Mes, Amendola: “No a ideologismi, si valuti in base a bisogni” - QdS

Mes, Amendola: “No a ideologismi, si valuti in base a bisogni”

redazione

Mes, Amendola: “No a ideologismi, si valuti in base a bisogni”

giovedì 22 Ottobre 2020 - 11:48

No a “ogni idelogismo”, ma “le linee di credito a livello europeo l’Italia deve valutarle in base alle sue scelte e ai suoi bisogni”. Lo ha detto – a proposito del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) – il ministro per gli Affari europei, Vincenzo Amendola.

“Noi da marzo scorso abbiamo fatto dei negoziati a livello europeo per sviluppare politiche fiscali comuni”, ha ricordato Amendola, intervistato da Radio Popolare, “Il grande risultato è stato il 21 luglio con un accordo sul bilancio europeo, con il Next Generation, ma prima di esso alcune scelte erano già state fatte. Oltre a quelle della Bce abbiamo attivato tre reti di emergenza: Sure per la cassa integrazione, la linea di credito della Bei e la linea di credito utilizzando i fondi Mes. Quindi sono tutti strumenti sul tavolo dei governi per affrontare questa fase di crisi. Io penso che, come avviene in tutti i Paesi, anche in Italia – liberi da ideologie – bisogna sedersi, guardare il fabbisogno del nostro Paese, soprattutto di fronte a una crisi innescata dalla seconda ondata del Covid, e fare scelte conseguenti. Io rifuggo quindi da ogni ideologismo ma carte alla mano l’Italia le linee di credito a livello europeo deve valutarle in base alle sue scelte e ai suoi bisogni”.

Il Mes, “come la parte di debiti del Next Generation e come anche la parte di linee di credito che abbiamo avuto per quanto riguarda Sure, servono ovviamente agli Stati per coprire le proprie spese, le spese emergenziali che ognuno di noi ha fatto e hanno ovviamente un impatto sul deficit.
E’ debito”, ha ammesso il ministro, “Ma con un`accorta cura, e soprattutto con una tenuta dei conti, tutto può essere gestito in maniera ordinata. Soprattutto grazie, anche, all’impulso della Bce che accanto alla politica fiscale degli stati e della commissione ha una politica monetaria molto espansiva che sta dando buoni risultati, in particolare per l’economia europea”.
Nessun Paese, obiettano i critici, ha fatto finora ricorso al Mes. “Ogni Paese fa la stessa valutazione che faccio io”, ha puntualizzato Amendola, “Valuterà in base ai propri fabbisogni e alla durezza della seconda ondata e agli effetti sulla crisi economica, su un rallentamento dell`economia (il 5 novembre vedremo le nuove previsioni della commissione).
Non ha molto senso fare un dibattito politico incandescente ma serve che la classe dirigente – governo e parlamento – di questo Paese, conti alla mano e soprattutto fabbisogno del Paese alla mano, possa fare delle scelte conseguenti”.

“Per quanto riguarda la possibile attivazione della linea di credito, bisogna vedere le specifiche della linea”, ha aggiunto, “Sono utilizzabili fondi per spese dirette e indirette, per spese già fatte anche al febbraio 2020: ha una linea di utilizzo che è variabile a seconda delle differenti opzioni che ogni Paese può avere e non avere”.

Ma i 4 miliardi previsti dalla manovra per la Sanità sono il segnale di non voler usare il Mes? “Questa è una linea di continuità”, ha chiarito Amendola, “Con gli scorsi quattro decreti che abbiamo messo in campo, dall`emergenza Covid in poi, noi abbiamo già stanziato 8 miliardi per la sanità. Abbiamo fatto un’assunzione di quasi 34mila persone, abbiamo lavorato per aumentare le terapie intensive di più del 10 per cento, anche tutti i posti letto delle aree Covid… Abbiamo adesso anche un`autonomia sulle mascherine che prima non avevamo e nella produzione dei ventilatori. Le spese e gli stanziamenti ingenti fatti da marzo scorso sono finiti per rendere la sanità più resiliente: continueremo a investire questo. Anche investimenti nel Next Generation, quelli che saranno indirizzati alla telemedicina, allo sviluppo delle capacità tecnologiche della nostra medicina, soprattutto quella di prossimità. E’ un percorso che continua”.

Quanto a chi avrà l’ultima parola sul Mes, secondo il ministro per gli Affari europei “il governo deve ovviamente valutare, con il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia, quelli che sono tutti i tendenziali, tutti i fabbisogni. Ovvio che qualsiasi scelta a livello europeo passa per un voto del parlamento: sul Next Generation e tutta la pianificazione delle linee guida noi abbiamo voluto – siamo l’unico Paese che lo ha fatto dovendo presentare un piano – che votasse il parlamento, con tutte le sollecitazioni di maggioranza e opposizione. Il ruolo del parlamento, quindi, è imprescindibile”.

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