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Migranti, Ong ne soccorre cento, Lampedusa scoppia

redazione

Migranti, Ong ne soccorre cento, Lampedusa scoppia

martedì 27 Agosto 2019 - 08:29
Migranti, Ong ne soccorre cento, Lampedusa scoppia

De Falco "Situazione insostenibile". Polemiche per un mezzo della Polizia bruciato. Salvini firma un inutile decreto per la nave della tedesca Lifeline, in cerca di un porto sicuro. E Mediterranea parla di "Ue connivente nei respingimenti"

Centouno migranti che si trovavano a bordo di un gommone sono stati soccorsi dalla nave battente bandiera olandese Eleonore, della Ong tedesca Lifeline, che ora dirige verso nord in cerca di un “porto sicuro”.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha firmato il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque italiane per la nave. Un provvedimento nel consueto spirito propagandistico che è già stato trasmesso ai ministri della Difesa e delle Infrastrutture e Trasporti.

Come si ricorderà, infatti, per la recente sentenza del Tar del Lazio, se non sarà firmato anche dai titolari dei due dicasteri, che non lo hanno fatto l’ultima volta, il provvedimento non avrà alcun valore.

Un’altra nave, la Mare Jonio di Mediterranea, è in navigazione da tre giorni e denuncia un’operazione di sabotaggio elettronico delle sue apparecchiature di bordo.

Tutto questo mentre la Commissione Europea è al lavoro per ripartire tra diversi Paesi i naufraghi della Open Arms fatti sbarcare dalla magistratura in Sicilia e il senatore De Falco, in visita a Lampedusa, chiede l’intervento del premier per risolvere la “insostenibile situazione” dell’hotspot, che ospita il doppio delle persone che potrebbe contenere.

“Il nostro capitano Claus-Peter Reisch e il suo equipaggio sono riusciti a salvare cento persone che si trovavano in emergenza al largo della costa libica”: ad annunciarlo, sul suo sito e via social, è stata ieri la stessa ong Lifeline, spiegando come il gommone stesse affondando per le camere d’aria rotte.

In questa fase, ha riferito sempre Lifeline, “una nave militare della cosiddetta Guardia costiera libica si è avvicinata a 50 metri, ignorando l’ordine di mantenere una distanza di sicurezza di cinquecento metri, così da disturbare il salvataggio. Le persone avevano molta paura di dover tornare in Libia”.

Ma “grazie alla determinazione del capitano Reisch, le milizie libiche hanno rinunciato. Siamo contenti”.

La nave – che già l’anno scorso è stata al centro di un duro braccio di ferro con l’Italia, dopo aver soccorso 234 persone, alla fine sbarcate a Malta – ha quindi fatto rotta vero nord in attesa dell’indicazione di un “porto sicuro”.
Ancora nessun intervento invece per la nave Mare Jonio, della ong Mediterranea, che è in navigazione da tre giorni e che ieri ha rivelato di essere vittima di una “intensa (e non meglio identificata) attività militare di ‘jamming’, cioè di deliberata interferenza sui segnali Gnss e Gps”, in seguito alla quale le apparecchiature di bordo non ricevono alcun messaggio”, compresi gli Sos, “e gli strumenti di navigazione sono mandati in tilt”.

Mediterranea ha denunciato anche come la zona Sar a Est di Tripoli, sia teatro di “ripetute catture di profughi di guerra da parte della cosiddetta guardia costiera libica, coadiuvata negli interventi di intercettazione da assetti aerei militari di Paesi dell’Unione europea”.

“In un clima di silenzio e di connivenza da parte degli Stati dell’Ue – ha aggiunto la Ong – sembra sia diventata prassi ordinaria un crimine gravissimo: respingere centinaia di persone verso un porto non sicuro in un Paese dove rischiano la vita e trattamenti inumani e degradanti”.

Intanto è in rada davanti al porto di Pozzallo la nave militare spagnola Audaz, che dovrà prelevare una parte degli immigrati sbarcati qualche giorno fa, su provvedimento della procura di Agrigento, dalla Open Arms.

“La Commissione Europea – fanno sapere fonti del Viminale – è al lavoro per pianificare la redistribuzione fra i paesi europei che avevano espresso la propria disponibilità (l’ipotesi è che la Francia ne prenda 40, la Germania 40, la Spagna 15, il Portogallo 10, il Lussemburgo 2).

Le proposte dei singoli Stati sono al vaglio della Commissione, che comunicherà nelle prossime ore modalità e tempi per il trasferimento degli immigrati, attualmente ospitati nei centri di prima accoglienza della Sicilia”.

A cominciare da Lampedusa, dove si è recato ieri il senatore Gregorio De Falco che, “su invito del Forum Lampedusa Solidale”, ha visitato l’hotspot di Contrada Imbriacola, dove, “così come più volte denunciato dal sindaco Salvatore Martello, la situazione è assolutamente insostenibile”.

“All’interno – ha sottolineato De Falco – 182 persone (tra cui 7 donne e 21 minori) sono costrette da giorni e giorni a vivere in condizioni degradanti, in spazi destinati a un massimo di 96 persone. Alcune di loro sono giunte sull’isola il 10 agosto scorso. L’ente gestore non è in grado di far fronte ai bisogni primari di questi individui: non ci sono i kit completi per l’igiene per tutti i presenti, i telefoni pubblici non funzionano. I pasti vengono consumati all’aperto perché mancano zone destinate alla mensa e alla socialità, mentre cani randagi e malati si aggirano all’interno del centro”.

De Falco ha sottolineato inoltre che i cittadini tunisini, migranti economici, “vivono una situazione di forte ansia perché perfettamente consapevoli del rischio di essere rimpatriati e ciò provoca nervosismo e tensione che aumentano con il prolungarsi della loro permanenza sull’isola”.

“Non si può chiedere a quest’isola che vive di turismo – ha detto ancora il senatore – di farsi carico proprio in questo periodo di errori e responsabilità del nostro governo che ha letteralmente abbandonato Lampedusa e cancellato i suoi bisogni dall’agenda politica”.

“Chiedo – ha concluso De Falco – al presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno di provvedere immediatamente con qualsiasi mezzo al trasferimento di tutti i migranti”.

La giornata di oggi è stata invece segnata dalle polemiche per l’incendio di un mezzo delle forze dell’Ordine.

“La notte scorsa – ha detto il sindaco Totò Martello – un furgone della Polizia, parcheggiato in strada, ha preso fuoco. Inoltre la macchina per rilevare le impronte digitali all’interno del centro d’accoglienza è guasta. Siamo abbandonati a noi stessi e temo che questa sia una scelta ben precisa, così si crea il caos e poi si scarica la colpa su di noi”.

La questore di Agrigento, Rosa Maria Iraci, ha smentito Martello: “Nessun caos sull’isola, si è trattato di un incendio accidentale causato da un cortocircuito”.

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