Migranti: Sea Watch, il Pm di Agrigento convalida il sequestro, furia di Salvini per lo sbarco in diretta, scontro con il M5s. Oggi il Cdm - QdS

Migranti: Sea Watch, il Pm di Agrigento convalida il sequestro, furia di Salvini per lo sbarco in diretta, scontro con il M5s. Oggi il Cdm

redazione

Migranti: Sea Watch, il Pm di Agrigento convalida il sequestro, furia di Salvini per lo sbarco in diretta, scontro con il M5s. Oggi il Cdm

lunedì 20 Maggio 2019 - 09:14
Migranti: Sea Watch, il Pm di Agrigento convalida il sequestro, furia di Salvini per lo sbarco in diretta, scontro con il M5s. Oggi il Cdm

L'Onu aveva accusato il ministro dell'Interno sulle politiche migratorie arrivando a parlare di "Interim" e già ieri sera il capo della Lega Nord, davanti alle immagini di naufraghi della Sea Watch ha dovuto prendere atto che non può decidere su tutto. Così ha attaccato gli alleati di governo e ha chiuso con una frase sibillina sull'Esercito. Di Maio gli ha risposto, seccamente, "Impari prima le leggi dello Stato". In Consiglio dei ministri il decreto sicurezza bis bocciato dall'Onu

Lo sbarco dei migranti in diretta tv in prima serata, con “il ministro dei porti chiusi” in collegamento: è una sorta di “nemesi” televisiva quella che, ieri in tarda serata, Matteo Salvini affronta mentre è ospite del programma “Non è L’Arena”, su La7.

Si è trattato dell’epilogo di una giornata tutta segnata dal caso Sea Watch, con il titolare del Viminale che, quasi ogni ora, ribadiva che nessuno sbarco dei naufraghi, nonostante le condizioni umanitarie disastrose, sarebbe stato autorizzato.

Ecco perché, quando gli sono state mostrante in diretta le immagini dei primi trasbordi dei 47 migranti, Salvini, letteralmente, si è infuriato.

“Se qualche ministro – ha detto – ha dato l’autorizzazione a sbarcare gli immigrati, se qualcuno vuole aprire i porti e aiutare gli scafisti ne risponderà davanti agli italiani”.

Lo sblocco
della situazione

In realtà a sbloccare la situazione è stata l’ultima comunicazione del comandante della nave Sea Watch Arturo Centore a Guardia Costiera e Guardia di Finanza: se entro le 21 non avesse ottenuto l’autorizzazione allo sbarco, avrebbe tolto l’ancora e sarebbe entrato in porto.

“I naufraghi – ha spiegato la portavoce di Sea Watch Giorgia Linardi – hanno chiesto di indossare i giubbetti salvagente e hanno detto di volersi buttare in acqua per disperazione. Le condizioni a bordo sono peggiorate a livello di stress e tensione e il comandante ha dovuto tenerne conto”.

A quel punto si è preferito intervenire e i finanzieri sono saliti a bordo della nave, per un’attività di polizia giudiziaria d’iniziativa finalizzata al sequestro.

L’intervento della Gdf sarebbe stato fatto d’intesa con i pm per “tenere fuori” il ministero e aggirare il divieto di Salvini di far scendere i migranti.

La sfuriata di Salvini
in diretta televisiva

Sullo schermo, intanto, scorrevano in diretta le immagini dei gommoni della Capitaneria di porto che trasportavano i migranti a Lampedusa.

“C’e’ una nave sotto sequestro – ha urlato Salvini, visibilmente alterato – e spero venga tratto in arresto l’equipaggio di questa nave. Potevano rimanere sulla nave gli immigrati irregolari. Per il ministro degli Interni i porti devono rimanere chiusi”.

Il capo leghista si è spinto fino a lanciare accuse scomposte: “Qui o è stato il procuratore Patronaggio o Toninelli” ha detto.
Ma, immediatamente, è arrivata la precisazione delle fonti di governo M5S: “nessun ministro del Movimento ha aperto i porti”, è stato spiegato sottolineando come lo sbarco sia l’effetto del sequestro della Sea Watch deciso del procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio.

Di Maio a Salvini,
“Studi le leggi”

Quando poi Salvini ha abbandonato il collegamento televisivo, è stato il responsabile dei Trasporti, Danilo Toninelli, ad attaccarlo frontalmente: “Se ha qualcosa da dirmi, me la dica in faccia e non parli a sproposito: è evidente che l’epilogo della vicenda è legato al sequestro della nave da parte della magistratura, non serve un esperto per capirlo. Magari il ministro dell’Interno si informi prima di parlare”.

A dare, senza mezzi termini, dell’ignorante a Salvini è stato anche il vicepremier e capo politico grillino Luigi Di Maio: “Si studi le leggi dello Stato che lui rappresenta: la nave è stata sequestrata dalla magistratura e, quando c’è un sequestro, si fanno sbarcare obbligatoriamente le persone a bordo”.

Salvini parla
di esercito

E quasi a mezzanotte il capo della Lega nord ha concluso la giornata con una diretta Facebook contenente un’affermazione sibillina e inquietante: “Le donne e gli uomini dell’esercito ultimamente mi sembrano un po’ tralasciati. Vedo qualche polemica nei confronti di chi invece dovrebbe avere il nostro massimo rispetto”.

Il decreto sicurezza bis
bocciato dall’Onu nel Cdm di oggi

Oggi è un giorno clou per la tenuta del governo. Già ieri, dopo lo smacco della Sea Watch, fonti del Viminale hanno “confermato l’urgenza di approvare il decreto sicurezza bis già nel Cdm di domani, per rafforzare gli strumenti del governo per combattere i trafficanti di uomini e chi fa affari con loro”.

Va ricordato che proprio il decreto di sicurezza bis è stato sonoramente bocciato dall’Alto commissariato per i diritti umani dell’Onu che in una lettera al ministro degli Esteri aveva criticato le sue direttive anti-migranti e chiesto di non approvarlo.

L’Onu ha chiesto inoltre di ritirare le direttive sui migranti emesse dal Viminale a partire da marzo scorso, che vanno ad incidere “seriamente” sui diritti umani e rappresentano un “altro tentativo politico di criminalizzare le operazioni di ricerca e salvataggio” delle Ong, “intensificano ulteriormente il clima di ostilità e xenofobia” nei confronti dei migranti.

L’Onu, “Profondamente preoccupati
dalle direttive del ministro”

“Siamo profondamente preoccupati per l’approccio adottato dal ministro dell’interno attraverso queste direttive” conclude l’Onu nella lettera sottolineando che i provvedimenti “non si basano e non sono stati confermati da alcuna decisione dell’autorità giudiziaria competente”.

In particolare sono le ultime due direttive ad essere richiamate nella lettera: quella del 15 aprile con al centro la Mare Jonio, la nave di Mediterranea Saving Human, e quella del 15 maggio emanata subito dopo il salvataggio effettuato da Sea Watch 3 al largo della Libia di 65 migranti. In quella emessa 4 giorni fa il Viminale ribadiva che “un’eventuale transito della nave Sea Watch 3 nell’aerea marittima di competenza italiana, in violazione delle disposizioni in materia di immigrazione, si configurerebbe necessariamente quale passaggio ‘non inoffensivo'” con conseguente “pregiudizio al buon ordine e alla sicurezza dello Stato”.

Le direttive
incriminate

Per questi motivi il Viminale chiedeva alle autorità di polizia, alla Marina e alla Guardia Costiera, di attuare “ogni possibile forma di diffida ed intimazione di divieto d’ingresso e transito nelle acque territoriali agli interessati, in caso di un eventuale avvicinamento dell’imbarcazione in acque di responsabilità italiana”. La direttiva del 15 aprile era invece ‘dedicata’ alla Mare Jonio e il Viminale chiedeva di “vigilare affinché il comandante e la proprietà della Mare Jonio si attengano alle vigenti normative nazionali ed internazionali in materia di coordinamento delle attività di soccorso in mare”; “rispettino le prerogative di coordinamento delle autorità straniere”; “non reiterino condotte in contrasto con la vigente normativa nazionale ed internazionale in materia di soccorso in mare”.

Entrambe le direttive fanno riferimento alla prima emessa dal ministero, il 18 marzo e richiamata anch’essa nel documento dell’Onu: chi soccorre “migranti irregolari” in acque non di responsabilità italiana, senza che Roma abbia coordinato l’intervento e poi entra in acque territoriali italiane, dice quel provvedimento, lede “il buon ordine e la sicurezza dello Stato”. Per questo l’input alle forze di polizia è di attenersi “scrupolosamente” alla direttiva per prevenire, “anche a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica dello Stato italiano, l’ingresso illegale di immigrati sul territorio nazionale”.

Salvini, “testimonio fede
e salvo migranti”

E questa mattina il capo della Lega ha ripreso con le dichiarazioni: “Io testimonio la mia fede – ha detto – salvando vite umane (i morti in mare, come gli sbarchi, sono calati del 90%) e combattendo gli schiavisti e i trafficanti di esseri umani, accogliendo chi ha davvero bisogno ma facendo rispettare regole e confini. Felice del sostegno da parte di tante donne e uomini di Chiesa, lavoro per riportare anche l’Europa sulla via della difesa delle sue radici giudaico-cristiane, negate e dimenticate dai burocrati di Bruxelles servi degli interessi della finanza e dei poteri forti”.

Peccato che i dati delle organizzazioni umanitarie dicono tutt’altro, a cominciare dal fatto che i morti nel Mediterraneo in questa parte del 2019 siano già oltre tremila.

Indagato il capitano
Caso analogo alla Mare Jonio

E stamattina la Procura di Agrigento ha iscritto sul registro degli indagati, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, il comandante della nave Sea Watch 3: Arturo Centore.

Il provvedimento è stato notificato dalla Guardia di finanza nel momento del sequestro probatorio della nave della Ong.

Centore, che ha nominato come difensori gli avvocati Leonardo Marino e Alessandro Gamberini, è il primo indagato dell’inchiesta che era stata aperta, in un primo momento, contro ignoti.

Il procuratore Luigi Patronaggio, già ieri sera, aveva annunciato che “si valuteranno le responsabilità della Ong”.

Sull’isola, giunti venerdì per coordinare le indagini sul precedente caso della Mare Jonio, sono ancora presenti il procuratore aggiunto Salvatore Vella e il pubblico ministero Alessandra Russo.

L’analogo caso della Mare Jonio si è risolto nei giorni scorsi con un’archiviazione che ha portato al dissequestro della nave, partita proprio ieri da Lampedusa


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