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Messina, hotspot di Bisconte, ennesimo scontro

MESSINA – L’ordinanza di chiusura dell’hotspot di Bisconte è destinata a innescare nuove tensioni con il Viminale e lasciare strascichi. Il provvedimento – firmato dal sindaco Cateno De Luca dopo qualche giorno dalla fuga dei 24 migranti dall’ex Caserma Gasparro, che ospita il centro – non è stato fatto d’intesa con la Prefettura, cui il primo cittadino aveva comunque inviato la bozza alcune ore prima.

“Abbiano ricevuto una nota – ha detto il primo cittadino – in cui ‘si fa riserva di esaminarne il contenuto ai fini della conformità ai presupposti normativi e di fornire successivo riscontro’. Non avendo ricevuto altre notizie ho provveduto all’adozione e pubblicazione della mia ordinanza. Tutelo la mia comunità: un hotspot come quello di Bisconte, collocato nel luogo sbagliato e realizzato abusivamente rappresenta un pericolo costante per la pubblica e privata incolumità. Se entro cinque giorni il ministero degli Interni, autore di questo obbrobrio, non ottempererà a quanto da me ordinato, denuncerò tutti per omissione e abuso”.

Vedremo cosa seguirà a questo ultimatum. Intanto il sindaco ha incassato il plauso degli abitanti di Bisconte, che avevano più volte manifestato insofferenza nei confronti della presenza dei migranti. La vicenda, in ogni caso, non poteva che avere strascichi polemici a livello politico. “Il Viminale – hanno dichiarato la senatrice Grazia D’Angelo e il deputato Francesco D’Uva del M5s, che accusano De Luca di spettacolarizzare e affrontare il tema alla maniera leghista – ci ha confermato la volontà di risolvere al più presto la situazione. Come già fatto in passato, abbiamo sottolineato al ministro Lamorgese le criticità di questo hotspot, rilevando la necessità di rispettare le condizioni di sicurezza, salute e di igiene in tutte le strutture destinate all’accoglienza, non solo per i migranti, ma in particolare per i cittadini che abitano in queste zone”.

“Avevamo chiesto – hanno aggiunto – l’istituzione di un tavolo tecnico con il prefetto Maria Carmela Librizzi, dopo la fuga dei 24 migranti, risultati tutti negativi al Covid. È importante sottolineare che si sta lavorando per trovare una soluzione e tutti i provvedimenti posti in campo dalle autorità diverse dal ministero dell’Interno, non hanno alcun valore”.

L’hotspot di Bisconte, composto da una serie di container di zinco per una capienza massima di 250 persone, è attivo dal 2017 ed entro il 2019 doveva essere chiuso. All’interno del centro, gestito dalla Cooperativa Badia Grande, lavorano sei operatori che si occupano delle pulizie e della distribuzione dei pasti, un responsabile generale e uno del personale. Vi sono inoltre un medico, un assistente sociale, uno psicologo, un infermiere e un mediatore. Nelle rare ispezioni effettuate in questi anni si sono riscontrate gravi criticità con uno schema di capitolato per la gestione, redatto dal ministero degli Interni, spesso disatteso.

Nel report seguito all’ultima visita, quella dell’ottobre del 2019, effettuata da rappresentanti di ActionAid, BorderLine e Asgi, vengono descritte condizioni di vita al limite, con promiscuità, scarsa igiene e poco cibo disponibile. Problemi riscontrati anche nell’assistenza sanitaria e in quella legale. “È previsto – si legge nel report – un percorso di screening all’ingresso per malattie infettive e vulnerabilità medico-psicologiche, ma le maggiori criticità emergono in relazione alle visite specialistiche e all’ accesso ai presidi locali per effettuare esami diagnostici”.

Intanto è esplosa anche la polemica con l’ex sindaco Accorinti. Secondo De Luca quello spazio nell’ex Caserma sarebbe stato “ceduto” in cambio dei fondi del Masterplan e del Palagiustizia all’ospedale militare. “La contrarietà di Accorinti e della sua Giunta all’hotspot presso la Gasparro è nota a tutti – si legge in una nota di MessinAccomuna – mentre sulle aree militari il sindaco non ha alcun potere ed è il ministero dell’Interno, ad avere una competenza esclusiva sull’accoglienza dei migranti. De Luca dice che la struttura temporanea attivata nel 2017 avrebbe dovuto chiudere dopo due anni. Ma nel 2019 chi era sindaco di Messina ?”.

Lina Bruno

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Lina Bruno
Tags: cateno de lucahotspot biscontemessinamigranti

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