Migranti: Salvini fa il duro, l'Onu lo bacchetta - QdS

Migranti: Salvini fa il duro, l’Onu lo bacchetta

redazione

Migranti: Salvini fa il duro, l’Onu lo bacchetta

domenica 19 Maggio 2019 - 00:03
Migranti: Salvini fa il duro, l’Onu lo bacchetta

Per l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite le politiche migratorie del Viminale violano i diritti umani e chiede al governo un Interim. Il capo della Lega insiste: "Finche sono ministro porti chiusi"

Stavolta non sono dei studenti delle medie di Palermo, ma è l’Alto Commissariato per i Diritti umani delle Nazioni Unite
a puntare l’indice contro le politiche migratorie del capo della Lega Nord e ministro dell’Interno Matteo Salvini.

“Violano i diritti umani” è la sintesi della lettera fiume in cui si giunge a chiedere al governo di assumere “misure ad interim” per “fermare le violazioni”.

Come dire, sostituite il responsabile del Viminale. Che infatti ieri – dopo la sfida della Sea Watch che ha deciso di violare “per motivi umanitari” il divieto di oltrepassare il limite delle acque territoriali fermandosi a poche centinaia di metri da Lampedusa – ha affermato: “Finché io sono ministro dell’Interno, quella nave in un porto italiano non entra”.

Poi l’attacco frontale dell’Onu anche al decreto sicurezza bis che lunedì Salvini avrebbe voluto portare in Consiglio dei ministri.
Il testo, scrive il capo delle Special procedures dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani Beatriz Balbin in una lettera indirizzata al ministro degli Esteri Moavero tramite l’ambasciatore all’Onu, “è potenzialmente in grado di compromettere i diritti umani dei migranti, inclusi i richiedenti asilo e le vittime o potenziali vittime di detenzione arbitraria, tortura, traffico di esseri umani e altre gravi violazioni dei diritti umani”.

La decisione di forzare la mano il comandante della Sea Watch 3 Arturo Centore era stata presa ieri di prima mattina dopo un consulto con l’equipaggio e con i medici a bordo.

La decisione del Viminale di autorizzare venerdì lo sbarco dei soggetti più vulnerabili, le famiglie con i bambini (17 persone di cui 7 minori) e una donna con ustioni gravi, aveva infatti gettato nella disperazione i 47 rimasti a bordo.

“Sono in una condizione psicologica negativa – aveva raccontato Karol, una delle volontarie del team medico – si sentono privi di valore, come se a nessuno importasse di loro. Sono stati privati dei loro diritti”.

Una situazione che, assieme “al mal di mare e all’assenza di speranza e prospettive, sta rendendo le persone davvero vulnerabili”.

“Alcuni – ha aggiunto Karol – dicono di volersi auto infliggere delle ferite o addirittura suicidare. Dal punto di vista medico la situazione non è affatto buona, stiamo mantenendo un equilibrio molto fragile e precario”.

La nave, come detto, non è però entrata in porto: la Guardia Costiera ha ribadito il divieto d’attracco e ha assegnato un punto di fonda a mezzo miglio a sud dell’isola.

E lì rimarrà, secondo Salvini. A meno che…

“La Sea Watch – ha detto ieri sera Salvini – ha disubbidito alle indicazioni di Capitaneria di Porto e Guardia di Finanza. Non può uno Stato farsi dettare le regole dai complici dei trafficanti di esseri umani. Se riaprissimo i porti, come vogliono in Parlamento e spero non al governo, ricomincerebbero a morire i migranti”.

Un messaggio diretto soprattutto ai cinquestelle e al premier nella quotidiana guerra dialettica tra gli alleati di governo e che poco dopo fonti del Viminale rilanciano con parole diverse: “se qualcuno non è d’accordo” al divieto di sbarco, “si prenda la responsabilità pubblica di dirlo e di autorizzarlo”.

E se chiamasse il premier Conte?

“Non vedo perché – ha concluso Salvini – dovremmo aiutare degli scafisti, mi auguro che nessuno di dica cosa fare anche perché se qualcuno mi chiama per farli sbarcare io dico no”.

E anche oggi il capo della Lega Nord, nel suo perenne tour elettorale, non ha perso occasione per sfruttare la vicenda migranti e durante un comizio a Sassuolo, in Emilia, ha detto: “Sono due giorni che la nave Sea Watch 3 mi dice ‘ministro fammi entrare’. Mi ha scritto l’Europa, il giudice, l’Onu, che stiamo violando i diritti umani, mi ha scritto un cardinale qua e un cardinale là. A tutti ho dato la stessa educata risposta: con il mio permesso non sbarca nessuno”.

Intanto Mediterranea Saving Human, riferendosi alla lettera dell’Onu, sottolinea che la condanna dell’organismo internazionale è legata al fatto che i provvedimenti “rappresentano un altro tentativo politico di criminalizzare le operazioni di ricerca e salvataggio svolte in tutti questi anni dalle organizzazioni della società civile nel Mediterraneo oltre a intensificare ulteriormente il clima di ostilità e xenofobia nei confronti dei migranti”.

Per le Nazioni Unite, insomma, secondo Mediterranea, il governo italiano sta violando i diritti umani e “c’è un’unica strada percorribile per confermare le ragioni del diritto e dell’umanità: revocare le direttive del Viminale, rispettare le convenzioni internazionali. La solidarietà non può essere un reato”.

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