Coronavirus, Micciché, "i treni per la Sicilia andavano fermati” - QdS

Coronavirus, Micciché, “i treni per la Sicilia andavano fermati”

Patrizia Penna

Coronavirus, Micciché, “i treni per la Sicilia andavano fermati”

lunedì 16 Marzo 2020 - 23:45
Coronavirus, Micciché, “i treni per la Sicilia andavano fermati”

Il Presidente dell'Ars in esclusiva al Qds: “Conte ha tutte le attenuanti, ci siamo trovati di fronte a qualcosa che nessuno conosceva. Il Parlamento siciliano non si ferma ma prima dialogo con Roma, ci dia risposte tempestive sugli aiuti alle Regioni"

PALERMO – La politica ai tempi del Coronavirus. In queste settimane di emergenza l’imperativo è stato quello di mettere in quarantena, letteralmente, la polemica e di remare tutti nella stessa direzione. Ma sulla gestione dell’emergenza da parte del governo Conte, soprattutto in relazione alla fase iniziale, qualche perplessità c’è stata.
Ne abbiamo parlato con il Presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Micciché.
Presidente, secondo Lei, il governo nazionale ha gestito nella maniera più corretta e più prudente possibile l’emergenza Coronavirus? E non mi riferisco alla fase pandemica ma a quella iniziale, quella nella quale gli appelli di Musumeci, che invitava a misure più restrittive, sono caduti spesso nel vuoto?
“Io credo non ci sia alcuna polemica da fare, non perché non ne dobbiamo fare ma perché ci siamo trovati di fronte a qualcosa che nessuno di noi conosceva, una situazione assolutamente nuova, quindi qualunque cosa si faceva, in alcuni frangenti, aveva le stesse probabilità di risultare “azzeccata” così come di risultare sbagliata. Oggi ci sono Paesi come la Francia o l’Inghilterra che stanno assumendo posizioni assolutamente vaghe. In Inghilterra, ad esempio, la settimana scorsa gli stadi erano strapieni. Cosa ben diversa, invece, hanno fatto lo Stato italiano da una parte e la Regione siciliana dall’altro, pur senza sapere esattamente quale fosse la cosa giusta da fare (perché col senno di poi è sempre tutto facile). Quanti di noi erano assolutamente certi che bisognava chiudere tutto o che poteva rimanere tutto aperto? Nessuno. Ora, dire che un governo, nazionale o regionale che sia, si sia mosso in ritardo, secondo me è azzardato. Se io facessi una polemica su questo farei solo danno. Soltanto una cosa mi posso di permettere di dire, seppure ponendo l’accento su tutte le attenuanti del caso: nel momento in cui si blindava la Lombardia, il governo un secondo dopo doveva fermare i treni. Invece è accaduto il giorno dopo: questo è stato chiaramente un errore. Ma, ripeto, vi sono tutte le attenuanti. Nessuno, in quel momento aveva il mandato di pensare a questo e non l’ha fatto. Più semplicemente, nessuno in quel momento ci ha pensato. Certamente, se si dovesse verificare un’altra emergenza domani, questo errore non verrebbe ripetuto. Da qui a “condannare” l’operato del governo, però, ne passa. Bisogna essere molto prudenti nel giudicare”.
Come ha risposto il governo regionale all’emergenza?
“Io credo che Musumeci si sia mosso molto bene. Gli ho fatto i miei complimenti con un messaggio. Ha indovinato anche quest’ultima mossa di ottenere dal ministero dei Trasporti il blocco dei collegamenti perché noi non siamo ancora ai livelli di Lombardia o Veneto, però non è detto che ciò non possa accadere domani, per cui la scelta di proteggerci, in modo esageratamente prudente, è quella giusta”.
Vuole lanciare un appello ai siciliani?
“Ai siciliani mi sento di dire che dobbiamo resistere. Non è facile stare chiusi in casa. La nostra vita è stata stravolta, negli orari, nelle abitudini. Ma i siciliani hanno una straordinaria capacità di resistenza. Bisogna continuare a resistere. Penso ogni giorno ai tanti genitori che hanno figli che vivono fuori e che da un lato vorrebbero che rientrassero ma dall’altro si pongono il problema di un rientro ‘responsabile’. Mia figlia, ad esempio, vive a Milano, ho una nipotina di 3 anni, vivo momenti di grande apprensione”.

“Ars a lavoro ma subito dialogo con Roma, ci dia risposte tempestive sugli aiuti alle Regioni”

L’Ars ha sospeso l’attività legislativa fino al 18 marzo. Ipotizzare uno stallo ad oltranza sarebbe per noi un danno aggiuntivo. Ha pensato a soluzioni che permettano al Parlamento siciliano di continuare a legiferare?
“Non c’è nessuno stallo. Io sono sempre a lavoro, pronto a ricevere qualsiasi proposta del governo e a convocare l’Aula nel momento in cui sarà necessario. Dopodomani l’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, relazionerà sull’emergenza Coronavirus in Sicilia e l’occasione sarà utile anche per fare il punto della situazione con il governo regionale per capire quali sono i tempi necessari per permettere alla finanziaria regionale di vedere finalmente la luce. Troveremo la soluzione per proseguire l’iter, fosse anche in videoconferenza o facendo votare i deputati dieci alla volta come hanno fatto Camera e Senato e certamente non si fermerà nulla”.
Quali altre priorità ha il Parlamento siciliano in questo momento così drammatico?
“Altra cosa importante che bisognerà capire è come far fronte ai costi enormi che la nostra Regione sta sostenendo per gestire l’emergenza. Non si potrà fare niente se prima non si avvia un confronto con lo Stato”.
Il problema non è solo siciliano.
“Appunto, il problema non è solo siciliano, è anche siciliano ma la soluzione al problema siciliano deve passare dallo Stato. A ciò si aggiunga che il nostro problema non si riduce ai soli costi che stiamo sostenendo. Da un lato il Pil è fermo perché non si produce ricchezza, dall’altro vi sono chiaramente minori entrate per Stato e Regioni: è ovvio che per fare il bilancio dobbiamo prima dialogare con Roma per capire nel dettaglio quali saranno gli interventi in aiuto a tutte le Regioni e quindi anche alla Sicilia”.
Quali sono i possibili scenari?
“La situazione attuale è talmente emergenziale, nuova e senza precedenti che potrà pure accadere che si fermerà tutto per un periodo ancora più lungo di quello previsto. La legge prevede che entro il 30 aprile debba essere approvato il bilancio, non è escluso che lo Stato, non potendo dare tutte le risposte, faccia slittare i termini. Io spero che ciò non avvenga ma non lo escludo. Un altro scenario possibile è che Roma dia le risposte in tempi brevi e che immediatamente dopo si approvi una finanziaria d’emergenza”.
Lei cosa si augura?
“Il mio augurio è che in tempi rapidissimi Roma sia in grado di quantificare l’aiuto che può darci perché se non conosciamo le risorse di cui possiamo disporre, non possiamo approvare il bilancio”.

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