“No” alla sfiducia, Senato salva Bonafede e Conte 2 - QdS

“No” alla sfiducia, Senato salva Bonafede e Conte 2

Gabriele DAmico

“No” alla sfiducia, Senato salva Bonafede e Conte 2

giovedì 21 Maggio 2020 - 00:00

Ieri l’Aula del Senato ha respinto entrambe le mozioni di sfiducia. Decisivo il voto del partito di Matteo Renzi: “Rispetto il Premier”

ROMA – Pericolo scampato per l’esecutivo di Conte. Dopo una lunga giornata di scontro politico a Palazzo Madama, infatti, l’Aula del Senato ha respinto entrambe le mozioni di sfiducia (una di +Europa e l’altra della coalizione di centrodestra) nei confronti del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.

“Sono soddisfatto – ha dichiarato Bonafede -. Torno al lavoro, con onestà e trasparenza. C’è molto da fare. Quello che conta nella vita non sono le parole ma i fatti. Io – ha precisato – ho sottoposto al Parlamento quello che ho fatto” e dal dibattito in Aula “sono emersi spunti importanti”. Adesso in cima alle priorità del Guardasigilli “c’è la durata del processo civile e penale. In Consiglio dei ministri le riforme sono state approvate, ora il passaggio in Parlamento”.

Il buon risultato portato a casa dal Conte 2 è di certo dovuto al dietro-front abbastanza prevedibile di Matteo Renzi, il quale, nei giorni scorsi, aveva manifestato il sostegno alla mozione di +Europa. “Non voteremo (le mozioni di sfiducia, ndr) – ha fatto sapere il leader di Italia Viva durante il dibattito che ha preceduto la votazione – per motivi politici: in primis per quanto detto dal presidente del Consiglio dei ministri, il quale ha detto con chiarezza che se vi fosse stato un voto contrario all’operato del ministro da parte della maggioranza egli ne avrebbe tratto le conseguenze, quando parla il premier si rispetta istituzionalmente e si ascolta politicamente”.

Nonostante questa manifestazione di rispetto nei confronti di Conte, che probabilmente maschera la volontà di Renzi di mantenere salda la sua poltrona e quelle dei suoi, dal leader di Iv arriva un monito per Bonafede: “Faccia il ministro della giustizia e non il ministro dei giustizialisti e vedrà che ci avrà al suo fianco”. Insomma, Matteo Renzi ieri ha lanciato un segnale forte. Un segnale che rende evidente come questo esecutivo stia in piedi grazie ad una maggioranza risicata. Tuttavia, dopo questo “no”, molto probabilmente Italia Viva otterrà più rappresentanza in Parlamento attraverso il rinnovo delle presidenze delle commissioni permanenti previsto a metà legislatura.

Dall’opposizione arrivano commenti molto duri sul risultato della votazione, che spingono verso le dimissioni del Guardasigilli. A partire da quello di Matteo Salvini. “Sicuramente il voto di Renzi oggi (ieri, ndr) non è stato gratis. Ma quando c’è di mezzo la vita degli italiani non penso a squallidi calcoli politici. “Se escono di galera 500 mafiosi – ha detto il leader della Lega – ci sono rivolte nelle carceri con morti e feriti… in un Paese normale un ministro come Bonafede si dimette. Non mi interessano i calcoli politici alla Renzi, se una cosa è giusta la faccio”.

A fare eco al capitano del carroccio è Giorgia Meloni. “Alfonso Bonafede nel gennaio del 2016 affermava che le dimissioni andavano date anche in caso di semplici sospetti. Cosa aspetta allora ad andare a casa?”. Da parte della leader di Fratelli d’Italia arrivano anche gli attacchi a Renzi. “Dopo il lungo colloquio di ieri – commenta la Meloni – tra Conte e Maria Elena Boschi per trattare chissà quale altra poltrona Renzi ha annunciato che difenderà il ministro Bonafede votando contro la nostra mozione di sfiducia. Che sorpresa”.

Delusione per la mancata sfiducia a Bonafede è stata espressa dalla prima firmataria di una delle due mozioni presentate, Emma Bonino. “Ministro, non dica più che in Italia non ci sono innocenti in carcere. Non lo dica più, per rispetto alle famiglie che ne sono coinvolte da episodi di ingiusta detenzione e che devono sopportare costi sociali ed economici. Il ministro – ha aggiunto – ha confermato la sua linea politica, sulle prescrizione, sulle intercettazioni. Una politica che non corrisponde alla nostra visione dello Stato. Bonafede – ha concluso – cambi passo, perché una giustizia più giusta serve al paese, ai cittadini e alla ripresa economica”.

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