Mafia, Nebrodi, gli occhi dell'Europa sull'Italia - QdS

Mafia, Nebrodi, gli occhi dell’Europa sull’Italia

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Mafia, Nebrodi, gli occhi dell’Europa sull’Italia

mercoledì 15 Gennaio 2020 - 07:03
Mafia, Nebrodi, gli occhi dell’Europa sull’Italia

Plauso della Commissione Ue, soddisfazione delle ministro dell'Interno Lamorgese, dell'Agricoltura Bellanova e del procuratore De Raho. Sindacati e associazioni di categoria chiedono maggiori controlli e un diverso sistema di premialità

La ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha espresso “grandissima soddisfazione per la vasta operazione antimafia di questa mattina contro le organizzazioni criminali messinesi dei Monti Nebrodi, condotta dai Carabinieri del Ros, del Comando provinciale di Messina e del Comando Tutela Agroalimentare e dai Finanzieri del Comando provinciale di Messina, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Messina”.

“La scoperta di centinaia di truffe all’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), con il sequestro di 151 imprese – ha osservato Lamorgese – dimostra la capacità di inquirenti e investigatori, quotidianamente impegnati per scongiurare qualsiasi aggressione mafiosa nel circuito dell’economia legale e contrastare efficacemente i tentativi del sistema criminale di accaparrarsi risorse pubbliche”.

“L’operazione di oggi – ha proseguito la titolare del Viminale – conferma l’esigenza di una attenta vigilanza sulla erogazione dei contributi per evitare che clan mafiosi si approprino, eludendo il sistema dei controlli, di ingenti sovvenzioni europee a danno di produttori e agricoltori onesti, infiltrando settori strategici per lo sviluppo economico di importanti territori dediti alle attività agro-silvo-pastorali”.

Soddisfazione anche a livello europeo per l’operazione: un portavoce della Commissione Ue ha dichiarato: “Siamo al corrente di questa indagine delle autorità italiane sul cattivo utilizzo dei fondi. L’indagine è sempre in corso, ed è nelle mani delle autorità italiane. La Commissione Ue ha una politica di tolleranza zero rispetto alle frodi dei fondi europei. Insistiamo con gli Stati affinché sviluppino e stabiliscano un impegno chiaro per evitare queste situazioni”.

Cafiero de Raho, salto qualità nella mafia dei pascoli

Tra le reazioni, tutte positive, all’operazione, quella espressa da Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale antimafia, durante la conferenza stampa sull’operazione.

“C’è – ha detto – un salto di qualità della mafia che si nota sui Nebrodi ma anche a livello nazionale, con inserimenti nell’economia legale con sistemi illegali. Questa è un’operazione di grande importanza nella quale il Ros, Guardia di finanza e Carabinieri coordinati dalla Procura distrettuale di Messina sono riusciti a sgominare questi clan che tendevano ad accaparrarsi i terreni e quindi a utilizzare questo nuovo strumento di arricchimento. Oltre i reati tradizionali come il traffico stupefacenti, estorsioni, si muovevano nell’ambito delle frodi comunitarie, dividendosi i terreni per poi distribuire i proventi. Chi doveva controllare non controllava, chi doveva sostenere la formazione del fascicolo aziendale per ottenere i finanziamenti era complice dei clan che si arricchivano”.

Formazione del fascicolo a un organismo amministrativo

“Per evitare che questo accada ancora – prosegue De Raho – si deve assegnare a un organismo pubblico amministrativo la formazione dei fascicolo. I centri di assistenza agricoli sono privati e a loro vengono delagati dall’Agea gli approfondimenti. Ma nessun accertamento veniva fatto, anzi terreni che non appartenevano a determinati soggetti fittizi, risultavano come veritieri e così si ottenevano i finanziamenti. Ricordiamo anche l’importanza del protocollo Antoci, un protocollo antimafia che per primo permise di scoprire questo tipo di attività e poi diventato uno strumento fondamentale di contrasto alle mafie”.

Bellanova, bene la difesa dell’agroalimentare

Sulla vicenda è intervenuta anche la ministro delle Politiche Agricole, Teresa Bellanova, affermando: “La gravità di quanto emerso è enorme. Altrettanto evidente il danno derivante dal sottrarre importanti risorse europee alla buona agricoltura e alle imprese di qualità, che nella Sicilia orientale sono la maggior parte, per dirigerle verso le cosche mafiose e le imprese colluse con la connivenza di pezzi della pubblica amministrazione”.

“Doppiamente colpevoli – ha aggiunto la ministro – considerato l’utilizzo della figura dei giovani imprenditori, funzionale alla distrazione delle risorse. Un crimine nel crimine, un furto di futuro alle nuove generazioni, alla Sicilia, al suo agroalimentare di eccellenza che ho avuto modo di visitare personalmente di nuovo anche nelle ultime settimane”.

“La fisionomia modernissima e dinamica, a detta degli inquirenti, dei gruppi criminali sgominati, molto lontana dallo stereotipo della mafia dei pascoli – ha proseguito la titolare delle Politiche Agricole – conferma l’importanza del lavoro di indagine che colpisce clan mafiosi dediti allo sfruttamento delle risorse pubbliche in agricoltura, facendo emergere addirittura questo come attività prioritaria, con una ferita per le imprese sane. Operazione significativa anche per il numero di donne e uomini dell’Arma dei Carabinieri tra cui il nostro reparto specializzato”.

“Ancora una volta – ha concluso – emerge la qualità del nostro sistema di prevenzione e repressione a tutela di quell’economia e quell’agroalimentare che scelgono, senza tentennamenti, la via della legalità, del rispetto della legge, della concorrenza virtuosa e sana, della qualità territoriale come elemento fondamentale per la competitività e lo sviluppo”.

Il governatore Musumeci, bene inchiesta pm

“Esprimo vivo apprezzamento – il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci – alle forze dell’ordine e alla magistratura per avere impedito in Sicilia una nuova truffa sui fondi europei. Credo di poter anche interpretare il sentimento di gratitudine di migliaia di onesti agricoltori per i quali le risorse comunitarie costituiscono prezioso ossigeno”.

“Tutti speriamo – ha concluso – che, accertati i responsabili, siano inflitte pene esemplari, ancora più dure se si tratta di dipendenti pubblici”.

Il procuratore di Messina, organici insufficienti

Fra tante lodi, un grido allarme dopo il blitz contro clan dei Nebrodi, è arrivato proprio il procuratore di Messina, Maurizio de Lucia, nel corso della conferenza stampa in cui sono stati illustrati i particolari di una operazione antimafia.

“Spiace constatare – ha detto – come, a fronte di una situazione di grave presenza della criminalità organizzata sul territorio del distretto di Messina, che anche le indagini di oggi confermano, ma certo non scoprono per la prima volta, il Ministero della Giustizia, nella proposta di rideterminazione della pianta organica della magistratura, pubblica da ieri, non abbia in alcun modo rafforzato gli organici della magistratura messinese”.

“Ci si limita, sostanzialmente – ha concluso – a ripristinare nel distretto i posti soppressi nel 2016 ed escludendo comunque da ogni rafforzamento, che i fatti e le indagini in corso dimostrano essere necessario, l’organico della Procura di Messina”.

La Cgil, il sistema dei fondi Ue è distorto

Il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, e il segretario nazionale Cgil, Giuseppe Massafra, in una nota congiunta, hanno sottolineato che “L’indagine della direzione distrettuale antimafia di Messina e i conseguenti arresti portano alla luce una truffa colossale che è frutto anche delle distorsioni del sistema, che di fatto finora non ha garantito che le risorse europee producessero sviluppo, ma solo arricchimenti illeciti”.

“Un’operazione importante e meritoria – hanno osservato – ma che non basta a eliminare un sistema criminoso ampio come dimostrato, e che gode di appoggi e accondiscenze”.

I due esponenti della Cgil hanno rilevato “il contributo dato nel risultato di oggi dal protocollo voluto dall’ex presidente del parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, che se esteso aiuterebbe ulteriormente nel contrasto alle attività criminose dei clan”.

“Tra le distorsioni da eliminare – hanno sottolineato infine – quella che consente l’assegnazione delle risorse sulla base del possesso della terra, piuttosto che di progetti. Lo Stato deve reimpossessarsi del suo territorio, censendo tutti i terreni demaniali e, attuando il progetto di ‘Banca della terra’, con l’affidamento a fini produttivi a cooperative e aziende fatte da giovani”.

Coldiretti, fondi Ue vadano a veri agricoltori

“I fondi europei devono andare ai veri agricoltori. Ai giovani che vogliono rimanere e investire in quest’Isola, agli imprenditori onesti di questa Regione”.

Lo ha affermato con una nota la Coldiretti Sicilia dopo l’operazione antimafia a Messina.

“L’area dei Nebrodi – continua la nota di Coldiretti -, una delle più vocate per produzioni di grande pregio e per il patrimonio paesaggistico, era strozzata da attività criminali con forti limitazioni all’imprenditoria. Negli ultimi anni migliaia di giovani hanno scelto di riattivare le aziende dei propri avi ma spesso proprio la criminalità organizzata limita l’attività. E’ proprio l’agricoltura che pone un freno all’emigrazione, piaga che ancora troppo ampia. Restare nell’isola e investire in agricoltura è una scommessa che si vince con maggiori controlli, con infrastrutture e con la ricerca di mercati nazionali e internazionali che valorizzano il Sicilian Sounding”.

“In Italia – conclude la nota – il giro d’affari dell’agromafia ha superato i 24 miliardi di euro, cifra raggiunta anche con furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, o con il cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine”.

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