparenza rendono le istituzioni un riferimento forte e solido”.

Fico, ricordare è dovere civico

“Il 30 aprile 1982 la mafia ammazzava Pio La Torre e Rosario Di Salvo. Ricordare il loro sacrificio è un dovere civico oggi come ogni giorno. La figura di La Torre occupa un posto di primo piano nella storia della nostra Repubblica. Ci ha lasciato un’eredità importante frutto di un percorso di passione civile e impegno che non possiamo dimenticare”.

Lo ha affermato il presidente della Camera, Roberto Fico, aggiungendo: “Parlo in particolare della legge che porta il suo nome, approvata pochi mesi dopo il suo omicidio. Con la legge Rognoni La Torre venne introdotto il reato di associazione di tipo mafioso e furono previste misure patrimoniali applicabili alla accumulazione illecita dei capitali”.

“La Torre – ha ricordato Fico – l’aveva definita una legge per la democrazia, perché consentiva che beni acquistati dalla criminalità tornassero ad essere beni della collettività. Liberare il Paese dalla mafia significa intervenire sulle disuguaglianze, sul lavoro, sulla dispersione scolastica, sulla povertà economica e culturale e significa sostenere persone e attività imprenditoriali prima che la criminalità organizzata sfrutti situazioni di fragilità per insinuarsi dove sono più accentuati fattori di vulnerabilità economica e sociale”.

“Questa esigenza – secondo Fico – è più che mai sentita in un momento come questo, a causa della pandemia”.

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