Mafia, uccise a Paternò nel 1995 la sorella che tradiva il marito - QdS

Mafia, uccise a Paternò nel 1995 la sorella che tradiva il marito

redazione web

Mafia, uccise a Paternò nel 1995 la sorella che tradiva il marito

venerdì 04 Giugno 2021 - 06:06

Con l'arresto di Alessandro, figlio del boss etneo Giuseppe Alleruzzo risolto un "cold case". Un pentito, Nunzia uccisa perché "aveva avuto numerose relazioni sentimentali con componenti del clan"

Nunzia Alleruzzo, figlia dello scomparso boss Giuseppe, poi pentitosi, sarebbe stata uccisa nel 1995 dal fratello Alessandro perché tradiva il marito con esponenti del suo clan e di uno rivale.

Grazie ai collaboratori di giustizia sembra risolto un “cold case” che ha portato all’emissione di un ordine di custodia cautelare in carcere per l’omicidio della sorella – scomparsa di casa il 30 maggio del 1995 e i cui resti furono ritrovati tre anni dopo -, nei confronti di Alessandro Alleruzzo, di 47 anni.

Quel giorno il figlio, che aveva allora cinque anni, disse di averla vista uscire con suo zio Alessandro.

Secondo un pentito lo stesso Alessandro Alleruzzo gli avrebbe “raccontato di aver ucciso la propria sorella per riscattare l’onore della famiglia”.

Il capo del clan Alleruzzo era l’ormai scomparso boss Giuseppe che, legato alla “famiglia” capeggiata da Benedetto “Nittu” Santapaola, tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso guidava il gruppo di Cosa nostra a Paternò, grosso centro della provincia di Catania al centro di sanguinose faide mafiose.

Alessandro è anche cugino di Santo Alleruzzo, 67 anni, soprannominato “vipera”, ritenuto il reggente del clan fino al suo ultimo arresto avvenuto nell’ambito della operazione “Sotto scacco” della Dda di Catania.

Nell’ambito di guerre di mafia Giuseppe Alleruzzo subì l’assassinio della moglie e di un altro figlio e decise di collaborare con la giustizia.

Il 25 marzo del 1998, militari del Nucleo operativo della compagnia di Paternò, dopo due telefonate anonime, trovarono in un pozzo dei resti di una donna, compreso un teschio con due fori causati da colpi di arma da fuoco.

Erano quelli di Nunzia Alleruzzo.

Dal carcere, Santo Alleruzzo avrebbe intimato a suo cugino Alessandro di “fare ritrovare il corpo della sorella per darle sepoltura”.

Le recenti dichiarazioni di tre pentiti – Francesco Bonomo, Antonino Giuseppe Caliò e Orazio Farina – hanno permesso di ricostruire dinamica e movente del delitto.

Nunzia Alleruzzo sarebbe stata assassinata dal fratello Alessandro perché la donna “aveva avuto numerose relazioni sentimentali con componenti del clan, abbandonando il marito”.

Caliò ha detto anche di “avere appreso direttamente da Alessandro Alleruzzo” che era stato lui ad “avere ucciso la sorella, sporcandosi di sangue e terra per averla dovuta trascinare, per riscattare l’onore della famiglia”.

Il collaboratore Farina ha aggiunto che “tra gli amanti di Nunzia Alleruzzo c’era anche Giovanni Messina, componente del gruppo che aveva ucciso la madre della donna e che pensava di uccidere suo fratello Alessandro”.

Alla riapertura dell’inchiesta, all’inizio di quest’anno, la Dda di Catania ha disposto intercettazioni nella cella del carcere di Asti dove erano detenuti Messina e Salvatore Assinnata, che commentando articoli di stampa che riportavano la notizia delle indagini dei carabinieri affermavano: “… Alessandro è il mandante… eh… l’ammazzau…” (“Alessando è il mandante, l’ha uccisa”).

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