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Migranti, Sea Watch chiama la Corte Ue per i Diritti Umani

redazione

Migranti, Sea Watch chiama la Corte Ue per i Diritti Umani

lunedì 24 Giugno 2019 - 08:53
Migranti, Sea Watch chiama la Corte Ue per i Diritti Umani

Ultimatum della Corte a Salvini, risposte entro oggi. Durissima Emma Bonino, "Indifferenza generale di un intero Continente". Il ministro dell'Interno italiano aveva scritto ieri all'omologa Olandese. La portavoce dell'Unhcr, "braccio di ferro scandaloso"

La Corte Europea per i Diritti Umani di Strasburgo ha reso noto di aver ricevuto una richiesta di “misure provvisorie” da parte della Sea Watch 3 per chiedere all’Italia di consentire lo sbarco dei migranti.

La Corte ha rivolto una serie di domande sia alla Sea Watch 3 che al governo italiano.

Il Ministero dell’Interno, retto dal leader della Lega Nord Matteo Salvini, dovrà rispondere entro oggi.

La Corte in base ai suoi regolamenti può chiedere all’Italia di adottare quelle che vengono definite “misure urgenti” e che “servono a impedire serie e irrimediabili violazioni dei diritti umani”.

La richiesta della Ong è giunta dopo che, da dodici giorni, per effetto del cosiddetto Decreto Sicurezza, il secondo della serie, 42 migranti raccolti dalla Sea Watch 3 non vengono fatti sbarcare e lasciati al largo di Lampedusa.

“Questo è il tracciato percorso negli ultimi giorni dalla Sea Watch. Disegna il confine tra acque territoriali italiane e quelle internazionali. Lo stanno percorrendo forzosamente 42 persone che l’Europa, continente di 500 milioni di abitanti, non vuole. Quarantadue”.

Così in un tweet la ong tedesca ha mostrato il percorso della nave ai confini delle acque territoriali italiani a sud e ad est di Lampedusa.

E riferendosi alla situazione della Sea Watch 3, da dodici giorni in mare con il suo carico di dolore, Emma Bonino, nel corso dell’assemblea nazionale di +Europa ieri a Roma, ha detto: “Io non riesco ad assuefarmi al fatto che un intero Continente assista al ciondolare di un gruppo di profughi, disgraziati e naufraghi. E mentre questo avviene nell’indifferenza generale, forse potremmo andare tutti a dormire con il parroco sul sagrato della chiesa, perché questa è una vergogna dell’Europa oltre che dell’Italia”.

“E mentre questo avviene – ha aggiunto -, gli scafisti hanno già trovato un altro sistema, quello della barca madre con i barchini figli. E quatti quatti, senza scomodare né Salvini né Toninelli che hanno altro da fare, continuano a sbarcare”.

Infatti, con buona pace di Matteo Salvini, ieri a Lampedusa sono sbarcati tre tunisini di età compresa tra i 18 e i 25 anni, intercettati a terra dalle forze dell’ordine.

Citando poi le parole del capitano Gregorio De Falco, l’ex ministro degli Esteri ha aggiunto: “quello che non si riesce a capire è che queste persone in mare si chiamano naufraghi, diventano migranti o rifugiati una volta a terra. Ma in mare sono naufraghi e non solo per il diritto internazionale: qualunque pescatore, chiunque va per mare sa che intanto si salvano le persone e poi discutiamo”.

Il capo della Lega Nord e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha parlato invece di “ricatto morale” delle ong per forzare l’Italia a concedere lo sbarco.

Ma poiché la Sea Watch nave batte bandiera olandese “qualsiasi ulteriore peggioramento della situazione a bordo non potrà non ricadere nell’esclusiva responsabilità” dell’Olanda e del comandante.

La “questione morale”, insomma, dei morti nel Mediterraneo.

Così ha scritto alla sua omologa olandese Ankie Broekers-Knol chiedendole di intervenire.

Da bordo parlano di “situazione in serio deterioramento” auspicando una soluzione al più presto.

Carola Rackete, la giovane capitana, resta alle prese con un pesante dilemma: sbarcare a Lampedusa nonostante il divieto, con la conseguente punizione del decreto sicurezza bis (multe fino a 50milaeuro e sequestro), oppure restare al largo in attesa di una soluzione con il rischio però del precipitare della situazione a bordo.

Nella sua lettera alla ministra olandese, Salvini ricorda che, rifiutando di portare in Libia i migranti soccorsi, la comandante ha “autonomamente deciso di esporre le persone a bordo (donne, uomini e minori) ad una navigazione più lunga e pericolosa, con conseguenti inutili, maggiori rischi per la propria integrità psico-fisica”.

E, “pur avendo richiesto, sin dall’inizio, un porto di sbarco al proprio Paese di bandiera – a Voi – non ha, inspiegabilmente, ricevuto risposta”.

La lettera si chiude con un richiamo all’ “esclusiva responsabilità” dell’Olanda e del comandante e dell’equipaggio nel caso di peggioramento della situazione a bordo e con l’invito alla collega ad assumere “le necessarie, urgenti iniziative”.

La portavoce dell’Unhcr Carlotta Sami ha giustamente parlato di “braccio di ferro scandaloso e senza senso”, ricordando come “le persone sono in mare fra Libia e Italia anche senza ong. Malta ha appena concesso sbarco a un’imbarcazione” con 37 persone, che era stata segnalata da Alarm Phone.

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