Migranti, Mario Draghi, "Nessuno sarà lasciato solo in mare" - QdS

Migranti, Mario Draghi, “Nessuno sarà lasciato solo in mare”

redazione web

Migranti, Mario Draghi, “Nessuno sarà lasciato solo in mare”

giovedì 13 Maggio 2021 - 06:48

E chi non ha titolo a rimanere sarà rimpatriato. Finalmente chiarezza nelle politiche migratorie del Governo dopo anni di propaganda. Musumeci e Martello incontrano Lamorgese. Msf riprende i soccorsi

Dopo gli anni bui della propaganda, finalmente chiarezza nelle politiche migratorie del governo italiano: il presidente del Consiglio Mario Draghi ha dichiarato che il nostro Paese è “per il rispetto dei diritti umani” e che “nessuno sarà lasciato solo in acque italiane”. E questo nel rispetto di leggi e trattati internazionali, in ossequio ai quali “i migranti che non hanno titolo a rimanere” saranno rimpatriati.

E nella riunione degli ambasciatori Ue di ieri, il rappresentante italiano ha chiesto misure di reazione per le situazioni di urgenza.

La previsione del Sindaco di Lampedusa

Come denunciato nei giorni scorsi su Qds.it dal sindaco Totò Martello, il quale aveva pronosticato che a fine estate sarebbero state centocinquantamila le persone giunte a Lampedusa dall’altra sponda dell’Africa, secondo i servizi segreti italiani ci sarebbero settantacinquemila persone pronte a partire dalle coste del Nord Africa per raggiungere la Sicilia e in particolare la maggiore delle Pelagie.

Musumeci e Martello da Lamorgese

La notizia è stata sottolineata anche dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, che, con Martello, oggi incontra la ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, il quale si è detto molto preoccupato dalla previsione: “Tutto possiamo permetterci – ha detto il Governatore – tranne un’estate in cui i media nazionali e internazionali debbano occuparsi della Sicilia non per la bellezza e l’ospitalità dei nostri luoghi ma per l’arrivo in massa di quei migranti che restano le vittime principali di un sistema fondato sull’indifferenza e, qualche volta, su interessi inconfessabili”. E per sostenere questa battaglia conta sulla “forte credibilità” di Mario Draghi in ambito europeo.

“In questa Sicilia – ha ricordato il Presidente della Regione – che ha il 44% di tasso di povertà, si potrebbe vivere di turismo per dieci mesi all’anno, e invece corriamo il rischio di vanificare ogni speranza anche in questo 2021 dopo i problemi del 2020, quand’è scoppiata la pandemia”.

Musumeci, fermezza con l’Ue

Musumeci ha chiesto dunque “Un atto di fermezza nei confronti dell’Europa” da parte di un governo italiano che “non può fare più di quello che a parole ha fatto” se non “battere i pugni sul tavolo con un’Europa il cui cinismo “diventa complice dei mercanti della carne umana”. E si è rivolto al presidente del Parlamento europeo David Sassoli, che “è italiano e conosce meglio di chiunque altro la nostra realtà”.

Bocciato il blocco navale

Bocciando quel blocco navale presentato da alcune forze populiste come una panacea, Musumeci ha sottolineato che potrebbe funzionare “due o tre giorni al massimo, ma non reggere nel lungo periodo” e che l’unica soluzione è La Sicilia è “un accordo bilaterale tra l’Unione europea, da una parte, la Libia e la Tunisia, dall’altra, anche in cambio di denaro”.

La Sicilia, ha concluso, è “la porta d’Europa e come tale deve essere dotata di tutte strutture necessarie perché chi entra nel territorio Ue lo faccia seguendo le regole”.

Le minacce social a Martello

Ieri intanto sono proseguite, sui social, le minacce di morte a Totò Martello, giunte dopo che il sindaco di Lampedusa aveva espresso la sua opinione sul modo in cui Matteo Salvini, quand’era ministro dell’Interno, aveva “affrontato il tema degli sbarchi di migranti a Lampedusa”.

“Mi stanno arrivando – ha spiegato in un post su Fb Martello – soprattutto dopo che Salvini ha pubblicato un #Tweet nel quale prima mi attribuiva frasi che non ho mai detto e poi concludeva affermando che ‘non sto bene’. Non me la sono presa a livello personale, ma con quel Tweet non ha offeso solo il sindaco di Lampedusa, ha offeso tutti i lampedusani”.

la “fatwa mediatica” di Salvini

“Credo – continua il post – che Salvini avrebbe dovuto prevedere che le sue parole sarebbero state lette da qualcuno come una sorta di ‘fatwa mediatica’ nei miei confronti, e bravo com’è a maneggiare i social avrebbe dovuto sapere che si sarebbero scatenati i leoncini del web. Infatti è successo: messaggi di insulti, falsità, insinuazioni e minacce nei miei confronti anche sulla mia pagina Facebook”.

“Non li ho cancellati – ha concluso – perché sono un lampedusano, un pescatore abituato ad affrontare le intemperie e le minacce non mi fanno paura, non mi feriscono. Ma sto agendo per vie legali denunciando gli autori di quei messaggi. Chi offende un Sindaco, offende anche la sua comunità e questo, per l’amore che ho per Lampedusa e per la mia gente, non posso accettarlo”.

Msf annuncia ripresa soccorso in mare

Intanto Medici Senza Frontiere annuncia il rilancio delle proprie attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo per salvare le vite di migranti e rifugiati che tentano la traversata dalla Libia.

Msf opererà con una propria nave la Geo Barents per soccorrere persone in pericolo e fornire loro assistenza medica.

“Nel Mediterraneo centrale – ha detto la presidente di Msf Claudia Lodesani – si continua a morire, in un desolante vuoto di capacità di soccorso. Di fronte alle morti incessanti e alla colpevole inazione degli Stati, siamo obbligati a tornare in mare per portare soccorso, cure e umanità facendo la nostra parte per fermare queste tragedie”

Cinquecento morti nel 2021

Da inizio anno, sottolinea Msf, più di cinquecento uomini donne e bambini sono morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale. Il terribile naufragio del 22 aprile ha provocato almeno 130 morti, altri sono seguiti nelle settimane seguenti.

“Il nostro ritorno nel Mediterraneo, per il settimo anno consecutivo, è il risultato diretto delle sconsiderate politiche di non-assistenza da parte dell’Europa” ha concluso Lodesani, affermando che “Gli Stati membri devono garantire un meccanismo di ricerca e soccorso dedicato e proattivo, guidato dagli Stati, nel Mediterraneo centrale”.

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