'Ndrangheta stragista e mafia, ergastolo Graviano e Filippone. Il pm, sentenza storica - QdS

‘Ndrangheta stragista e mafia, ergastolo Graviano e Filippone. Il pm, sentenza storica

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‘Ndrangheta stragista e mafia, ergastolo Graviano e Filippone. Il pm, sentenza storica

sabato 25 Luglio 2020 - 06:46

Una “sentenza storica” che sancisce in sede giudiziaria che l’attacco allo Stato dei primi anni ’90 non fu portato solo da Cosa nostra di Totò Riina ma che alla strategia della tensione partecipò anche la ‘ndrangheta.

Ad emetterla sono stati i giudici della Corte d’assiste di Reggio Calabria che hanno condannato all’ergastolo il boss del mandamento mafioso palermitano di Brancaccio Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, ritenuto espressione della cosca Piromalli di Gioia Tauro.

Una sentenza giunta dopo tre giorni di camera di consiglio e definita “storica” da colui che, con pazienza certosina, l’istruttoria l’ha costruita coordinando il lavoro della Polizia di Stato, il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria Giuseppe Lombardo. Graviano e Filippone sono stati condannati perché ritenuti i mandanti dell’agguato compiuto nei pressi dello svincolo di Scilla dell’autostrada A3 Salerno-Reggio calabria il 18 gennaio 1994.

Agguato nel quale persero la vita i carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo. Ma anche per altri due attentati compiuti ad altrettante pattuglie dell’Arma portati a termine nel periodo a cavallo tra il 1993 ed il 1994. Tutte azioni che, secondo la Dda reggina, rientravano in quella strategia stragista decisa dai corleonesi di Totò Riina contro lo Stato. Per il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, l’inchiesta “‘ndrangheta stragista” è servita a “ricostruire una delle vicende più oscure della storia giudiziaria del nostro Paese.

Finalmente si capisce come la morte di quei poveri militari, così come il ferimento degli altri carabinieri nel ’93 e nel ’94, non è stato un imprevisto o un caso ma apparteneva a un disegno più ampio e vedeva coinvolte la ‘ndrangheta reggina unitamente a Cosa nostra siciliana. La ‘ndrangheta non è mai stata considerata per quello che realmente è. Il processo dimostra che il livello è questo”.

“Abbiamo raccolto gli elementi disponibili, li abbiamo messi insieme e abbiamo portato all’attenzione della Corte una ricostruzione a cui abbiamo fortemente creduto e oggi è arrivato un risultato importantissimo e siamo contenti di questo”, il commento di Lombardo. Che però non crede che la storia sia finita qua.

“Speriamo – ha aggiunto – che possa essere l’inizio di un percorso di costruzione che vada oltre quello che è stato fatto finora. Penso che sia arrivato il momento di raccontare fino in fondo qual è stato il ruolo della ‘ndrangheta. Andrà letta la sentenza. Ci saranno approfondimenti da fare”.

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