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Migranti, tratta di nigeriane, blitz della Polizia di Catania

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Migranti, tratta di nigeriane, blitz della Polizia di Catania

venerdì 12 Giugno 2020 - 07:29

Dieci arresti nell'operazione "Terra promessa" coordinata dalla Procura distrettuale. Le indagini avviate dopo lo sbarco della nave Acquarius a Catania del sette aprile di due anni fa. Le ragazze erano "macchine"

Una “macchina” in arrivo, da spostare, da avviare alla strada.

Ma in quelle telefonate non si parlava di automobili, bensì ma di giovanissime donne nigeriane, alcune persino minorenni, da fare arrivare con l’inganno di un lavoro in Italia, la “Terra promessa” per il loro futuro.

In realtà le ragazze venivano avviate alla prostituzione.

Così, con cinismo, diventavano “macchine” per l’organizzazione internazionale, composta perlopiù da nigeriani, che gestiva una vasta tratta servendosi di contatti con il Nord dell’Africa e anche di connection-man in Libia.

A far luce sulla struttura criminale, giungendo all’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per quindici indagati – dieci dei quali arrestati tra la Sicilia, Novara, Verona e Mondovì (Cuneo) – sono state le indagini della Squadra mobile della Questura di Catania coordinate dalla locale Procura distrettuale.

Gli arrestati sono tutti nigeriani: sei donne e quattro uomini.

Si tratta di Osazee Obaswon, di 33 anni, James Arasomwan, di 32, e Macom Benson, di 29, catturati a Messina; Tessy William, di 29 anni, ed Evelyn Oghogho, di 26, arrestate a Novara; Faith Ekairia, di 39 anni, Joy Nosa, di 42, e Nelson Ogbeiwi, di 36, arrestate a Verona; Belinda John, di quaranta, arrestata a Caltanissetta, e Rita Aiwuyoi, di 48, arrestata a Mondovì (Cuneo).

L’operazione “Promise land”, terra promessa, appunto, ha portato anche al sequestrato carte di credito e postepay che hanno movimentato, nel periodo delle indagini, un milione e duecentomila euro.

L’inchiesta è stata avviata dopo le dichiarazioni rese alla polizia da una delle giovanissime nigeriane sbarcata nel porto del capoluogo etneo dalla nave Acquarius, dell’Ong Sos Mediterannée, il sette aprile del 2017 assieme ad altri 433 migranti.

Giuly, nome di fantasia, ha raccontato la sua storia e quella di almeno altre 14 giovanissime nigeriane ingannate nel loro Paese d’origine da reclutatori con la promessa di un lavoro in Italia.

Il passaggio successivo era quello dell’indicazione dello stregone che officiava il rito Ju-Ju o Woodoo con la minaccia alla giovane di non denunciare, di non fuggire e di pagare il debito d’ingaggio di ben venticinquemila euro.

La giovane ha poi ha ricostruito la fase del trasferimento in Italia dalla Libia, la detenzione in una “connection house” prima di essere imbarcata su un natante di fortuna.

Infine, era stata soccorsa in mare dalla nave della Ong insieme agli altri migranti e condotta a Catania.

Qui era stata presa in consegna dai terminali italiani e avviata alla prostituzione.

L’organizzazione aveva un sistema di pagamento insolito: i soldi non erano versati ai trafficanti, ma, con canali non ufficiali, allo stregone, che poi li girava all’organizzazione.

Questo sistema aveva un duplice effetto sulle vittime: uno psicologico, perché teneva le giovani e familiari in soggezione, e permetteva di lasciare i soldi in Nigeria, dove erano investisti in immobili o girati ai “connection men” libici per il pagamento di nuovi viaggi.

Per nuove vittime della tratta.

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