Migranti, Salvini a processo, le conseguenze, politiche e non - QdS

Migranti, Salvini a processo, le conseguenze, politiche e non

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Migranti, Salvini a processo, le conseguenze, politiche e non

domenica 18 Aprile 2021 - 06:29

Barcellona chiede un risarcimento. Le reazioni di Ong e Comuni, la difesa della destra e la soddisfazione della sinistra. Come "l'effetto Draghi" ha smorzato le polemiche tra i partiti di governo

“Ci auguriamo che questo processo chiarisca quanto è accaduto e che sia l’occasione di giudicare la condotta europea in tema di immigrazione e riflettere sulla necessità di proteggere i diritti fondamentali delle persone, al di là della loro provenienza”.

La nota di Emergency ha posto l’accento su una delle principali conseguenze che avrà il processo per sequestro di persona e rifiuto d’ufficio che prenderà il via a Palermo il prossimo 15 settembre con alla sbarra, come imputato, il capo della Lega Matteo Salvini.

Ma ci saranno anche altre conseguenze, alcune dirette per l’esponente politico, come quella anticipata ieri a tarda sera dal Comune spagnolo di Barcellona che chiederà un risarcimento a Matteo Salvini per “i danni patrimoniali causati dal blocco della nave con il conseguente aumento dei costi e la rallentamento della missione e delle attività oggetto di finanziamento comunale” dell’ong catalana.

Non solo: la Giunta chiederà anche il risarcimento “per danni all’immagine di Barcellona dovuti alle varie false accuse rivolte da Salvini alla città durante il blocco dell’Open Arms”.

Niente ripercussioni sul Governo

Il rinvio a giudizio di Salvini non dovrebbe avere ripercussioni sul Governo. E, a questo proposito, quello che potrebbe essere definito “Effetto Draghi” ha prodotto l’assenza di commenti da parte dei partiti “di sinistra” della maggioranza. E questo nonostante il trenta luglio scorso, M5s, Pd, Iv, Leu e Autonomie – ossia tutti gli attuali alleati di governo, salvo Lega Forza Italia – in Senato avevano votato a favore della richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini.

Chi di felpa ferisce…

L’unico commento del Pd non è venuto dopo il rinvio a giudizio di Salvini, ma, paradossalmente, prima. Il quindici aprile, infatti, il segretario dem Enrico Letta, su twitter, aveva scritto “È venuto a trovarmi Oscar Camps, il fondatore di Open Arms. Bello scambio di idee”.
E aveva pubblicato una sua foto con il rappresentante della ong catalana. In cui, in “stile Salvini” protremmo dire, indossava una felpa della Open Arms.
Il capo della Lega ha riferito il giorno dopo di aver ricevuto delle scuse da Letta, ma ieri, a Palermo, prima della decisione del Gup, aveva dichiarato: “Letta si è messo la felpa degli stranieri io non ho tempo per questo. Mi occupo di riaperture e di vaccini”.
Chi di felpa ferisce… ci sarebbe da commentare.

La difesa della destra

Da destra, invece, difesa a oltranza del capo della Lega, con la riproposta della contrapposizione magistratura-politica dei tempi d’oro berlusconiani. Ed ecco dunque, nella Lega, Roberto Calderoli affermare “i giudici non valutino scelte politiche”, Candiani affermare “puzza di spallata giudiziaria”, Samonà, “Salvini a giudizio per aver difeso l’Italia”, Gava ha affermato che con Salvini sono “gli italiani onesti” e persino l’ex sottosegretario Armando Siri – che fu condannato nel 2014 per bancarotta fraudolenta e sul quale pende una richiesta di rinvio a giudizio per corruzione – si è speso, affermando che “Salvini ha seguito mandato elettorale”.
Ancor più a destra, in casa Fratelli d’Italia, la leader Giorgia Meloni parla di “scelta scioccante” e offre la solidarietà del suo partito a Salvini, mentre Lucaselli tuona, “a processo la difesa dei confini”.
Ma la difesa più strenua viene da Forza Italia, da Tajani – che dev’essersi perso qualcosa – a chiedersi “perché solo Salvini rinviato a giudizio?”, a Occhiuto che apre la serie di “contro Salvini ‘metodo Berlusconi'” proseguita da Ronzulli (“un altro processo politico”), Aimi (“persecuzione a chi si oppone alle sinistre”) e Battilocchio (“no all’uso dei tribunali per fini politici”.
Sulla stessa linea Lupi (Nci), che parla di “precedente gravissimo per istituzioni” e De Poli (Udc), che afferma “scelte politiche fuori dalle aule dei tribunali”.

Soddisfazione da sinistra e Ong

Da sinistra, da registrare gli interventi del coordinatore nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, che ha pubblicamente chiesto a Salvini di non fare la vittima e di Erasmo Palazzotto di LeU (l’unico esponente della maggioranza che sostiene il Governo a parlare”, che ha commentato come con il rinvio a giudizio di Salvini sia stata “archiviata una stagione di disumanità”.
Poi ci sono state le dichiarazioni di due sindaci: quello di Palermo Leoluca Orlando (“tutti siamo soggetti alla legge e la legge deve rispettare i diritti umani senza discriminazioni e privilegi”) e quello di Napoli Luigi De Magistris (“Loro sequestravano e mettevano a rischio la vita di esseri umani disperati, noi a Napoli davamo rifugio ad Open Arms. Restiamo umani”).
Soddisfazione anche da parte delle Ong “felici per tutte le persone salvate in mare” e di associazioni come Legambiente, il cui presidente, Zanna, ha sottolineato la “sconfitta dell’arroganza di Salvini”.
“C’è un giudice a Palermo” ha chiosato, in una nota, Mediterranea.

Salvini “fa il missionario”

Se il M5s non parla, lo fa invece l’avvocato dell’ex ministro Danilo Toninelli, Ivano Iai, che ha preannunciato “iniziative legali a tutela del Senatore e nell’interesse preminente della verità e della correttezza dell’informazione”.

Per Iai, Toninelli, “è stato ancora una volta chiamato indebitamente in causa” … “attraverso una reiterata mistificazione” delle dichiarazioni rese dal senatore nell’udienza di Catania e refluite su Palermo.

“Scomparsi tuoni e fulmini”

“I tuoni e i fulmini del senatore Salvini contro l’approdo delle navi di migranti nei porti italiani – ha concluso – sono improvvisamente scomparsi nel processo per fare spazio a un ben più utile programma difensivo nel quale lo stesso senatore Salvini si è miracolosamente trasformato in un missionario caritatevole e umano pronto ad accogliere e accudire gli stranieri, ossia le medesime persone che tempo prima, quand’era ministro dell’interno, non esitò a definire pubblicamente, in aperto contrasto con le posizioni del Governo Conte, clandestini e malfattori da respingere alle frontiere”.

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