Messina, visite in nero, in ospedale e studi privati, sotto accusa tre medici del "Papardo" - QdS

Messina, visite in nero, in ospedale e studi privati, sotto accusa tre medici del “Papardo”

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Messina, visite in nero, in ospedale e studi privati, sotto accusa tre medici del “Papardo”

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giovedì 30 Settembre 2021 - 07:40

Contestati a vario titolo i reati di peculato, truffa e falso. Dei tre professionisti, uno già era stato raggiunto da un provvedimento interdittivo lo scorso 9 settembre - i NOMI

I finanzieri del Comando provinciale di Messina hanno sequestrato oltre 65.000 euro a tre dirigenti medici dell’ospedale “Papardo”, accusati a vario titolo dei reati di peculato, truffa aggravata e falso in atto pubblico.

L’operazione scaturisce da una complessa indagine in materia di spesa pubblica nel comparto della sanità, coordinata dalla Procura di Messina e volta a verificare il rispetto della disciplina dell’esercizio dell’attività libero professionale intramuraria da parte dei tre professionisti, di cui uno già raggiunto da un provvedimento interdittivo lo scorso 9 settembre.

Chi sono i medici indagati, dell’ospedale “Papardo” di Messina

Gli elementi indiziari acquisiti nei confronti dei tre medici, due dirigenti medici, D.F.C. 66 anni, endocrinologo, e S.S. 65 anni, cardiologo, hanno consentito di ricostruire un solido quadro indiziario e, secondo il gip, “costituiscono una sicura conferma alla sistematica attività di visite in studio privato” (non autorizzata), in quanto sono stati “trovati pazienti in attesa di essere visitati, agende e strumentazioni che comprovano la suddetta attività”. Per uno dei tre indagati, M.F., 52 anni, il gip ha anche
ritenuto sussistente l’ipotesi di truffa aggravata ai danni dell’Ente pubblico per la percezione dell’indennità di esclusività, avendo ingannato il datore di lavoro per non aver rispettato l’obbligo di unicità d’impiego, disponendo il sequestro delle somme percepite.

Giro di visite “esclusive” per i pazienti, senza ricevuta

Secondo quanto emerso dalle indagini, i tre medici, tutti operanti all’interno dello stesso ospedale e legati all’azienda sanitaria da un  contratto che prevedeva un rapporto di esclusività, effettuavano visite specialistiche all’interno del reparto, richiedendo e ricevendo da una platea di clienti il pagamento in contanti per le relative visite specialistiche, omettendo di rilasciare qualsiasi ricevuta fiscale e di versare all’azienda sanitaria la percentuale dovuta. I tre ricevevano anche i pazienti in studi privati non dichiarati al fisco.

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