Migranti, Lamorgese presto in Tunisia, "Serve solidarietà in Ue" - QdS

Migranti, Lamorgese presto in Tunisia, “Serve solidarietà in Ue”

redazione web

Migranti, Lamorgese presto in Tunisia, “Serve solidarietà in Ue”

mercoledì 22 Luglio 2020 - 00:00
Migranti, Lamorgese presto in Tunisia, “Serve solidarietà in Ue”

Trafficanti d'uomini italo-tunisini, pm chiede quattro condanne. Messina, annullata l'ordinanza di chiusura dell'hotspot firmata dal Sindaco. Ma De Luca ringrazia, anche la Ministro. Boom di arrivi a Lampedusa

La ministro dell’Interno Luciana Lamorgese sarà la prossima settimana in Tunisia per incontrare il presidente della Repubblica e il ministro dell’Interno con l’obiettivo di migliorare il dialogo con i Paesi di provenienza e transito dei migranti che sbarcano nel nostro paese e mettere a punto delle strategie condivise.

Lo ha annunciato lo stesso titolare del Viminale nel corso del question time alla Camera sottolineando di essere costantemente in contatto con i colleghi dell’Unione europea e che nei prossimi giorni avrà un incontro con il ministro dell’Interno francese.

“Dobbiamo trovare il consenso per una maggiore solidarietà all’interno dell’Ue – ha detto Lamorgese – e sviluppare una partnership concreta con i paesi africani, per prevenire i flussi e accelerare i rimpatri”.

Lamorgese, tamponi a tutti i migranti che sbarcano

“Con la regione Sicilia – ha detto intanto la Ministro – si sta lavorando per assicurare l’effettuazione dei tamponi a tutti gli stranieri che sbarcano e analoga procedura verrà adottata a tutti coloro che arrivano anche nelle altre regioni”.

Da parte del Governo c’è la “massima e costante attenzione per la salute dei cittadini”.

Il titolare del Viminale ha poi affermato che si sta lavorando per avere altre due navi dove consentire ai migranti che risultino positivi di effettuare la quarantena e che ad oggi sono 163 i migranti sbarcati in Italia risultati positivi al Covid, tutti posti in quarantena in località in cui “sono garantite le misure di vigilanza” con l’Esercito e le forze di polizia.

Due tunisini feriscono carabinieri

Ieri intanto proprio due tunisini hanno tentato la fuga dal centro d’accoglienza “Casa dei gabbiani” di Agrigento e si sono scagliati contro i tre carabinieri che stavano cercando di impedire che lasciassero il cpa.

I due sono stati bloccati e arrestati per resistenza a pubblico ufficiale e oltraggio.

I carabinieri sono finiti al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio dove i medici hanno diagnosticato loro ferite e contusioni guaribili dai sette ai dieci.

Operazione “Caronte”, pm chiede quattro condanne

E a proposito delle organizzazioni tunisine di trafficanti d’uomini legate alla criminalità siciliana, ieri quattro condanne, altrettante assoluzioni e due rinvii a giudizio sono stati chiesti a Marsala dal pm Giulia D’Alessandro per le dieci persone coinvolte, nel marzo 2018, nell’operazione “Caronte”, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e contrabbando di sigarette estere.

L’operazione “Caronte” scattò a seguito di indagini, con pedinamenti e intercettazioni, nel corso delle quali gli investigatori riuscirono a documentare le varie fasi organizzative ed esecutive delle traversate, attuate con potenti motoscafi che, dalle spiagge di Al Huwariyah, in Tunisia (punto più vicino alle coste italiane), raggiungevano i litorali di Marsala e Mazara del Vallo.

Gli imputati sono processati con rito abbreviato davanti al giudice delle udienze preliminari di Marsala Francesco Parrinello.

L’inchiesta è stata condotta dai Carabinieri della Compagnia di Sciacca (Ag) e coordinata dalla Procura di Marsala e i fatti contestati risalgono al 2017.

La pena più severa (sei anni e 8 mesi di carcere) il pubblico ministero l’ha invocata per Montasar Bouaicha, di 30 anni, tunisino. Sei anni, invece, sono stati chiesti per Salvatore Calcara, di 51, di Sambuca di Sicilia (Ag), cinque anni e mezzo per Marco Bucalo, di 33, di Menfi (Ag), e un anno e mezzo per Michele Salvetti, di 45, di Brescia.

Per Bouaicha, Calcara e Bucalo chiesti anche diciassettemila euro di multa per ciascun trasporto di migranti.

Il rinvio a giudizio, invece, è stato chiesto per i tunisini Fathi Taleb, di 35 anni, e Nabil Zayar, di 37, residente a Petrosino (Tp), entrambi attualmente latitanti, mentre l’assoluzione per il pregiudicato Angelo Licciardi, di 60, di Marsala, Giuseppe Morreale, di 50 anni, di Santa Margherita Belice (Ag), Girolamo Stassi, di 58, di Partanna (Tp) e Lillo Barbera, di 50, di Menfi (Ag).

Trafficanti di uomini e Ong

E’ dal tempo della bufala dei porti chiusi raccontata dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, che alcune forze politiche fanno volutamente confusione tra l’attività delle Ong che soccorrono i migranti in difficoltà nel Mediterraneo e le organizzazioni, prevalentemente tunisine, di trafficanti d’uomini che portano persone dall’Africa in Italia con il sistema della nave madre e dei barchini.

I porti, in realtà erano chiusi soltanto alle navi delle Ong perché, come ripetutamente denunciato dal sindaco di Lampedusa Totò Martello, gli arrivi “autonomi” – i cosiddetti “sbarchi fantasma” – non si sono mai fermati, come dimostrano anche i dati registrati dal Viminale in quel periodo.

L’importanza di un confronto tra Paesi Ue e Africani

Per risolvere davvero il problema delle migrazioni, dunque, come ribadito in un’intervista al Qds.it del sindaco Martello, è fondamentale aprire un confronto tra Paesi Ue e Africani.

E, dopo l’incontro dei giorni scorsi in videoconferenza con rappresentanti europei e africani, arriva adesso l’annuncio del viaggio in Tunisia della ministro dell’Interno Luciana Lamorgese.

Messina, annullata l’ordinanza di chiusura del Sindaco

Sui centri d’accoglienza ci sono forti polemiche e il Prefetto di Messina Maria Carmela Librizzi ha annullato l’ordinanza del sindaco Cateno De Luca che disponeva la chiusura del centro di accoglienza migranti di Bisconte.

“La gestione dell’hotspot è di competenza del Governo e non può essere soggetta ad ordinanza sindacale” ha scritto la Prefettura in una nota.

“Per ciò che attiene le eventuali decisioni sul futuro dell’hotspot – prosegue la nota – il Prefetto conferma in ogni caso le esistenti interlocuzioni con il ministro Lamorgese con la disponibilità a prendere in considerazione anche le motivazioni dell’amministrazione comunale”.

De Luca, la Prefetto ha compreso la mia ordinanza

Inaspettatamente, il sindaco De Luca ha ringraziato “la ministro Lamorgese e la prefetto Librizzi perché hanno colto il senso della nostra presa di posizione sul centro migranti che era stata sintetizzata in un’ordinanza e che rispecchia le condizioni che sono mutate nell’hot spot rispetto a quando era stato concepito”.

“Stiamo preparando – ha aggiunto – una dettagliata relazione che trasmetteremo per spiegare le motivazioni della nostra ordinanza. Ho ribadito che la situazione è grave e che per noi ormai è una questione di ordine pubblico oltre che di carattere sanitario, e non può procrastinarsi oltre. L’hot spot va chiuso e raso al suolo perché le condizioni che si sono determinate non rendono compatibile la presenza del Centro alla caserma Gasparro”.

Per il sindaco di Messina “l’alternativa è solo una nave in porto dove ospitare i migranti, anche perché comunque non ci sono immobili comunali adatti a questa esigenza.”.

Lampedusa quasi ottocento migranti in due giorni

Intanto, complici le favorevolissime condizioni del tempo, continuano a giungere a Lampedusa, a bordo di barchini, numerosi migranti.

Tra ieri e oggi quasi ottocento, in prevalenza i migranti sono di nazionalità tunisina.

La Prefettura di Agrigento, sta organizzando il trasferimento sulla terraferma provando ad alleggerire le presenze.

Sono due i traghetti, uno in tarda mattinata e l’altro in serata, che collegano Lampedusa con Porto Empedocle (Agrigento).

Tutti sono stati portati nell’hotspot di contrada Imbriacola.

Ong, in 120 su barcone in difficoltà al largo della Libia

Intanto l’emergenza continua: un gommone con centoventi migranti si troverebbe in difficoltà in acque internazionali a una cinquantina di miglia dalle coste libiche.

L’imbarcazione, dicono Sea Watch e Alarm Phone, sarebbe in mare da oltre dodici ore, senza più motore e con uno dei tubolari che si starebbe sgonfiando. A bordo ci sarebbero ventiquattro minori e nessuno avrebbe i giubbotti di salvataggio.

Le Ong hanno avvisato della situazione sia le autorità maltesi che quelle italiane chiedendo un immediato intervento di soccorso.

Il gommone è stato individuato dal Moonbird, l’aereo di Sea Watch che ha anche avvistato un corpo senza vita “in acqua da diversi giorni”.

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