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‘Ndrangheta, confiscati beni per 8 milioni a noto imprenditore colluso

redazione

‘Ndrangheta, confiscati beni per 8 milioni a noto imprenditore colluso

sabato 23 Maggio 2020 - 00:00
‘Ndrangheta, confiscati beni per 8 milioni a noto imprenditore colluso

Operazione condotta da GdF sotto il coordinamento della Procura di Reggio Calabria. Aveva stretto rapporto consolidato con le cosche Iamonte e Piromalli

REGGIO CALABRIA – La Guardia di Finanza del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, sotto il coordinamento della Dda della Procura di Reggio Calabria, hanno confiscato il patrimonio riconducibile all’imprenditore P. A., detto Daniele, 50 anni, sottoposto alla misura di prevenzione personale della Sorveglianza Speciale di P.S. con obbligo di soggiorno, ritenuto colluso con la ‘ndrangheta, in particolare con le cosche degli “Iamonte” di Melito Porto Salvo e dei “Piromalli” di Gioia Tauro.
La confisca riguarda il compendio aziendale di diverse imprese, quote societarie, immobili, autoveicoli e rapporti finanziari, il tutto stimato in circa 8 milioni di euro e dislocato in tutta Italia.

Dalle indagini della GdF è infatti emerso che l’imprenditore era, da tempo, in affari con la ‘ndrangheta, avendo avviato e accresciuto le proprie attività grazie alla contiguità funzionale e agli appoggi delle predette cosche, egemoni nelle rispettive aree. Uno stretto rapporto consolidato da anni che ha sostenuto l’ascesa dell’imprenditore e, nel contempo, ha favorito gli interessi dei sodalizi mafiosi, rafforzandone le capacità operative e di controllo del territorio.

Le investigazioni sono partite dalle risultanze dell’operazione di polizia “Ada”, conclusasi con l’esecuzione, nel corso del 2013, di provvedimenti cautelari e personali nei confronti di numerosi affiliati alla cosca Iamonte per il reato, tra gli altri, di associazione di tipo mafioso.

L’attività condotta dalla Finanza, corroborata dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, ha anche consentito di appurare come l’imprenditore non solo conoscesse da tempo i vertici della cosca “Piromalli”, ma li frequentasse e si rapportasse con loro; ciò attraverso un rapporto duraturo e sinallagmatico tale da produrre mutua collaborazione e reciproci vantaggi, aventi ad oggetto i comuni interessi da realizzarsi sia sul territorio calabrese che in diverse parti del territorio nazionale (Emilia Romagna, Lazio e Lombardia).

In relazione agli esiti degli accertamenti effettuati, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Dda, con due diversi provvedimenti risalenti al 2018 ed al 2019 aveva disposto la misura cautelare del sequestro sul patrimonio illecitamente accumulato dall’imprenditore.

Al riguardo, le indagini a carattere economico/patrimoniale delegate dalla Dda hanno consentito di delineare il profilo di pericolosità sociale qualificata del proposto ed accertare la sproporzione esistente tra il profilo reddituale e quello patrimoniale dell’imprenditore e del suo nucleo familiare, che nella gestione dei propri affari si sono avvalsi anche di prestanome.

In questa vicenda è stata determinante la ricostruzione dei flussi finanziari, agevolata dal supporto informativo contenuto in alcune segnalazioni di operazioni sospette pervenute al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria per fini di prevenzione antiriciclaggio. Lo sviluppo analitico di tali preziose informazioni ha costituito, come sovente accade in indagini analoghe, un imprescindibile strumento di supporto utile ad orientare le investigazioni ed aggredire i patrimoni di provenienza illecita.

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